L’ex ministro della Difesa a Formiche.net: “Se l’inflazione dovesse toccare gli stipendi delle forze armate, riaprirebbe la partita tra Erdogan e militari, dopo il colpo inferto all’ala più occidentale dopo il fallito golpe del 2016”. Manifestazione degli eurodeputati dem sotto l’ambasciata turca

Quali scenari finanziari e geopolitici si aprono dopo il crollo della lira turca? A seguito del licenziamento del governatore della banca centrale da parte del presidente Recep Tayyip Erdoğan si è verificato un fisiologico esodo di massa di capitali, con la lira che ieri ha fatto segnare un meno 15%, avvicinandosi al minimo storico, prima di chiudere la giornata con perdite dell’8,4%. Come è noto, negli ultimi due anni il Presidente turco ha sollevato dal proprio incarico ben tre governatori della banca centrale in virtù dei nuovi e vasti poteri presidenziali assunti nel 2018. Inoltre l’inflazione in Turchia è salita del 15,6% a febbraio, con previsioni negative per marzo e aprile proprio a causa della lira debole. A Bruxelles intanto si mobilitano gli europarlamentari del Pd, manifestando sotto l’ambasciata turca, in vista del Consiglio di domani che tratterà proprio dei rapporti tra Ue e Turchia.

L’OPINIONE DI MAURO MAURO

Come potrebbero incrociarsi con il dossier finanziario le delicate partite che si stanno giocano in Siria e in Libia? L’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, osserva a Formiche.net che molte delle strategie di Erdogan in politica estera maturano nella cosiddetta logica del gran visir. “In epoca ottomana quando le casse dello Stato erano in sofferenza, il gran visir si cimentava in difficili e onerose campagne, che avrebbero dato l’opportunità di garantire nuovi bottini e una nuova liquidità. Ovviamente oggi non stiamo ragionando di questo, ma la tendenza di Erdogan a sovraesporsi sul piano del confronto muscolare esterno è un oggettivo contrappeso per compensare l’enorme difficoltà che ha sul piano economico-finanziario interno”.

LIRA & POLITICA

La corsa dell’inflazione potrebbe incrementare il calo di consensi per il partito di Erdogan, a tutto vantaggio dei due volti nuovi della politica turca,il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu e Canan Kaftantsioglou, la Kamala turca? Secondo Mauro la base del partito di Erdogan è ancora molto solida e soprattutto nell’interno dell’Anatolia rappresenta il vero centro di potere rispetto ai bisogni dei territori. “Evidentemente un meccanismo di inflazione elevata all’ennesima potenza indebolirebbe anche quella forma di consenso che non nasce e matura sulla base di convincimenti ideologici, ma su quello che ha fatto la fortuna di Erdogan: ovvero dare spazio ad una figura autoritaria che garantisce pane e companatico”.

Tale meccanismo, aggiunge l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo, nel tempo potrebbe favorire la crescita di altri astri nascenti, come appunto il sindaco di Istanbul che però sconta una problematica. Come potrà la parte più occidentalizzata della Turchia fare breccia in quegli strati sociali della popolzione più legati ad un modello di conservatorismo tradizionale e magari più intimoriti dalla crescita della minaccia curda?

“Da questo punto di vista sia il sindaco İmamoğlu che Kaftantsioglou dovrebbero prendere in considerazione anche l’ipotesi di poter fare un tratto insieme di strada con l’intento di rappresentare una seria alternativa allo strapotere di Erdogan che in questi anni è riuscito ad ottenere ciò che sembrava impensabile: ovvero assicurarsi il pieno controllo delle forze armate”.

MILITARI, NATO E USA

Avendo annichilito la presenza di quegli ufficiali filo occidentali che incarnavano la fonte più rigorosa del laicismo alla Ataturk, inevitabilmente se l’inflazione inciderà anche su stipendi e benessere delle truppe, ciò secondo Mauro nel tempo potrà riaprire la partita anche all’interno delle forze armate. Un percorso che può diventare “pericoloso per Erdogan, ma non prima di un anno o due, nel mentre l’altro banco di prova è il tipo di equilibrio che riuscirà a ristabilire con gli Usa in ordine alle tensioni avute in passato con le amministrazioni Obama e con Biden in particolare”.

Un passaggio che si inserisce anche in ottica Nato, dove sembra ci sia una nuova retorica più dinamica, stando alle ultime dichiarazioni sulla Turchia del Segretario uscente Stoltenberg (“Ho espresso le mie serie preoccupazioni e sappiamo tutti che ci sono gravi differenze nel Mediterraneo orientale). “Parole che rispecchiano la postura americana, ovvero quando il maggiore azionista mette nel mirino uno dei membri, ciò non può non avere riflessi. Ad oggi però non sappiamo ancora se e quanto l’amministrazione Biden intenda essere punitiva verso la Turchia. Il primo atto in Siria è certamente dettato dalla volontà di parlare alla molteplicità degli alleati: da un lato gli Usa hanno contenuto la vendita delle armi ai sauditi, dall’altro il bombardamento in Siria usa una lingua contraria”.

Il riferimento è ad un voler assecondare l’asse Arabia Saudita e Israele sullo scacchiere siriano, aggiunge. Fino ad oggi Biden alcuni punti fissi nel dossier mediterraneo li ha messi: “Oltre alle vicende cinesi, al Presidente americano non va bene il legame russo-turco che, solo apparentemente, esprime contrapposizione mentre in realtà cela un metodo che spaventa Washington: Ankara e Mosca litigano su tutto, Siria, Libia, Balcani, Nagorno ma lo fanno con una sofisticatezza di argomenti che alla fine ottiene il risultato di aumentare l’influenza di entrambi nelle aree in questione”.

PD IN PIAZZA

A Bruxelles intanto si mobilitano gli europarlamentari del Pd, manifestando sotto l’ambasciata turca, dove sono intervenute addirittura cinque pattuglie al seguito che hanno identificato e schedato i partecipanti tra cui gli italiani Bonifei, Moretti e Picierno accanto a colleghi di altri paesi. “L’iniziativa è nata dalla necessità di far sentire la voce del Parlamento europeo – dice a Formiche.net l’eurodeputata del Pd Pina Picierno – rispetto a ciò che di scandaloso sta accadendo in Turchia. Abbiamo manifestato contro il ritiro assurdo dalla Convenzione di Istanbul e per tutti gli arresti che stanno avvenendo nel paese in questi giorni: un’escalation drammatica. Vogliamo riaffermare un’evidenza: Erdogan è un pericoloso criminale perché se ne infischia dei diritti umani e arresta i suoi oppositori politici. Noi ci siamo, ora l’Europa prenda una posizione forte.”

Proprio domani si aprirà il Consiglio con all’ordine del giorno l’esame delle relazioni bilaterali tra Turchia e Ue: in quell’occasione, aggiunge, “andranno superate le incomprensibili timidezze europee che ci sono state fino a questo momento, dichiarando con forza che il Presidente turco va trattato come un criminale”.

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