Il ministro in audizione al Senato illustra i contorni della manovra in vista del Consiglio dei ministri lunedì. Grazie all'Europa l'Italia porterà gli investimenti fino al 4% del Pil, circa 80 miliardi. Ora rimane da sciogliere il nodo fisco, con il ministro che punta forte sul modello tedesco

Ottanta miliardi, euro più, euro meno. Tanto investirà nei prossimi anni l’Italia sulla spinta dei 209 miliardi ricevuti dall’Europa per mezzo del Recovery Fund. Nessuna alchimia, ma solo un calcolo, fatto dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e ribadito in audizione al Senato. La prima manovra a prova di Covid è vicina. Lunedì il Consiglio dei ministri farà un primo esame della finanziaria, ora che i saldi di finanzia pubblica sono stati definiti nella Nota di Aggiornamento al Def. Il documento ufficialmente ancora manca, verrà diffuso lunedì prossimo, ma la rotta è tracciata.

L’IMPENNATA DEGLI INVESTIMENTI

La novità emersa oggi è la cifra che, almeno sulla carta, il governo destinerà alla spesa in conto capitale, quella che per intendersi finanzia gli investimenti: fino al 4% del Pil, circa 80 miliardi. “Grazie alle risorse del Recovery Fund nella Nota di aggiornamento al Def, abbiamo visto che raddoppiamo gli investimenti per alcuni anni fino a quasi il 4% del Pil”, ha spiegato Gualtieri in occasione del suo intervento al Festival delle città. Concetto poi ribadito in audizione a Palazzo Madama.

Chiarita la cifra, occorre lavorare sulla qualità degli investimenti che verranno fatti. Vietato mettere soldi in progetti “frammentati” o non in linea con gli obiettivi o “con rilevante rischio di realizzazione: è necessario evitare la frammentazione in progetti isolati e non coerenti fra di loro, non collocati all’interno di strategie intersettoriali e che non sfruttino le economie di scala e di scopo necessari ad un impatto significativo sugli obiettivi prefissati”.

L’IMPATTO SUL PIL

Oltre alla spinta sugli investimenti grazie al Recovery Fund, il titolare di Via XX Settembre ha fornito un altro dato sensibile: e cioè il minimo di crescita garantita del Pil per i prossimi anni. “Le simulazioni mostrano che con i fondi del Recovery Fund il trend di crescita permanente del Pil aumenterà tra 0,2% e lo 0,5% l’anno a seconda dell’efficienza della spesa aggiuntiva. E a questo si aggiungerà l’effetto delle riforme”, ha chiarito Gualtieri. In altre parole, quest’anno l’Italia farà -9%, il prossimo anno +6% di cui lo 0,5% o più direttamente imputabile agli investimenti da Recovery Fund. Nel complesso dunque, unite le due voci, “le stime di crescita programmatica, che facciamo in modo sempre prudente, indicano per l’anno prossimo una crescita del Pil del 6% invece del 5,7% tendenziale”.

IL REBUS FISCO

L’altra partita in corso è quella sul fisco. Gualtieri vorrebbe a tutti i costi inserire in manovra una riforma fiscale ispirata al sistema tedesco. “L’intervento sul fisco prevederà la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, la revisione complessiva della tassazione per una maggiore equità, la lotta all’evasione, la revisione degli incentivi ambientalmente dannosi, il sostegno alle famiglie e alla genitorialità, la partecipazione al mercato del lavoro”, ha indicato in estrema sintesi il ministro.

Il cuore della riforma sostenuta dall’ex europarlamentare dem è però l’assetto già in uso in Germania. E cioè aliquote a seconda degli scaglioni di reddito il che vuol dire far salire il valore dell’aliquota (e quindi le tasse da pagare) proporzionalmente all’aumentare dei redditi, livellando così possibili disparità tra chi, guadagnando pochi euro sotto la soglia di uno scaglione, si troverebbe a pagare molto meno di chi si dovesse trovare appena oltre quella soglia.

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