Cinque Stelle e Lega votano insieme a Bruxelles contro una risoluzione del Parlamento Ue a favore del Mes. Così rinasce l’asse sovranista e scricchiola (di nuovo) il Conte bis

Certi amori non finiscono. Il Mes riunisce Lega e Cinque Stelle a Bruxelles. Entrambe le delegazioni all’Europarlamento hanno bocciato con un sonoro no una risoluzione sulle politiche economiche dell’Eurozona per il 2020 che prevedeva il ricorso al Fondo Salva Stati per sostenere la Sanità durante la crisi del Covid-19.

Un’ora dopo il post su Facebook dell’ex capo politico Luigi Di Maio, che socchiudeva all’uso dei fondi Mes spiegando che “il confronto è il sale della democrazia”, il gruppo di eurodeputati in Ue cala il sipario resuscitando per un momento la vecchia intesa gialloverde.

“La nostra posizione sul #Mes non è cambiata. L’Italia non ne ha bisogno: sta già sostenendo la sanità con altri 4 miliardi di investimenti – chiosa lapidario l’eurogrillino Piernicola Piedicini all’Huffpost – andiamo avanti con il Pepp della Bce, i trasferimenti a fondo perduto del Recovery Fund”.

L’articolo viene rilanciato su Twitter dal leghista Claudio Borghi, tra i più euroscettici e da sempre cantore dell’asse Lega-M5S. Con il voto sull’emendamento del Carroccio quell’asse si ricompone fra i banchi di Bruxelles proprio mentre da più parti, anche al loro interno, si cercava una mediazione, o almeno di temporeggiare.

L’intervento di Di Maio era suonato come una chiusura non definitiva al fondo Salva-Stati, che in sostanza gettava la palla al di là degli Stati generali del Movimento a novembre. Anche a Via Bellerio non tutti sono per le barricate contro quei 36 miliardi di euro da spendere subito nella Sanità. Non è passata inosservata, ad esempio, la fredda reazione del governatore del Veneto Luca Zaia all’editto anti-Mes di Giuseppe Conte durante la conferenza stampa sul Dpcm.

Ancora una volta, è in Ue che l’alleanza rossogialla scricchiola. Gli eurodeputati del Pd hanno infatti votato compatti contro l’emendamento leghista, e a favore della risoluzione espressione del loro gruppo, firmata dal relatore Joachim Schuster, eurodeputato tedesco di S&D.

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