L’accademia norvegese ha annunciato che a vincere il premio Nobel per la pace è The World Food Programme. “In tempo di pandemia, il World Food Program ha dimostrato un’impressionante capacità di moltiplicare gli sforzi”, afferma la motivazione del Comitato per il Nobel.

LE MOTIVAZIONI DEL NOBEL PER LA PACE AL WORLD FOOD PROGRAMME

Il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato così il fatto che la scelta sia ricaduta sul Wfp: “per i suoi sforzi per combattere la fame, per il suo contributo al miglioramento delle condizioni per la pace in aree colpite da conflitti e per il suo agire come forza trainante per evitare l’uso della fame come arma di guerra e di conflitto”.

IL PREMIO NOBEL COME MESSAGGIO

“Sono meno sicuro (di chi vincerà) quest’anno di quanto non lo sia stato da molto tempo”, ha confessato alla Cnn Dan Smith, direttore dello Stockholm International Peace Research Institute. “Penso che molto spesso vogliano inviare un messaggio con il premio – ha spiegato -. Soprattutto, devono cercare di dare un messaggio di speranza e convinzione che le cose possano andare meglio”. Gli esperti concordano che i giudici dell’edizione del Premio Nobel per la Pace 2020 sono consapevoli che mai come quest’anno il riconoscimento è importante (tutti i dettagli).

LE IPOTESI PIÙ ACCREDITATE

Le ipotesi più accreditate montano attorno alla giovane attivista svedese Greta Thunberg e al movimento Fridays for Future, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità ma anche un possibile riconoscimento alla libertà di stampa. Si contano quest’anno 318 candidati per la categoria che non ha mancato di riservare sorprese nella storia del premio assegnato dall’istituto norvegese. Di questi 211 sono individui e 107 organizzazioni. Una lista lunga, la cui composizione non è però nota. “Ci sono buone ragioni perché il premio guardi alla libertà di informazione”, ha detto all’Afp Sverre Lodgaard, ricercatrice presso l’Istituto norvegese per gli affari internazionali (Nupi). Tanto più che dall’inizio dell’assegnazione dei premi, nel 1901, non vi è stato mai un riconoscimento alla libertà di stampa. Quindi si pensa per esempio ad organizzazioni come Reporters sans frontières (Rsf) o il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj).

LA CANDIDATURA DI DONALD TRUMP

Erano i primi di settembre quando Christian Tybring-Gjedde, norvegese, 57 anni, membro del partito di ultra-destra Framstegspartie, capo delegazione all’Assemblea parlamentare della Nato, si è ritrovato da un giorno all’altro sulle tv di mezzo mondo. Perché, esercitando un diritto che spetta da regolamento ai parlamentari norvegesi, ha trasformato una storia di fantapolitica in realtà. Trump, il presidente di ferro che picchia duro sull’immigrazione e mal sopporta le organizzazioni internazionali, è ufficialmente in lizza per il Nobel.

“Pronto? Sì, finisco un’altra intervista e ci sono. Dieci minuti”, aveva detto in una conversazione con Formiche.net. “Non penso che lo vincerà. È l’esatto contrario del profilo ideale per i media e l’intellighenzia di sinistra, che preferirebbero un’Ong che salva rifugiati o un attivista per il clima”, confida il deputato a Formiche.net. “Poco importa. Se solo guardassero ai fatti, capirebbero che lo merita lui più di tanti altri”. Cioè? “L’accordo fra Israele ed Emirati Arabi uniti, un passo storico, senza precedenti, cui spero vorranno aderire altri Paesi arabi della regione” (leggi l’intervista completa).

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