Alla kermesse conservatrice Cpac il ritorno, domenica, di Donald Trump. Che affonderà il colpo contro Biden e chi lo ha “tradito” nel partito, lanciando la corsa al 2024. David Unger (John S. Hopkins, ex firma del New York Times) spiega la posta in gioco

Ha chiuso i battenti con un comizio di fronte alla Casa Bianca, a poche ore dall’assalto al Congresso che ha segnato la turbolenta fine della sua presidenza. Li riaprirà in Florida, a Orlando, questa domenica. Donald Trump è pronto a tornare, e lo farà prima del previsto.

È ormai ufficiale la sua partecipazione al Cpac (Conservative political action conference), la storica kermesse che ogni anno chiama a raccolta il gotha del conservatorismo americano. Dopo un mese di silenzio, forzato dal bando dei suoi profili Facebook e Twitter, Trump farà il suo primo discorso politico da ex presidente.

Non sarà un semplice saluto inaugurale, ma un vero e proprio attacco frontale. Contro Joe Biden e le prime scelte della nuova amministrazione, dall’immigrazione al commercio. Contro i vertici del Partito repubblicano, a cominciare da Mitch McConnell. Trump, svela Axios, ha intenzione di reclamare “il controllo totale” dell’Elefantino. “Come nel 2016, stiamo per riprenderci Washington DC” confida un fedelissimo del Tycoon al giornalista Mike Allen.

Il parterre di ospiti che parleranno dopo Trump alla video-conferenza spiega perché susciti tanto clamore. Ci sono tutti i colonnelli del partito ma anche buona parte dello stato maggiore trumpiano, o di ciò che ne resta. Si preannuncia un redde rationem fra le due ali del mondo repubblicano. Da una parte chi vuole voltare pagina una volta per tutte e liberarsi del trumpismo. Dall’altra chi ha intenzione di cavalcare l’onda Trump, finché si potrà.

“La notizia politica non è che Trump voglia parlare ma che il Cpac abbia deciso di invitarlo – nota David Unger, professore della John S. Hopkins e a lungo firma di esteri per il New York Times – sarà interessante osservare come le due squadre in campo si affronteranno in sua presenza”.

La lista degli speaker è fittissima. Trump chiuderà la tre giorni con l’ultimo intervento, domenica pomeriggio. Prima di lui parlerà l’ex vicepresidente Mike Pence. Con loro il figlio Donald Trump Jr, fedelissimi come l’ex consigliere economico Larry Kudlow e il senatore texano Ted Cruz, Josh Hawley, il Whip repubblicano Steve Scalise, tra i pochissimi, insieme a Kevin McCarthy, ad aver visitato Trump nella sua casa di Mar-a-Lago. Ma anche una serie di papabili candidati alla leadership del partito, dal governatore della Florida Ron DeSantis all’ex segretario di Stato Mike Pompeo, fino a senatori come Rick Scott, Kristi Noem, Tom Cotton.

“Trump non ha nulla da perdere – spiega Unger – ora che ha superato l’ostacolo dell’impeachment potrà togliersi qualche sassolino”. “È una forza di cui tutti hanno paura nel partito. Molti fra quelli che hanno preso le distanze un mese fa, come l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley o Lindsey Graham, si sono riavvicinati”.

I numeri parlano chiaro. E dicono che, a più di tre mesi dalla sconfitta elettorale, Trump ha ancora dalla sua decine di milioni di elettori. “La maggioranza dei sondaggi dice che circa il 70% dei repubblicani approva Trump. Non saranno i repubblicani della vecchia guardia, quelli dell’era Bush, come Mitt Romney. Ma sono tanti e bisogna farci i conti”.

Trump avrebbe già confidato ai suoi più stretti collaboratori di voler correre per il 2024. Al suo cerchio magico, scrive Axios, ha anticipato il cuore del discorso a Orlando. “Posso anche non avere Twitter o non essere più nell’Ufficio Ovale, ma sono ancora in carica”. E, non è un dettaglio, nonostante i guai finanziari personali, dispone ancora di un discreto bottino per tornare in campo, i 75 milioni di dollari rimasti nelle casse dell’organizzazione per il fund-raising elettorale, “Pac Save America”.

Prima del 2024 ci sono però altre tappe, spiega Unger. “Tre elezioni-chiave possono fare da palcoscenico per il suo ritorno nel 2021. Per i governatori del New Jersey e della Virginia, e per il nuovo sindaco di New York, la sua città”.

A inizio del 2022 toccherà a un vecchio fortino repubblicano, la North Carolina, dove si fa strada l’ipotesi di una candidatura della nuora Lara Trump, moglie del figlio Eric. Poi, ovviamente, le elezioni di mid-term. Trump è già al lavoro. Da marzo inizierà a ricevere i candidati repubblicani che vorranno chiedere il suo endorsement, ha annuciato il suo consigliere Jason Miller. E secondo Forbes potrebbe fare un’apparizione a un evento di fundraising a Palm Beach per i senatori Mike Lee, Matt Gaetz e Lauren Boebert.

Ora però gli occhi di Washington DC sono puntati su Orlando e sul suo intervento più politico. Un evento che potrebbe riguardare anche l’Italia. Rumors riportati da Formiche.net parlano infatti di una possibile partecipazione, per il terzo anno consecutivo, della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Sarebbe coerente con la sua scelta di tenere il partito fuori dal governo di Mario Draghi – commenta Unger – ma è anche un rischio: Trump è imprevedibile, e non è detto che le convenga essere presente quando parlerà”.

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