Il futuro presidente ha vinto, ma senza un Congresso a trazione democratica sarà difficile apportare tutti quei profondi cambiamenti annunciati in campagna elettorale. A cominciare dall’innalzamento delle tasse per le grandi corporations. In compenso, ci sarà sintonia coi mercati

Joe Biden ha vinto, ma non stravinto. E alla fine la Blue wave, l’ondata democratica destinata a travolgere gli Stati Uniti, non ci sarà. Con ogni probabilità nei prossimi quattro anni, l’economia americana dovrà convivere con una presidenza democratica a fronte di un Congresso diviso: il Senato in mano repubblicana e la Camera saldamente controllata dai democratici. Un puzzle che avrà essenzialmente due effetti sulla politica economica di Joe Biden, futuro presidente che per il momento sembra godere del credito dei mercati globali.

Politica che, giova ricordarlo, parte da un principio: la re-distribuzione del reddito e del carico fiscale, attaccando quei grandi patrimoni e fatturati che Donald Trump aveva invece alleggerito notevolmente. E dunque, primo, sarà pressoché impossibile per Biden mantenere tutte le promesse di politica economica. Secondo, questo piace molto a Wall Street, che per tradizione teme cambi di status-quo troppo repentini. L’assetto di governo in via di definizione è perfetto per i grandi investitori americani: quello di un Congresso diviso, in cui ogni riforma proposta volta a cambiare l’attuale situazione avrà poche probabilità di essere approvata in toto. Due certezze su cui si sono focalizzati gli analisti di Generali.

ADDIO ALLA TRUMPNOMICS

Prima però occorre fare un premessa e tornare a tre anni fa. Ovvero quando Donald Trump nel 2017 aveva abbassato le tasse sui profitti delle corporation statunitensi, portandole dal 35 al 21%. Cosa che ora Biden vuole ribaltare, riportando l’aliquota massima al 28%, con un recupero per le casse americane calcolato su base decennale di oltre 500 miliardi di dollari, a fronte di un’operazione che può avere una gittata di 4 mila miliardi di dollari.

Più prudente la politica di Biden sulle tasse individuali dei ricchi, per non rischiare fughe di capitali. Qui l’idea è riportare l’aliquota marginale per chi guadagna più di 400mila dollari dall’attuale 37% al 39,6%, come prima della riforma Trump. E di raddoppiare l’imposta sui capital gain al 39,6% per redditi al di sopra di 1 milione di dollari.

LA (MEZZA) BIDEN ECONOMY

Fin qui le intenzioni. Ma davvero Joe Biden riuscirà a fare tutto questo, ad andare fino in fondo? Con ogni probabilità, no. E qui, viene il primo effetto di un congresso bi-colore, spiegano gli esperti del Leone in un report. Biden “si è assicurato la maggioranza di 279 Grandi Elettori durante lo scorso fine settimana. Supponendo che non sia fermato da sentenze, diventerà il prossimo presidente. Tuttavia, i Democratici non sono riusciti ad ottenere la maggioranza al Senato”, è la premessa degli analisti.

E dunque, “anche se sussiste ancora una limitata probabilità di ottenere la maggioranza in caso di vittoria di due possibili turni di ballottaggio in Georgia, il risultato attuale implica che una grande spinta fiscale sostenuta da un’ondata blu è diventata improbabile”. Di più: “l’agenda economica di Biden non sarà pienamente realizzabile”. In altre parole, quella rivoluzione fiscale a base di tasse targata Biden non arriverà, o se arriverà sarà in misura molto più smorzata. E anche le speranze verdi, altro caposaldo della Biden economy, potranno subire ridimensionamenti a causa del Senato repubblicano.

L’OCCHIO DEI MERCATI 

Da Generali poi si focalizzano su un altro aspetto, il rapporto tra la nuova presidenza e i mercati, americani e globali. Qui le previsioni sembrano essere positive, anche perché come detto un Congresso diviso gioca a favore di chi investe. Risulta “probabile che il calo iniziale dei rendimenti (dei titoli americani, i Treasuries, ndr) rimanga temporaneo. Alla fine, la curva dei rendimenti dovrebbe tornare a crescere data l’offerta positiva di titoli nel 2021, anche al netto degli acquisti della Fed. A questo si aggiungerà lo stabilizzarsi della crescita e il lento aumento dell’inflazione. Di conseguenza, lo spread di rendimento tra Treasuries e Bunds dovrebbe ampliarsi di nuovo. L’aumento limitato dei rendimenti crea un contesto positivo per le azioni: poiché ci attendiamo che il Senato eviterà cambiamenti sostanziali nella regolamentazione e nella fiscalità, i settori energetico e tecnologico in particolare ne trarranno beneficio”.

Una cosa è certa. La vittoria di Biden getta un’ombra sull’industria petrolifera americana vista la volontà di Biden di limitare in parte i sussidi alle imprese che operano il fracking, la fratturazione idraulica: si frantuma la roccia usando fluidi saturi di sostanze chimiche e iniettati nel sottosuolo ad alta pressione.

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