All’inaugurazione della decima edizione del Master in Intelligence dell’Università della Calabria diretto dal prof. Mario Caligiuri segnali di intesa fra il direttore del Dis Vecchione e il presidente del Copasir Volpi. Dal 5G alle banche, dalla Difesa all’energia, ecco perché bisogna creare un’ecosistema dell’intelligence

Pace fatta. Ancora un segnale di distensione fra Copasir e l’intelligence italiana. Le incomprensioni emerse due settimane fa sul caso dell’Istituto italiano di cybersicurezza (Iic), inserito e poi rimosso all’ultimo dalla bozza di bilancio dopo un duro confronto fra il Pd e il premier Giuseppe Conte, sono ormai acqua passata. Così pare almeno a sentire due protagonisti della vicenda, il presidente leghista del Copasir Raffaele Volpi e il direttore generale del Dis Gennaro Vecchione, appena rinnovato per due anni ai vertici degli 007 italiani.

L’occasione per una pubblica dimostrazione di intesa è giunta durante un convegno per inaugurare la decima edizione del Master di II livello in Intelligence dell’Università della Calabria diretto dal professor Mario Caligiuri e inaugurato allora su input del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

“Il presidente Volpi segue con attenzione e puntualità i temi dell’intelligence, non mancando di sollecitare approfondimenti e valutazioni su dossier strategici come il golden power, il 5G o l’area Ecofin”, ha esordito Vecchione. “Con lui c’è assoluta assonanza nell’attività e un contatto continuo, nonché il rispetto assoluto delle competenze parlamentari del comitato, che viene tempestivamente informato come prevede la legge, la nostra disponibilità è continua”. “Faccio gli auguri al prefetto Vecchione per la conferma, so che farà un buon lavoro – gli ha fatto eco Volpi, che ha convocato di recente a Palazzo San Macuto il generale (della Guardia di Finanza) proprio per un chiarimento definitivo sull’iter dell’Iic. Poi una nota di colore: “Di solito abbiamo la prima telefonata per le sette e trenta del mattino, con la globalizzazione non esistono più fusi orari”.

Nessun accenno all’istituto cyber che, forse, si riaffaccerà nel maxiemendamento, ma il tema della necessità di un ecosistema dell’intelligence, cui il direttore di Repubblica Maurizio Molinari ha dedicato un editoriale in prima pagina questa domenica, è ben presente in entrambi gli interventi.

In ossequio alla strategia dell’apertura all’esterno avviata con la riforma del comparto nel 2007 (l. 124), ha spiegato Vecchione, l’intelligence italiana ha oggi il dovere di lavorare fianco a fianco alle imprese e al mondo della ricerca. Alle prime è dedicato il programma Asset del Dis, un roadshow dell’agenzia attraverso le piccole e medie realtà imprenditoriali del Paese per aumentare la consapevolezza dei rischi. Quanto alla ricerca, in Italia sono ormai nate diverse occasioni di collaborazione fra intelligence e università. Il master dell’Università della Calabria resta la più consolidata. “Caligiuri è uno dei massimi esperti dell’intelligence italiana e internazionale – ha detto Vecchione – lo ringrazio per aver creduto nel valore scientifico di questa materia”.

Il motto è uno, “più consapevolezza, più sicurezza”, ha proseguito il numero uno del Dis, ricordando, fra le altre cose, la nascita dell’Intelligence College Europe (Ice) a Zagabria lo scorso febbraio, un istituto che riunisce le agenzie di intelligence di 23 Paesi europei per uno scambio di esperienze e best practice. Un altro caso di connubio ben riuscito fra intelligence e ricerca è quello del Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, ha sottolineato Vecchione, ovvero il sistema di controlli dell’equipaggiamento cyber in via di costruzione sotto la supervisione del vicedirettore del Dis Roberto Baldoni.

Se l’intelligence può e deve chiamare in causa lo sforzo della ricerca e del settore privato, ha spiegato Volpi, è anche per superare “il pensiero timido”, ovvero “scegliere se essere solo difensori dell’interesse nazionale o a volte passare a una proattività. Ricordo che c’è un nostro Paese vicino e alleato che ha una direzione per la guerra economica. E quando si fanno guerre economiche anche gli alleati diventano competitor”.

Una guerra, ha detto Volpi, che trascende i confini della finanza e tocca da vicino settori come energia, infrastrutture, difesa, che non a caso saranno oggetto di una prossima indagine del Copasir. “Lo stesso vale per le infrastrutture portuali, su cui abbiamo chiesto a Vecchione una prima analisi”, ha rivelato il presidente del comitato.

È nell’accademia, e nell’incontro quotidiano fra autorità e mondo della ricerca, che si sdogana l’immagine stereotipata e un po’ stantia dei Servizi “segreti”, ha spiegato Caligiuri con una lunga panoramica storica della disciplina. Già nel 1955 il padre americano degli Intelligence Studies Sherman Kent scriveva della necessità di farne una materia di studio, “una questione della massima importanza”. “L’inaugurazione del master è una data importante per la disciplina in Italia. Da leggenda nera, potere invisibile, Stato nello Stato, l’intelligence è diventata un sapere per tutti”. E soprattutto lo studio dell’intelligence rimette l’uomo al centro. “Nel Mossad israeliano, gli hacker sono laureati in filosofia. L’intelligence serve a difendere l’umanità, a coltivarla”.

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