La banca legata ai Länder e partecipata dal governo federale tedesco chiude il 2020 con perdite per 2,9 miliardi, confermando il dimezzamento delle filiali. Mentre Deutsche Bank, dopo gli anni bui dei derivati e fresca di benservito a Trump, mette a segno utili lordi per un miliardo

Se è vero che due corpi malati non ne fanno uno sano allora è un bene che siano fallite, correva l’anno 2019, le nozze tra Commerzbank e Deutsche Bank. Ovvero tra la seconda e la prima banca tedesca. Solo che adesso il malato è solo uno, Commerzbank. La banca di territorio tedesca, quella più legata alle economie dei Länder, grazie alla sua natura di istituto cooperativo.

Per Angela Merkel, che tra pochi mesi (le elezioni federali in Germania sono in programma il prossimo 21 settembre) lascerà il governo tedesco dopo 16 anni di regno, i conti in rosso di Commerzbank sono un bel problema dal momento che il governo tedesco è socio della banca al 15,6%, risultando il primo azionista unico.  Ebbene, l’istituto che fondendosi con Deutsche Bank avrebbe dato vita al primo gruppo bancario europeo, ha chiuso il 2020 in rosso, messo a dura prova dai costi di ristrutturazione e dagli oneri di svalutazione.

Stando ai risultati preliminari, diffusi in mattinata, l’istituto di credito tedesco ha contabilizzato una perdita di almeno 2,9 miliardi di euro nel 2020, a fronte dell’utile di 585 milioni di euro generato nello stesso periodo dello scorso anno. Il risultato comprende oneri di ristrutturazione per 800 milioni di euro e svalutazioni all’avviamento per 1,5 miliardi di euro. Ma forse il problema è un altro. E cioè quella maxi cura dimagrante annunciata poche settimane fa dalle colonne di Handelsblatt. Commerzbank infatti ha deciso di attuare forti misure di risparmio, che prevedono un taglio di circa diecimila posti di lavoro a tempo pieno, quasi un quarto del totale della forza lavoro.

Risultato, delle 800 filiali in Germania ne rimarranno aperte soltanto 450.  Il piano è di avere 230-250 filiali a servizio completo e 200-220 filiali in cui saranno serviti e consigliati solo i clienti privati. Fin qui i dolori. Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Quella di Deutsche Bank che, contro tutte le previsioni, ha chiuso il 2020 in utile. Proprio così, la prima banca tedesca, dopo gli anni bui dei derivati che hanno affossato i bilanci e dopo aver congelato tutti i rapporti finanziari costruiti negli anni con Donald Trump, torna in utile per la prima volta dal 2014.

Grazie a un risultato netto pari a 113 milioni di euro, quando gli analisti avevano previsto in media una perdita di 200 milioni (il 2019, del resto, si era chiuso con un rosso da 5,7 miliardi a causa del pesante riassetto degli ultimi anni). L’utile netto si attesta a 624 milioni e l’utile lordo arriva a quota un miliardo. I ricavi netti tornano a crescere del 4%, a 24 miliardi (contro i 23,1 miliardi del 2019). Gioie e dolori per Angela Merkel.

 

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