Il presidente uscente ha posto il veto al maxi budget da 740 miliardi di dollari approvato dal Congresso per il 2021 del Pentagono. Le Camere hanno la possibilità di superarlo, ma il calendario delle ferie natalizie non agevola il compito. I nodi della transizione con Joe Biden si concentrano sulla Difesa

Donald Trump piazza un altro colpo di coda della sua amministrazione e pone il veto al bilancio della Difesa americana per il 2021, approvato dal Congresso per 740 miliardi di dollari. Le Camere potranno superarlo con una maggioranza di due terzi dei voti (già ottenuti), ma la partita si inserisce nella delicata transizione verso la presidenza di Joe Biden. Il Pentagono si conferma al centro delle tensioni politiche, tra i licenziamenti dei vertici, la “purga” effettuata da Trump sui comitati indipendenti e la partita per la conferma (delicata) di Lloyd Austin, designato dal presidente eletto per il dipartimento della Difesa.

NUMERI E VOTI

Il Congresso ha approvato il National defense authorization act (Ndaa) la scorsa settimana a larga maggioranza. Il pacchetto da oltre 740 miliardi di dollari ha ottenuto 84 voti favorevoli al Senato (13 i contrari) e 355 alla Camera (78 i contrari). Si attendeva la firma di Trump, che tuttavia ha minacciato da subito il veto per tre punti a lui indigesti: la disposizione che impone il cambio di nome alle basi militari intitolate ai comandanti confederati; il tetto ai ritiri tra Germania, Afghanistan e Corea del sud; la mancata abrogazione delle “Section 230”, cioè lo scudo legale per i social media. Il Congresso ha tirato dritto su tutti e tre i punti, forte di una condivisione bipartisan del bill ,frutto di complessi negoziati tra i due rami di Capitol Hill.

LE RAGIONI DI TRUMP

Come prevedibile, il veto è arrivato. “Non include misure indispensabili per la sicurezza nazionale, prevede disposizioni che non rispettano i nostri veterani e la storia delle nostre Forze armate e contraddice gli sforzi della mia amministrazione per mettere l’America al primo posto”, ha spiegato Trump nel suo messaggio al Congresso. Di più, il Ndaa sarebbe “un regalo per Cina e Russia”. E dunque “non approverò questo disegno di legge, che metterebbe gli interessi dell’establishment di Washington davanti a quelli del popolo americano”.

COME SUPERARE IL VETO

Ora la palla torna al Congresso, che può superare il veto riapprovando il Ndaa con una maggioranza di due terzi, difatti già ottenuta in prima battuta. Le statistiche non sono però dalla parte dei legislatori. In media il cosiddetto “override” del veto presidenziale è avvenuto nel 10% dei casi nella storia americana. Durante la presidenza Trump gli otto veti imposti dal presidente non sono mai stati scavalcati dal Congresso. D’altra parte, il bilancio militare è sempre stato approvato, e questa volta può contare su un supporto largo e ampio, anche tra i repubblicani.

IL CALENDARIO DEI LAVORI

Il problema potrebbe essere nelle tempistiche. Dopo il via libera al bilancio federale (1,4 bilioni di dollari) e al pacchetto anti-crisi (900 miliardi) a Capitol Hill sono iniziate le ferie natalizie. Il calendario dei lavori prevede la riapertura il 3 gennaio. In tal caso, il ritardo sul via al bilancio della Difesa potrebbe essere importante. È per questo che i Comitati parlamentari per il regolamento hanno già previsto un possibile ritorno in aula per il 28 e 29 dicembre. Si punta alla conferma del testo stoppato da Trump. Il presidente del Comitato Armed Service della Camera, il democratico Adam Smith, ha ammesso che un riavvio dei negoziati per modificare l’atto potrebbe impiegare parecchio tempo. Il collega del Senato, il repubblicano Jim Inhofe, ha detto che, pur essendo d’accordo con diverse argomentazioni di Trump, il Ndaa approvato è il migliore di quelli possibili.

UN TESTO BIPARTISAN

I segnali sembrano dunque indicare che il Congresso possa superare il veto con celerità. Il leader repubblicano al Senato Mitch McConnell ha già definito il budget militare come un atto di legge “must-have”, cioè obbligato a concludere l’iter di approvazione. Più duri, come prevedibile i democratici. “Chiaramente il presidente non ha letto il bill, né ha capito cosa c’è dentro”, ha dichiarato Jack Reed, capo gruppo dem al Comitato Armed Service. L’impressione è che Trump non sia interessato alla sostanza del documento (che contiene anche più di quello chiesto dalla sua amministrazione per il confronto con la Cina), quanto al confronto politico. Di sicuro, i temi della Difesa restano tra i più complessi nella delicata transizione verso Joe Biden.

IL CONTESTO

Tra allontanamenti e dimissioni eccellenti dopo il voto del 3 novembre (a partire dal segretario Mark Esper) il team del presidente eletto si è trovato un Pentagono privo della leadership politica che lo ha guidato negli ultimi anni. Una decina di giorni fa Trump è riuscito anche a piazzare nei comitati indipendenti del dipartimento della Difesa alcuni suoi fedelissimi (qui il focus) preparano un contesto poco amichevole a chi subentrerà della nuova amministrazione. Tutto ciò si intreccia alla partita per la conferma del generale Lloyd Austin, forse la più delicata per la nuova presidenza. L’iter di approvazione aggravato del Congresso (necessario non essendo passati i setti anni dal servizio attivo previsti dalla legge) richiederà la compattezza del partito democratico e anche un supporto dai repubblicani.

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