Una delle principali milizie sciite irachene propone una tregua agli Usa, a patto che escano dall'Iraq. Offerta poco ricevibile da Washington, ma le organizzazioni amiche dei Pasdaran stanno prendendo tempo in vista delle elezioni Usa che, con un prossimo presidente, potrebbero cambiare postura nei confronti di Teheran

La Kataib Hezbollah ha offerto una tregua agli attacchi contro le forze militari americane in Iraq a patto che il governo di Baghdad costruisca un piano per estromettere gli Stati Uniti dal Paese. Offerta certamente irricevibile per Washington – cedere a un gruppo politico-militare che viene considerato un’organizzazione terroristica – che racconta come attualmente sul suolo iracheno si dipani la partita tra Usa e Iran.

Da mesi questi gruppi come la Kataib Hezbollah (cugina della più famosa e di successo milizia libanese) hanno attaccato obiettivi americani. Sotto i Katyusha sono finite basi militari – quelle con cui gli statunitensi combattono tuttora i baghdadisti, e contemporaneamente tengono un piede su un Paese cruciale del Medio Oriente. Ma anche l’ambasciata nella capitale.

A fine settembre il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, aveva lanciato un’ultimatum a Baghdad: se il governo iracheno non fosse intervenuto per fermare queste milizie – di cui gli hezbollah iracheni sono una rappresentanza – Pompeo avrebbe fatto chiudere l’avamposto diplomatico nella capitale. Significava l’interruzione dei rapporti formali Usa-Iraq, minaccia sonora per il governo al-Khadimi che sa di dover dipendere dagli americani sia per i finanziamenti diretti sia per la sicurezza interna.

Pompeo parlava pensando all’Iran, a cui i gruppi politico-militari iracheni sono collegati a più giri. Ora questi propongono una forma di tregua che per gli Stati Uniti sarà difficile da accettare tout court – perché gli Usa non possono sottostare alla calendarizzazione sui tempi di un’uscita che deve essere una scelta voluta e non forzata. La mossa delle fazioni irachene è dunque tattica. Un modo per prendere tempo, potrebbe sembrare.

Sul dossier pesa la data del 3 novembre, l’elezione presidenziale statunitense infatti potrebbe portarsi dietro una postura diversa su Teheran; tant’è che nella proposta della milizia c’è la richiesta al Parlamento iracheno di votare la risoluzione sull’espulsione americana a gennaio 2021 (periodo del nuovo insediamento). D’altronde erano circolate voci sulla richiesta dei Pasdaran ai propri clienti di prendere un profilo più basso, e la proposta di una tregua potrebbe essere la concretizzazione di questi rumors. Certamente una volontà su cui anche l’Iraq, collegato altrettanto con l’Iran, ha detto la sua.

Nella mossa tattica però potrebbero rientrare anche un’altra serie di rumors: quelli riguardanti una killing list che i militari e l’intelligence americana aveva redatto su obiettivi senior delle milizie contro cui far scattare la rappresaglia. C’è un precedente di massimo livello, l’uccisione nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, del generale iraniano Qassem Souleimani, che della strategia delle milizie (vettore con cui costruire influenza nella regione) è stato ideatore e gestore. In quell’occasione fu ucciso anche il leader della Kataib Hezbollah.

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