Incontro Serraj-Conte sul solco della fase negoziale in corso per stabilizzare la Libia. Ecco come tra i vari dialoghi in corso assume sempre maggiore centralità quello economico (legato al petrolio) dove il vicepremier Maiteeg ha un ruolo centrale

“Buone notizie notizia per i libici. Oggi è stato raggiunto un accordo storico. Questo risultato segna una svolta importante verso il raggiungimento della pace e della stabilità”, annuncia la pagina Facebook della missione Onu in Libia, guidata temporaneamente dalla diplomatica statunitense, Stephanie Williams. I rappresentanti delle due regioni in guerra hanno consolidato il cessate il fuoco, firmando un accordo a Ginevra. Il momento è positivo come mai finora negli ultimi cinque anni, sebbene delicato.

Nel tardo pomeriggio di ieri il premier italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato a Palazzo Chigi l’omologo libico, Fayez al Serraj. Il capo del Consiglio presidenziale e dell’esecutivo onusiano Gna è arrivato a Roma da dimissionario, ma a Tripoli tutti sanno che l’uscita di scena è ancora lontana. Serraj ha già annunciato che non lascerà senza un percorso chiaro, che dovrebbe uscire dal processo di stabilizzazione in corso.

Un tracciato composto da varie tipologie di incontri che l’Italia ritiene proficuo: spiegano fonti in via confidenziale che lo spacchettamento dei dossier – da quelli economici connessi anche al riavvio delle produzioni petrolifere, a quelli più tecnico-istituzionali, e poi i colloqui tra compagini armate e quelli tra gruppi politici – permette maggiore focus e minori punti di tensione. Raggiungere accordi singoli permetterà di arrivare a un quadro generale più facilmente? Possibile, sebbene permangono situazioni irrisolte – per questo i libici e diversi osservatori internazionali mantengono un certo livello di scetticismo.

All’incontro di ieri hanno partecipato anche i rispettivi ministri degli Esteri, con l’italiano Luigi Di Maio che è ormai assiduo frequentatore della Libia e dei dossier connessi. Il governo italiano spiega che i due leader hanno “esaminato il quadro delle relazioni bilaterali, con specifico riguardo per la collaborazione economica, migratoria e securitaria”, quest’ultima affrontata già nello specifico mercoledì, quando a Roma era presenta Fathi Bashaga, ministro dell’Interno libico ospitato dall’omologa italiana Luciana Lamorgese.

Il governo italiano assicura “il più ampio sostegno alla prosecuzione della road map” negoziale in corso, che si compone di contatti consistenti – tutti sponsorizzati dall’Onu – tra le due anime del paese. Per il processo intra-libico i compiti sono chiari. Da un lato, la Tripolitania deve marginalizzare le posizioni più radicali (quelle islamiste riconducibili alla Fratellanza), dall’altro la Cirenaica deve alleggerire sulla linea dura e chiusa nei confronti dell’altra regione. Su tutto pesano le intenzioni del capo miliziano ribelle dell’Est, Khalifa Haftar, che dopo aver cercato di prendere Tripoli con le armi ed essere stato sconfitto dal Gna grazie all’intervento turco, ora è in una fase di fermo apparente.

Il rischio è che sia lui che i suoi sponsor, su tutti gli Emirati Arabi, non abbiano abbandonato l’idea militare e stiano sfruttando la situazione di calma per procedere a un nuovo riarmo pensando a una riscossa militare. Informazioni incoraggianti però arrivano dal lato economico del colloquio: ieri per esempio, il vicepresidente del Consiglio di presidenza libico, Ahmed Maiteeq, ha rivelato l’esistenza di un coordinamento con l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar per avere un bilancio unitario in Libia. Si tratta di un follow up importante di un processo che lo stesso Maiteeg ha avviato attraverso un’intesa raggiunta a Sochi (sotto egida di Russia, pro-Haftar, e Turchia, pro-Gna) sulla riapertura delle produzioni petrolifere.

L’unificazione del budget è, per dirla con il vicepremier, “la spina dorsale dell’accordo con l’Esercito nazionale libico sulle percentuali delle entrate petrolifere”. Maiteeg ha parlato in un comunicato di questo lavoro tecnico e politico per ricollegare la spesa pubblica di Tripolitania e Cirenaica, dove si trova un’amministrazione locale che non ha riconoscimento internazionale.

Sugli sviluppi dell’accordo petrolifero con il Comando generale dell’Lna, riporta Agenzia Nova, Maiteeg ha dichiarato che la produzione di petrolio della Libia ha raggiunto 500 mila barili al giorno questa settimana e aumenterà tra i 550 e i 560 mila barili al giorno entro la fine di questo ottobre, per poi arrivare a un milione di barili al giorno entro la fine di quest’anno.

Come ha sottolineato il ministro Di Maio su queste colonne, la riapertura dei pozzi è considerato il principale vettore di stabilità, perché dovrebbe permettere al paese di ottenere i proventi per sostenere quel budget, portando a redistribuzioni delle entrate (e della spesa collegata) tra Est e Ovest. I pozzi erano stati bloccati per mesi da Haftar, che li aveva occupati a gennaio mentre a Berlino era in corso una conferenza per il dialogo libico. È evidente come la stabilizzazione anche economica della Libia rappresenti un interesse nazionale per l’Italia.

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