Il presidente dei senatori leghisti detta la linea del Carroccio sulla crisi. Urne subito, ma sulle larghe intese non è ancora calato il sipario. Draghi? Dà credibilità, non ci sono le condizioni ora. Trump? Deve accettare la sconfitta, condanniamo l’assalto al Capitol

“Siamo consapevoli della gravità del momento, ma viene difficile pensare improvvisamente di ritrovare un clima di unità nazionale e andare al governo con chi fino a ieri ha tentato di cancellarci.” Parola del presidente dei Senatori della Lega, Massimiliano Romeo. Intervistato da Formiche.net. il leghista dice la sua sulla crisi di governo e punta il dito sui provvedimenti anti covid. Bonus e mancette, sottolinea, non hanno nulla a che vedere con quel “debito buono” teorizzato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi. Ora il voto è la strada maestra.

Il governo Conte 2 è finito?

Sì, perché non è assolutamente autorevole e perché in una fase di emergenza drammatica come questa non si è mostrato all’altezza. Occorrerebbe un governo dotato di solidità e capacità, in grado di agire rapidamente, non un governo di rinvii come il Conte 2.

Crede che il premier stia sottovalutando i richiami che il Colle ha fatto, specialmente nel discorso di fine anno tarato sui costruttori?

Penso che il premier in questo momento sia in grossa difficoltà e il sistema abbia trovato gli anticorpi giusti per porre fine a questa esperienza e aprire ad una fase di rinascita. Quando si parla di costruire, come fatto dal Capo dello Stato, si fa riferimento a quella capacità di visione tramite cui dare una speranza alle attività che oggi sono in grave difficoltà. Vuol dire mettere in campo provvedimenti che diano fiducia e non incertezza agli imprenditori. Bonus e mancette non si caratterizzano per essere parte di quel “debito buono” teorizzato correttamente dall’ex presidente della Bce Mario Draghi. Invece quello che fino ad oggi ha fatto il governo è solo debito cattivo.

“Conte ci chiami”, dice Forza Italia. Però l’operazione responsabili come ammesso dall’Udc è naufragata. Voi preferireste le elezioni o un governo di unità nazionale?

La strada maestra per noi è quella delle urne: il centrodestra è maggioranza nel Paese, per questa ragione faranno di tutto per evitare di far celebrare le elezioni. Questa è l’unica certezza, in un periodo in cui può succedere di tutto. Ma sul fatto che il governo possa trovare o meno dei responsabili osservo che ieri accusarono Berlusconi di farlo, mentre oggi a Conte non dice nulla nessuno. Mi sembra che in Italia si applichino due pesi e due misure, come se ciò che fa la sinistra sia automaticamente giusto e giustificato, mentre le azioni del centrodestra si criticano a priori. Trovo vergognoso che questo aspetto non venga sottolineato.

Da queste colonne l’ex direttore del Sole 24 Ore, Stefano Folli, ha detto che Salvini per uscire dall’angolo ha solo una strada da seguire: quella di Giorgetti che tifa Draghi. Che ne pensa?

Capisco che in un momento così difficile venga spontaneo pensare e credere che una mossa del genere possa ridare credibilità e far guadagnare piglio istituzionale alla Lega. Non mi stupisco che Folli pensi che possa essere la strada giusta: teniamo però presente che ci scontreremmo poi con un clima politico molto difficile, soprattutto perché dall’altra parte abbiamo partiti che, più che governare per il bene del Paese, hanno tentato di cancellare Salvini.

La nascita di una maggioranza di centrodestra con Iv a supporto è una delle opzioni sul tavolo?

Siamo consapevoli della gravità del momento, ma viene difficile pensare improvvisamente di ritrovare un clima di unità nazionale e andare al governo con chi fino a ieri ha tentato di cancellarci. Fa parte di un pensiero istituzionale ovviamente che esiste e si potrebbe attuare, ma purtroppo sarebbe alquanto difficile. Più facile farlo in un salotto, che nella pratica politica. Non dimentichiamo che il governo Conte 2 ha cancellato la flat tax, quota 100 e i decreti Salvini, mandandolo a processo solo per aver difeso gli interessi nazionali. Hanno tentato di eliminare l’avversario politico, così come fatto in passato con Berlusconi. Sono il primo a riconoscere che, se si dovesse concretizzare una situazione di emergenza sociale, sicuramente la Lega e tutto il centrodestra farebbero le opportune valutazioni.

Il caos Usa al Campidoglio è il lascito del trumpismo?

Penso che Trump abbia portato avanti nella sua amministrazione delle idee che condividiamo: il recupero dell’identità, la difesa dell’economia nazionale, il contrasto all’immigrazione clandestina, la tutela dei valori cristiani. Sono elementi che hanno portato al paese ottimi risultati. Purtroppo con la pandemia tutto si è oscurato. Quello che non condividiamo è la mancata accettazione della sconfitta e il conseguente clima di tensione sfociato nelle violenze al Campidoglio. Sono immagini che non vorremmo mai vedere e che condanniamo, visto che la Lega pensa che la democrazia vada rispettata e assicurata. Aggiungo che spesso siamo stati proprio noi ad essere fatti oggetto in passato di aggressioni e insulti.

C’è chi invita Salvini e Meloni a costruire una destra fuori dal trumpismo: come potranno riuscirci in una prospettiva di governo?

Matteo Salvini, federatore del centrodestra, ha da tempo iniziato una serie di interlocuzioni con autorevoli personaggi e grandi saggi come l’ex presidente del Senato Marcello Pera al fine di aprire i confini della coalizione a mondi diversi ma accomunati da una visione di stampo occidentale. Questa è la strada giusta secondo me.

twitter@FDepalo

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