L’analisi di Gianluca Rospi, ex deputato grillino. “Dagli Stati Generali non è uscito nulla. Non è stato compilato un documento programmatico, né tantomeno un progetto attraverso il quale costruire un nuovo indirizzo politico”. E Forza Italia? “Sarebbe auspicabile che appoggiasse il governo, visti i numeri risicati in Senato”

“Gli Stati Generali del Movimento 5 Stelle si sono conclusi con un nulla di fatto: una grande farsa”. Gianluca Rospi, ex grillino, ora parlamentare di Popolo Protagonista (costola del Gruppo Misto), non lesina attacchi ad uno schieramento che “si sta riducendo essenzialmente a centro di potere configurandosi sempre di più come partito, pur essendo nato da presupposti avversi e in contrasto con questa idea di politica”.

La “scarsa serietà” dei 5 Stelle il deputato la ravvede nel fatto che “dagli Stati Generali non è uscito nulla. Non è stato compilato un documento programmatico, né tantomeno un progetto attraverso il quale costruire un nuovo indirizzo politico”. Quindi un’impasse. Un grande interrogativo che ruota attorno al nome di Davide Casaleggio. La dicotomia piattaforma Rousseau-Movimento per la prima volta “potrebbe essere messa in discussione”. “Non so dove possano portare questi rapporti (tesi) tra il figlio dell’ideologo del Movimento e la classe dirigente del Movimento stesso”. Ma, la beffa a detta di Rospi potrebbe configurarsi qualora “alle urne si profilasse l’ipotesi di un governo formato grazie all’appoggio di Forza Italia”. Ben inteso: “Nessuno dice che questa sia un’operazione che non va compiuta – dice Rospi – ma sicuramente sarebbe uno smacco, specie per la base dell’elettorato grillino. Un movimento che ha fatto, quantomeno all’inizio, dell’antipolitica la sua bandiera che si allea con le due principali forze di sistema: Forza Italia e il Partito Democratico”.

L’analisi dello scacchiere politico secondo Rospi deve partire dal presupposto che “la pandemia ha sconvolto tutti gli equilibri politici e sociali, mostrando le debolezze ad esempio del populismo che, anche negli Stati Uniti, è stato sconfitto grazie alla vittoria di Joe Biden”. Per questo ora la politica “non metterà più tra le priorità l’esigenza di avere un leader. Si va affermando l’idea che occorra una classe dirigente in grado di traghettare il Paese oltre la crisi”. E la capacità di leadership del Cav “anche a causa dell’età avanzata – analizza Rospi – sta via via scemando. Per questo non escluderei l’appoggio di Forza Italia, magari anche come concorrente esterno, al governo Conte”. Anche perché “i numeri al Senato sono sempre più risicati”.

Da parte dell’esecutivo, a detta dell’ex grillino, le mani sono tese verso una possibile alleanza e “l’apertura a questa ipotesi è totale”. La parabola di Berlusconi, quindi, secondo l’esponente di Popolo Protagonista è quantomeno in calo. Così come è in calo la sua capacità di avere appeal nell’ambito dell’elettorato. “Berlusconi è stato una personalità importante in una fase complessa per la storia della nostra Repubblica. Ora però, c’è il grande paradosso che vede Forza Italia parlare di rinnovamento, senza che però ci sia una volontà effettiva di cambiare e svecchiare la classe dirigente”.

E l’affaire Vivendi? “È stata una dimostrazione dell’ipocrisia del governo oltre che l’applicazione di una metodologia politica totalmente sbagliata – analizza Rospi – tanto più che all’interno di una legge che tratta di Covid, si è inserito qualcosa che non c’entra: un’azienda di telecomunicazioni”. Non funziona, dice, “la favoletta della tutela delle aziende. O meglio, se si vogliono tutelare le aziende editoriali, non lo si può fare solo con i grandi gruppi come Mediaset, ma occorre tutelare tutti”. Nella partita Mediaset, rimbrotta il parlamentare, “si è dimostrato un altro punto di falla del Movimento 5 Stelle, quantomeno nella metodologia politica. L’emendamento mascherato con la tutela dei gruppi di telecomunicazioni, è stato avallato dai grillini che invece hanno costruito il loro consenso contrastando questo modo di concepire la legislazione e il decisionismo politico”.

Oggi sul Corriere, Berlusconi in una lunga lettera, oltre a ribadire la sua posizione ben salda all’opposizione lancia alcune proposte che in un certo senso ricalcano i grandi cavalli di battaglia di Forza Italia: semestre bianco per le partite Iva, indennizzo per i professionisti e tutele per le piccole imprese e gli artigiani. “Sono tutte proposte condivisibili che astrattamente condivido – ammette Rospi – ma il dubbio è che un partito come Forza Italia possa farsi interprete di queste battaglie, anche in termini di credibilità e consenso”. La pandemia infatti “ha talmente mutato il panorama politico che probabilmente verranno superati gli schieramenti di destra e di sinistra e si ricorrerà ad una terza via”.

L’auspicio di Rospi è che “le persone, la società civile, torni a stringersi attorno a valori, idee, progetti e programmi concreti”. Concetti questi alla base di Popolo Protagonista che il prossimo 3 dicembre lancerà la sua piattaforma e che fa del popolarismo la sua cifra peculiare. Ma chi potrebbe interpretare questo disegno politico nuovo? Calenda? Renzi? “Nessuno di questi – taglia corto – io parlo di aggregazioni nuove con persone nuove in grado di portare linfa propulsiva a questo Paese e alla politica. Quindi non certo Calenda e tanto meno Renzi che rappresenta il tipico esempio di leader di un partito prosciugato dal consenso, ma con grande potere di influenza in certe decisioni nevralgiche per il Paese”. Chiaro il riferimento alle elezioni del Presidente della Repubblica. “Mi auguro che nella designazione del Capo dello Stato – chiude – si riesca ad uscire da logiche già viste e dalle rivalità tra i partiti e che tutte le forze riescano a convergere su un nome che possa rappresentare l’unità del Paese nel segno del rinnovamento”.

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