Condannati il diplomatico iraniano Assadi e i suoi complici per l’attentato (sventato) contro la Resistenza a Parigi nel 2018. Sotto falsa identità, lo 007 di Teheran girava per l’Europa (anche in Italia) per reclutare collaboratori. Una sentenza storica, spiega l’ex ministro Terzi. L’ambasciatore iraniano a Roma grida al complotto di Mek e Israele

Il diplomatico iraniano Assadollah Assadi è stato condannato oggi dal Tribunale di Anversa a 20 anni di carcere (il massimo della pena) con l’accusa di terrorismo in relazione all’attentato (sventato) contro una manifestazione della Resistenza iraniana a Parigi il 30 giugno del 2018 a cui partecipavano diversi esponenti di spicco della politica internazionale, tra cui l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, fedelissimo del presidente uscente degli Stati Uniti Donald Trump. Respinte tutte, tutte le difese, su immunità diplomatica, ignoranza dei complici, non conoscenza possibili effetti bomba.

Con Assadi, terzo segretario dell’ambasciata iraniana a Vienna (una copertura con cui si muoveva per l’Europa da 007 di Teheran) sono stati condannati Amir Saadouni (15 anni di carcere) e Nasimeh Naami (18 anni), la coppia a cui il 28 giugno aveva consegnato gli esplosivi Tatp a Lussemburgo, e Mehrdad Arefani, infiltrato dei servizi iraniani tra i simpatizzanti della Resistenza iraniana.

Nel corso di una conferenza stampa Hamid Bayat, ambasciatore iraniano in Italia, ha dichiarato che Teheran ritiene “tutta questa vicenda un complotto. Non accettiamo la giurisdizione del tribunale e la legittimità della sentenza. Perché Assadi ha immunità diplomatica”. E a domanda di Formiche.net ha aggiunto: “Complotto risultato congiunto dell’organizzazione terroristica Mojahedin del popolo e di Israele”.

Come raccontato su Formiche.net, il caso ha alimentato le tensioni tra l’Iran e diversi Paesi europei, riaccendendo i riflettori sulle attività internazionali di Teheran. Nell’ottobre del 2018, la Francia ha accusato il ministero dell’Intelligence iraniano di essere dietro il presunto attacco.

Infatti, come aveva il Corriere della Sera, Assadi è un membro dell’intelligence di Teheran, con alle spalle un lungo attività di Iraq. Girava l’Europa — compresa l’Italia, Paese in cui, come raccontato da Formiche.net c’è un importante viavai di spie, anche iraniane — sotto il nome di Daniel, “scontata cortina fumogena per un personaggio ritenuto il responsabile del settore Europa meridionale all’interno del network khomeinista”, scriveva Guido Olimpio sul quotidiano di via Solferino. “Viaggia in tutto il continente, costruisce la propria rete, torna in patria a riferire. Si sposta spesso in auto, aiutato da un navigatore, e annota molti dettagli su un libricino verde. Che diventerà incriminante”, continua: 289 luoghi in undici Paesi europei, 13 volte in Italia. Obiettivo: “reclutare collaboratori e preparare un attentato (sventato) contro una manifestazione di oppositori”, quella di Parigi. Oggi in conferenza stampa l’ambasciatore Bayat ha dichiarato che l’ambasciata non ha “assolutamente nessuna notizia di viaggio o contatti in Italia”.

Il quotidiano francese Le Monde aveva rivelato che tra i visitatori di Assadi nel carcere belga ci sono anche alcuni membri dell’intelligence. “Il regime, dopo aver invocato inutilmente l’immunità diplomatica, ha puntato una via di fuga alternativa. La solita”, notava sempre Olimpio. “Scambiare l’arrestato con qualche pedina detenuta in Iran, uno dei diversi ricercatori con doppia nazionalità rinchiusi nelle prigioni con questo obiettivo”.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, intervenendo a dicembre ai Med Dialogues 2020 organizzati dall’Ispi e dalla Farnesina aveva dato la disponibilità di Teheran “allo scambio di prigionieri: lo possiamo fare da domani, lo possiamo fare oggi. Ci sono tanti iraniani detenuti ingiustamente in Europa, negli Usa e in Africa. È nostro interesse che queste persone tornino dalle loro famiglie”, aveva detto. Dichiarazioni il cui tempismo, come aveva spiegato l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli Esteri, non è parso affatto casuale.

Oggi l’ambasciatore sottolinea a Formiche.net l’importanza di una sentenza che “dimostra l’esistenza di un ampio network iraniano di terrorismo nei Paesi europei sostenuto dalle ambasciate di Teheran, che non può non essere a conoscere dei vertici del regime”. Secondo Terzi, la sentenza ha due impatti storici. “Il primo è un impatto notevolissimo sulla credibilità del regime nel negoziare questioni di sicurezza con gli europei e gli statunitensi. Il seconda riguarda la vitalità della convenzione di Vienna: questa è una sentenza spartiacque sulle regole che devono sovrintendere l’immunità diplomatica, è un precedente importantissimo per le regole internazionali”.

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