Una conferenza dei Copasir europei per una strategia comune sulle sfide all’intelligence, dal 5G alle banche, da Russia e Cina all’Africa. Cosa c’è dietro la proposta di Raffaele Volpi e Roderich Kiesewetter lanciata durante il secondo appuntamento di Strategic Dialogues, ciclo di incontri di Formiche, Centro Studi Americani e Fondazione Konrad Adenauer

Una conferenza dei comitati parlamentari di controllo degli 007 europei per collaborare sul fronte dell’intelligence durante la pandemia del Covid-19. Raffaele Volpi, deputato della Lega e presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), lancia l’iniziativa durante il secondo appuntamento di “Strategic Dialogues”, un ciclo di seminari organizzato da Formiche, il Centro Studi Americani e la Fondazione Konrad Adenauer di Roma.

“Dobbiamo rilanciare un lavoro di diplomazia parallela sull’intelligence fra i Parlamenti europei e confrontarci su tematiche come cybersicurezza, difesa delle infrastrutture critiche, intelligence economica e antiterrorismo”. In un dialogo con l’omologo tedesco, il presidente del Parlamentarischen Kontrollgremium Roderich Kiesewetter, moderato dalla giornalista di Sky Tg24 e membro del board del Csa Maria Latella con l’intervento dei direttori del Csa e della Kas Roberto Sgalla e Nino Galetti, il capo del comitato di controllo italiano auspica “un sistema di sicurezza integrato a livello europeo”.

“Ci attiveremo il prima possibile per organizzare una conferenza nel 2021”, garantisce Kiesewetter, deputato e membro di spicco della Cdu. L’idea di un confronto fra Stati diversi sul fronte intelligence non è di facile attuazione. Le agenzie possono farlo ma, per ovvie ragioni, non a livello operativo. Anche per questo, esattamente un anno fa, le agenzie degli 007 di tutta Europa hanno inaugurato a Zagabria l’Intelligence College Europe, struttura di coordinamento fra i Servizi segreti europei con Segretariato a Parigi nata su impulso del presidente francese Emmanuel Macron.

Un asse fra i diversi “Copasir” europei, è la tesi di Volpi e Kiesewetter, permetterebbe però di confrontarsi sulle nuove sfide alla sicurezza emerse durante un anno di pandemia. Per fare squadra fra vicini di casa e concentrare le energie sulle minacce provenienti da “rivali sistemici” dell’Ue come Cina e Russia. “Un asse costruito sulla base dei comuni valori democratici occidentali, che parta da un presupposto, la riaffermazione degli Stati Uniti come primo alleato dell’Europa”, riprende Volpi.

“L’Europa deve superare il ‘pensiero timido’, che confonde il multilateralismo con l’inerzia. La guerra economica, i conflitti regionali, le minacce alla sicurezza nel Mediterraneo, sono tutti fronti che hanno inevitabilmente visto i Paesi europei divisi nei mesi scorsi. Parlarsi e avere un luogo preposto a farlo può ridurre la conflittualità e concentrare le forze sulle sfide comuni”.

L’Italia di Mario Draghi, spiega Kiesewetter, può tornare a giocare un ruolo da protagonista nel quadrante Ue-Usa. Serve prima una revisione dell’approccio alla politica di sicurezza tedesco, finora imperniato sull’asse Parigi-Berlino. “Dobbiamo aumentare lo scambio fra i nostri Servizi. Italia e Germania possono portare avanti un discorso comune, convincere la Francia che la sovranità europea non significa la supremazia di un Paese, cercare un format in cui coinvolgere i rispettivi expertise, come già succede nei Balcani occidentali”.

Nessun pensiero naïf, chiarisce il presidente del Copasir italiano. Impossibile immaginare di archiviare da un giorno all’altro i dossier della discordia che pure esistono fra alleati europei. Da Palazzo San Macuto, ad esempio, è arrivato un alert questo autunno sulle mire francesi sulla finanza italiana, in particolare su Unicredit e Generali. “Se dobbiamo impegnare le risorse per l’intelligence per difenderci da quelli che dovrebbero essere alleati sprechiamo denaro e futuro”, chiosa Volpi.

Eppure ci sono fronti dove un consulto preventivo fra intelligence e parlamenti europei può aiutare a stendere una strategia comunitaria. Come l’Africa, dove all’avanzata neo-colonialista di Russia e Cina troppo spesso fa da contraltare l’assenza di una linea comune europea, con Paesi membri impegnati a mettersi i bastoni fra le ruote, o peggio, dice Volpi, “in una colonizzazione interessata”. “Abbiamo tutti a cuore una strategia europea per l’Africa che risponda a una logica competitiva e non predatoria, e faccia perno sulla cooperazione con gli Stati Uniti”.

Per Kiesewetter l’Europa in Africa si trova “stretta fra la concorrenza di Cina e Russia”. “Possiamo difendere i nostri standard democratici solo se prima diamo stabilità alle regioni dove lavoriamo, investendo insieme nelle infrastrutture, nell’energia sostenibile e la lotta alla pandemia”.

Rimane un grande nodo da sciogliere anche sul piano dell’intelligence. Ovvero quale sia la direzione da impartire ai rapporti dell’Ue con la Russia di Vladimir Putin alle prese con il caso Navalny e un’occupazione della Crimea che dura da sette anni.

Il parlamentare tedesco non nasconde il vero ostacolo sulla via di una strategia comune con gli Usa. Cioè il gasdotto russo North Stream II che, una volta completato, porterà il gas di Mosca dal Mar Baltico fino in Germania. Ammesso che le sanzioni americane, in continuo aumento, non lo fermino prima. “Fu un’idea dell’ex ministro della Spd Gerhard Schroder nel 2005 – dice Kiesewetter. Ora uscirne fuori è un bel problema per Angela Merkel e chi le succederà a settembre. “Se continuiamo saremo colpiti dalle sanzioni, ma se abbandoniamo ora violiamo un contratto. Anche a livello dell’Ue servirebbe più chiarezza su questo progetto”.

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