Ieri una risalita dello spread di dieci punti base che accende la spia della fiducia verso il nostro Paese e il suo governo. Danilo Broggi, advisor di fondi di investimento esteri e nazionali spiega perché è un segnale che la politica non deve ignorare

Un segnale. Debole, ma pur sempre un segnale. I mercati internazionali cominciano a dare piccoli segni di nervosismo dinnanzi alla crisi politica italiana. Troppa incertezza e questo non va bene. Conte, Conte-Ter o voto, per i grandi investitori internazionali che sottoscrivono 400 miliardi di debito italiano ogni anno, finanziando la nostra spesa pubblica, è troppo. E allora, ecco il segnale. Venerdì lo spread Btp/Bund è salito a 126 punti base, oltre 12 punti rispetto al giorno prima, per poi ripiegare a 125, con un rendimento del Btp decennale (il benchmark del debito), allo 0,7%.

I timori dei mercati sono fondati. Tra meno di due mesi l’Italia deve consegnare all’Europa il piano definitivo propedeutico alla ricezione dei primi fondi del Recovery Fund. E il lavoro svolto finora, Commissario Ue Paolo Gentiloni dixit, non è soddisfacente.

Di qui la paura che una caduta di Conte possa rallentare il tutto, minacciando di fallire il bersaglio. Certo, c’è una Christine Lagarde poco ottimista su una ripresa dell’economia strutturale nel breve periodo e le parole del presidente della Bce, sempre venerdì, hanno raffreddato le Borse e surriscaldato gli spread. Però il risultato non cambia, anche perché ci sono di mezzo le banche, le nostre. Il sistema del credito italiano è il primo asset esposto alle tensioni sui mercati, perché pieno zeppo di Btp in virtù della sua posizione di compratore di ultima istanza dei titoli italiani.

Per tutte queste ragioni, c’è da scherzare poco e la crisi politica, prima si risolve, meglio è. Formiche.net ha sentito Danilo Broggi, manager di lungo corso e senior advisor di diversi fondi di investimento e aziende sia nazionali sia internazionali.

“Il rialzo dello spread è solo un segnale di ben più altro. Al quadro di assoluta incertezza politica, non poca cosa, pesa il pesante ritardo sul piano vaccini che prevedeva di somministrare 30 milioni di dosi nel primo trimestre”, spiega Broggi. “A ieri sono state inoculate poco più di 1,3 milioni di dosi. Questo in quadro di preoccupante avanzamento della terza fase pandemica che sta colpendo alcuni paesi europei, Regno Unito in primis”.

Secondo il manager “questi elementi hanno portato gli analisti a immaginare una crescita del Pil 2021 ben più bassa di quella che l’attuale governo aveva previsto: dal 6% ad una forbice dal 3,5 al 4,8%. La Bce comunque sta continuando, e lo farà per diversi mesi, a supportare l’economia europea”.

Ma dove si decide come e quando schivare un possibile attacco dei mercati? “Il punto di caduta starà nella nostra capacità in concreto di sostenere adeguatamente l’economia reale del nostro paese. Per questo servono un piano vaccini pesantemente rafforzato, un quadro politico stabile, un governo autorevole, competenze adeguate a realizzare, trasparentemente, un programma di Recovery della nostra economia, ancora in fase di definizione, che scandisca modi, tempi e finalità”.

Condividi tramite