Mentre riparte anche il campo pozzi di Sharara e cresce la produzione di petrolio (e gli introiti nel Paese), l'Unsmil annuncia che ricominceranno i negoziati intra-libici benedetti dall'Onu. La fase di stabilizzazione continua, pur con difficoltà

La National Oil Corporation (Noc, la compagnia petrolifera della Libia) ha annunciato la revoca dello stato di forza maggiore, a partire da oggi, anche nel giacimento di Sharara, in seguito a un accordo onorario con le Guardie petrolifere. Sharara è uno dei campi pozzi più grossi della Tripolitania, non lontano a El Feel, gestito dall’italiana Eni. La notizia segue gli sviluppi dell’accordo per la riapertura delle produzioni petrolifere raggiunto qualche settimana fa dal vicepremier libico, Ahmed Maiteeg, a Sochi. Un’intesa mediata, sotto la supervisione di Russia e Turchia, con uno dei figli di Khalifa Haftar – il signore della guerra della Cirenaica che aveva occupato i pozzi nell’ambito dell’offensiva contro il governo onusiano Gna di Tripoli (offensiva poi obliterata dall’intervento turco al fianco del Gna).

Il petrolio è un elemento fondamentale per la stabilizzazione – visto che i proventi potrebbero garantire maggiori introiti da poter ridistribuire sui due lati del paese. Il blocco imposto da Haftar ammonterebbe a 180 miliardi dollari persi dalla Libia, secondo una stima diffusa dal il governatore della Banca centrale libica con sede a Tripoli, Sadiq al Kabir, partendo dal 2013 a oggi (periodo in cui la Libia ha perso quasi tutta la sua capacità produttiva giornaliera a causa di interruzioni dovute dalle varie ondate di conflitto che ha interessato la nazione). Nel frattempo, sempre oggi la rappresentante speciale facente funzioni del Segretario generale delle Nazioni Unite e capo della missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), Stephanie Williams, ha dichiarato in un comunicato di essere lieta di annunciare la ripresa dei colloqui intra-libici inclusivi.

Il primo degli incontri – che causa Covid avranno anche sessioni online – si svolge oggi al Cairo, tra rappresentanti delle delegazioni della Camera dei rappresentanti e dell’Alto consiglio di Stato su questioni costituzionali. Le due entità parlamentari sono espressioni rispettivamente delle istanze dell’Est e dell’Ovest: nelle ultime settimana sono state vicine a un’intesa per proseguire sulla strada dell’intesa politica, se non fosse che Emirati Arabi e Russia (e in parte l’Egitto) hanno temuto che un futuro accordo potesse aprire troppi spazi alla Fratellanza musulmana – l’organizzazione panaraba che quei paesi associano al terrorismo e di cui invece fanno parte alcuni esponenti tripolini. La fase di stabilizzazione continua, nonostante le difficoltà – per esempio ieri era circolata la notizia, diffusa dal ministro della Difesa libico (molto vicino alla Turchia), che le forze di Haftar fossero pronte a lanciare un attacco e rompere la tregua.

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