Riccardo Fraccaro, Giorgio Saccoccia e Carlo Massagli, e poi Luca Parmitano, tanta industria, ricerca e università. Tutti protagonisti del workshop organizzato dall’Asi per illustrare le opportunità (tantissime) che arrivano da Artemis, il programma Usa per l’esplorazione della Luna

Moduli abitativi, piccoli satelliti per telecomunicazioni e strutture per colonizzare la superficie. Strumenti per estrarre ossigeno dalla regolite, sedili ergonomici e pannelli solari innovativi. Sono solo alcune delle possibilità “lunari” per l’Italia, occasioni derivanti dalla partecipazione del Paese al programma Artemis degli Stati Uniti. Le ha sviscerate ieri l’Agenzia spaziale italiana (Asi) in un workshop (“il primo di questo tipo”) rivolto ad aziende, Università e centri di ricerca, tutti papabili protagonisti della nuova fase di esplorazione oltre l’atmosfera.

IL SISTEMA-PAESE

A fare gli onori di casa il presidente Giorgio Saccoccia, che ha ripercorso il “viaggio italiano nell’esplorazione spaziale”, dai moduli per lo Space Shuttle alle strutture per la stazione Iss, fino ai 73 esperimenti scientifici eseguiti in orbita e alle missioni dei nostri astronauti oltre l’atmosfera. “Il passo successivo e logico non poteva che essere la Luna”, ha spiegato Saccoccia. È per questo che l’Italia, forte delle sue eccellenze, si è mossa d’anticipo. Lo scorso ottobre, si è presentata alla sigla degli Artemis Accords come unico Paese europeo con un’intesa bilaterale con gli Usa, siglato il mese prima dal sottosegretario Riccardo Fraccaro e dal numero uno della Nasa Jim Bridenstine. Seguirà la fase implementativa, gestita dalle due agenzie, Asi e Nasa, già a lavoro per “sviluppare anche nuove strutture legali”.

LE LINEE DEL GOVERNO

“È un’opportunità strategica straordinaria, commerciale, industriale e scientifica”, ha rilanciato oggi Fraccaro, confermando “la determinazione del governo nel sostenere la partecipazione italiana”. Anche perché, ha aggiunto, “c’è un’intera filiera da valorizzare”. È quella delle eccellenze industriali già ben piazzate in Artemis, dal Lunar Gateway che orbiterà intorno alla Luna (Thales Alenia Space Italia guiderà il contributo europeo I-Hab) alla prima missione dello Space Launch System (il piccola satellite ArgoMoon di Argotec monitorerà il vettore, unico europeo a bordo nella missione del prossimo anno). È però una sfida che supera i confini dello Spazio tradizionale: “Vivere sulla Luna – ha spiegato Fraccaro – richiederà la necessità di coinvolgere nuove imprese e settori estranei a questo comparto”.

LA NUOVA SPACE ECONOMY

Lo ha spiegato l’ammiraglio Carlo Massagli, segretario del Comint di Palazzo Chigi e vertice della Struttura di coordinamento che lega ministeri e istituzioni coinvolte nello Spazio nazionale. Da lui è arrivato “un invito ad auto-suggestionarsi”, un’apertura “alla pervasività e alle contaminazioni trasversali al settore spaziale”. D’altra parte, ha notato l’ammiraglio, “sussiste la necessità di far germogliare idee e proposte innovativi, prodotti e servizi che possano essere spazializzati”. Per farlo, si lavora all’istituzione della “giornata nazionale dello Spazio”, che potrebbe essere fissata al 15 dicembre. In più, l’Asi svilupperà sul proprio sito Internet un’area dedicata specificatamente ad Artemis, pronta a offrire tutti i dettagli e a raccogliere le idee dal mondo industriali e scientifico.

LA STAZIONE LUNARE

Il terreno è fertile, e segue la strada (di successo) sperimentata per la Iss: rapporto bilaterale con gli Usa, e partecipazione all’Esa. In linea con la New Space Economy se ne aggiunge un terzo, quello dei rapporti business-to-business con i big d’oltreoceano, per cui nei prossimi giorni potrebbero arrivare novità sul modulo Halo che Thales Alenia Space Italia dovrebbe fornire a Northrop Grumman. Già definito è il ruolo (nel contesto europeo) per i moduli della capsula Orion che trasporterà gli astronauti verso la Luna. E poi, oltre ad avere già incassato la guida dell’I-Hab), Thales Alenia Space Italia è l’unica europea in corsa (in team con Dynetics) nella gara della Nasa per realizzare il modulo di discesa verso la superficie, ha ricordato l’ad Massimo Claudio Comparini.

PROGETTI INNOVATIVI…

Il progetto si lega all’ambizione di essere protagonisti nel campo degli “shelter”, le prime strutture di superficie che saranno abitate sulla Luna, le quali condividono molto con i moduli pressurizzati. C’è poi il campo delle telecomunica Luna-Terra, esplicitamente citato nello statement con gli Usa. Pochi mesi fa, Argotec ha presentato il progetto per una costellazione di piccoli satelliti, Andromeda. Come spiegato dal managing director David Avino, l’azienda torinese ci lavora ormai da tre anni, con l’obiettivo di offrire copertura totale alle “95 missioni che voleranno da qui al a 2030 verso la Luna”.

… E NUOVE ESPLORAZIONI

E poi c’è il campo sterminato dell’esplorazione della superficie. Angelo Vallerani di OHB Italia ha ricordato il sistema che l’azienda sta progettando per estrarre ossigeno dalla regolite. Si aprono opportunità importanti nel campo della robotica, della stampa 3D e dei sistemi autonomi (guidati da intelligenza artificiale), con ambizioni rilevanti dal vasto panorama della ricerca italiana, rappresentato al workshop da tante presentazioni di idee innovative. “Sono tutte idee che vorremmo vedere applicate in futuro”, ha spiegato Luca Parmitano, offrendo il punto di vista degli astronauti. Si parte dall’ergonomia delle navette (già evoluta a guardare l’ultimo volo di quattro astronauti a bordo della Crew Dragon di SpaceX) ai sistemi di stoccaggio delle risorse.

TRA PRESENTE E FUTURO

Tutto questo chiama in causa le nuove generazioni, come notato da Nicole Viola del Politecnico di Torino: dai giovani arriva “l’entusiasmo” necessario per le missioni del futuro, accompagnato da “grande impegno e dalla capacità di pensare al di là degli schemi”. Anche perché, ha aggiunto, serviranno nuove professionalità, trasversali alle attuali divisioni tra discipline, tra ingegneria ed economia, dalla filosofia alla medicina. Tra industria e ricerca, a fare da raccordo ci sarà anche il Cluster tecnologico nazionale aerospazio (Ctna), presieduto da Cristina Leone, che ha ricordato quanto del rilancio del Paese può passare dal settore aerospaziale. Una prospettiva condivisa dalla associazioni industriali, Aiad, Aipas e Asas, presenti all’evento, ma anche (fuori dal workshop) da Luca Frusone, presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare. Ieri il deputato M5S ha firmato un editoriale sul blog delle Stelle dal titolo “Sosteniamo la sfida del futuro: l’Italia nello Spazio”. Con Artemis, ha scritto, “il nostro Paese torna ad essere protagonista in un settore industriale e scientifico di assoluto rilievo”.

E CON BIDEN?

A margine, un interrogativo ha accompagnato il workshop dell’Asi: gli Stati Uniti di Joe Biden porteranno avanti il programma Artemis con la stessa determinazione di quanto fatto da Donald Trump? “Io credo di sì”, ha risposto il sottosegretario Riccardo Fraccaro. “Sono convinto – ha aggiunto – che il programma sarà portato avanti dagli Stati Uniti indipendentemente dal colore politico e dalla presidenza del momento”. Anche perché “è un programma trasversale, e accelerare la partecipazione italiana prima delle elezioni americane è stata una scelta consapevole”. Prospettiva condivisa da Luca Parmitano: “È possibile che ci saranno ritardi o slittamenti, ma essi sono congeniti quando si parla di programmi di tale portata”. In ogni caso, ha concluso l’astronauta, “non bisogna guardare a singolo evento, alla singola avaria o al singolo fallimento, ma all’intero progetto, e questo pronta a esplorare la superficie lunare e a installare un habitat intorno alla Luna da utilizzare per molti anni. Questo programma verrà realizzato; che sia nel 2024 o nel 2026, nel grande calendario dell’esplorazione cambia veramente poco”.

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