F-35, basi militari 5G, sottomarini d’attacco e sistemi satellitari di monitoraggio missilistico. Ecco cosa prevede il bill da 696 miliardi del Senato americano (repubblicano) per il Pentagono, proposta che ora dovrà passare per i negoziati con la House (democratica). Si prevedono scintille

Il Senato repubblicano risponde alla Camera democratica prevedendo più fondi per la Difesa degli Stati Uniti nel 2021. Il complesso iter al Congresso sull’assegnazione del budget al Pentagono si intreccia con la transizione tra Joe Biden e Donald Trump, preannunciando già scintille per le dotazioni e i programmi relativi al prossimo anno.

IL MOMENTO

Attualmente i fondi approvati coprono le spese federali nel loro complesso fino all’11 dicembre (grazie alla formula temporanea della “continuing resolution”). Oltre si rischia lo shotdown, a meno di un’intesa tra il Senato e la Camera sul pacchetto complessivo di spesa o di un’altra risoluzione temporanea. La Camera ha approvato a luglio un pacchetto da 1,3 bilioni di dollari, comprensivo di una dotazione da 694,6 miliardi per il Pentagono. Il Senato ha rilasciato il suo pacchetto pochi giorni fa, pari a 1,4 bilioni con 696 miliardi per la Difesa. La differenza di cifra è poca, e ciò lascia presagire ampi margini per poter trovare un accordo tra i due rami di Capitol Hill. Il problema è nei toni della transizione (e della battaglia legale annunciata da Trump), che potrebbe creare più di qualche problema tra le due forze politiche.

IL BUDGET DEL PENTAGONO

Anche il Pentagono segue con interesse l’iter parlamentare. Sebbene i numeri del Senato divergano poco rispetto a quelli della Camera (ci passa poco più di 1 miliardo), come nota DefenseNews la grande differenza è nel contenuto del pacchetto, tra l’altro a fronte di una richiesta del dipartimento della Difesa pari a 705,4 miliardi per il 2021, in lieve discesa rispetto ai quasi 712,6 miliardi autorizzati per il 2020. Che la partita sia politica lo dimostra il blocco nella versione della Camera all’utilizzo di fondi militari per la costruzione del muro del Messico.

LA PROPOSTA DEL SENATO

Il Senato da parte sua ha inserito nella proposta un totale di 96 F-35, 17 in più rispetto alla richiesta del Pentagono e cinque in più sulla versione della Camera, a dimostrazione comunque dell’appoggio bipartisan che il programma di quinta generazione targato Lockheed Martin vanta nel Congresso. C’è poi la copertura per il programma dei bombardieri B-21, anche se altri programmi aeronautici vedono una riduzione dei fondi previsti. È il caso dell’Advanced Battle Management System (Abms), considerato prioritario dalla Us Air Force per gestire i moderni scenari operativi, che vede i finanziamenti passare da 302 milioni a 208.

TRA CIELO E MARE

Sorte simile per il Ngad, programma di un velivolo di sesta generazione che ha sorpreso il mondo con il primo volo di un prototipo a settembre. Il Senato prevede un taglio di 70 milioni su una richiesta di un miliardo. Sul lato navale il Senato chiede l’acquisto di nove unità per 21,3 miliardi (1,44 in più rispetto alla richiesta dell’amministrazione). C’è anche un sottomarino d’attacco, che non è previsto dal bill della Camera ma ch era richiesto dall’amministrazione. Ci sono inoltre i velivoli da pattugliamento P-8A Poseidon (nove) e 24 caccia Super Hornet realizzati da Boeing.

TRA 5G E SATELLITI

Dal Senato si conferma la copertura per i progetti 5G del Pentagono, pari a 449 milioni di dollari. Riguardano soprattutto la creazione di basi militari “smart”, iper-connesse tra logistica, addestramento e formazione; sono partiti quest’anno i primi contratti per i test su cinque basi militari. Più complessa l’assegnazione per il sistema Hypersonic Ballistic Tracking Space Sensor (Hbtss), entrato come grande novità nel budget dello scorso anno e mirato a realizzare un’infrastruttura di sensori in orbita per tracciare minacce balistiche ipersoniche. Non è ancora chiaro se rientri nelle competenze della Missile Defense Agency (Mda) o della nuova Space Development Agency, che affianca Space Force e Space Command per le acquisizioni. Per questo appare sottofinanziato, come d’altra parte nella richiesta dell’amministrazione.

VERSO LA NUOVA TRANSIZIONE

Con tutto questo si troverà a che fare il prossimo numero uno del Pentagono, al momento alle prese con burrascosi cambi al vertice. Crescono le quotazioni per l’esperta Michèle Flournoy (qui il profilo), mentre aumentano gli interrogativi sul destino del budget militare Usa. Negli ultimi quattro anni, l’effetto Trump al rialzo (rispetto agli anni della sequestration di Obama) si è fatto sentire parecchio, con 700 miliardi nel 2018, 716 nel 2019 e 733 per quest’anno. Biden ha criticato tale incremento costante, parlando di “abbandono della disciplina fiscale”, ma non ha mai detto di voler ridurre il budget della Difesa. Gli analisti prevedono dunque un bilancio sostanzialmente piatto per i prossimi anni, considerando comunque altri due elementi che peseranno sul tema: la conformazione del nuovo Congresso e il peso che sull’amministrazione Biden avrà la sinistra più radicale, tradizionalmente contraria alle spese per la difesa.

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