A Montecitorio, il presidente dell’Aiad Guido Crosetto ha spiegato i margini per l’industria dell’aerospazio e difesa tra i progetti del Next Generation EU. Tra digitalizzazione e transizione green, il comparto può contribuire al rilancio dell’economia. Da qui, gli oltre 50 progetti già presentati al governo

Anche per Mario Draghi il Next Generation EU sarà “il tema” da gestire. Tra le sue pieghe entrano pure aerospazio e difesa, da sempre sulla frontiera dell’innovazione, in grado di generare ampi ritorni sul sistema-Paese. È il punto di Guido Crosetto, presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce le aziende dell’aerospazio, difesa e sicurezza, audito oggi, insieme al segretario generale Carlo Festucci, dalla commissione Difesa della Camera nell’ambito dell’esame del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la proposta presentata al Parlamento a metà gennaio da Giuseppe Conte.

SPAZIO PER LA DIFESA?

Come notato da Formiche.net sin dalle primissime direttive di Bruxelles sul Recovery Plan, nelle linee-guida europee non c’è pressoché margine per i programmi militari puri e tradizionali. “Il Next Generation Eu – ha notato Crosetto – non ha previsto che ci fosse il settore della difesa tra quelli che avevano la priorità di investimento”. Difatti, “i tre assi strategici condivisi a livello Ue, cioè la digitalizzazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale, avevano escluso interventi a favore del comparto difesa-sicurezza; non si prevedono interventi specifici, neanche nella proposta di Recovery italiano, ma semmai delle possibilità per l’industria di settore, che sono sparse all’interno delle tre categorie”.

IL BILANCIO ORDINARIO

Secondo Crosetto, “anche il settore aerospazio-difesa-sicurezza avrebbe potuto partecipare attraverso scelte di investimenti alla ricostruzione e all’obiettivo generale che il Piano nazionale di ripresa e resilienza si pone; ciò detto, siamo consapevoli che i tre assi strategici in qualche modo marginalizzano quello che è il settore che l’Aiad rappresenta; per cui, semmai noi potremmo dedicare a latere, cioè con i mezzi ordinari del bilancio italiano, le richieste di questo settore nei prossimi anni”.

DUE IPOTESI

Difatti, sin da settembre, due strade sono apparse dunque possibili per il comparto italiano della difesa. Prima di tutto, presentare programmi in linea con le direttrici di Bruxelles, non puramente militari, ma comunque potenzialmente rilevanti in termini di digitalizzazione e transizione ecologica. In secondo luogo, puntare all’effetto compensazione: con il Recovery Fund a sostenere altre voci del bilancio dello Stato, si libereranno quote di budget da investire nel settore, anche quelle più tradizionale, per un comparto che resta tra i primissimi nel Paese per capacità di innovazione, ricerca e sviluppo.

LA SPINTA PARLAMENTARE

Tale doppia via emergeva già a fine settembre dal dibattito parlamentare presso la Commissione Difesa della Camera, presieduta da Gianluca Rizzo. Dando il suo voto favorevole allo schema di relazione all’Assemblea redatto dalla commissione Bilancio relativo all’individuazione delle priorità nell’utilizzo delle risorse europee, la commissione Difesa esprimeva quattro rilievi. Per tutti e quattro (uno per ogni missione del Recovery Plan) si intravedevano opportunità per valorizzare la Difesa, promuovere la ricerca industriale e puntare sullo sviluppo di nuove tecnologie. Oltre la rivoluzione verde (che riguarda soprattutto l’uso di fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica di edifici e mezzi), si notava la possibilità di includere lo sviluppo di tecnologie di base, dall’intelligenza artificiale alla Big data analytics, fino a Internet of Things e osservazione della Terra dallo Spazio. Tecnologie che potranno essere utili sulle piattaforme di futura generazione.

IL RUOLO DELL’INDUSTRIA

A notarlo, a ottobre, è stato direttamente il ministro Lorenzo Guerini partecipando all’EY Capri Digital Summit. E così l’industria nazionale si è messa a lavoro, proponendo i suoi progetti nel rispetto delle direttrici individuate da Bruxelles e adottate dal governo per la redazione del Piano nazionale, passato poi a sei missioni. L’Aiad ha redatto una lista di 56 progetti, guidati dalle maggiori aziende del settore. Spaziano dalla digitalizzazione dell’intera filiera al potenziamento della cyber-security per la Pubblica amministrazione, dai nuovi materiali per applicazioni ipersoniche alla conversione green per le navi della Marina militare, fino alla trazione ibrida per i veicoli terrestri. Si tratta di progetti trasversali, focalizzati su alta innovazione e tecnologie del futuro in grado di generare ampi benefici ben oltre il perimetro militare.

UN CONTRIBUTO PER IL PAESE

Secondo Crosetto, “esiste un ampio spazio nelle sei missioni individuate dal governo per l’industria che io rappresento; anche in campi che normalmente si pensa non facciano riferimento alla nostra industria, come la salute”. E infatti “dei progetti costruiti da Leonardo riguardano la salute, per non parlare di istruzione e ricerca, o delle infrastrutture, soprattutto quelle digitali, dei luoghi di immagazzinamento dei dati o dei supercomputer”. Sono tutte parti, ha concluso il presidente dell’Aiad, “su cui questo settore può dire la sua e portare in qualche modo un contributo al Pnrr”.

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