Dall’Ema arriva uno stop su Spuntik V, non si deve produrre e distribuire prima dell’autorizzazione, “è una roulette russa” e non si hanno dati a sufficienza, dice la presidente del board Christa Wirthumer-Hoche. Doccia fredda per chi, in Italia, chiede di “fare presto” con il vaccino di Mosca

Doccia fredda dall’Ema sul vaccino russo Sputnik V, “è un po’ come la roulette russa”. Solo una settimana fa l’agenzia Ue dei farmaci con sede ad Amsterdam ha avviato una revisione del vaccino anti Covid-19 prodotto in Russia per capire se ci sono le condizioni per distribuirlo fra gli Stati membri.

Oggi, in attesa dei risultati, arriva un primo stop a chi vuole fare da sé. In un’intervista all’emittente austriaca Orf, la presidente del board dell’agenzia, Christa Wirthumer-Hoche, ha frenato sulle aspettative di una rapida autorizzazione. “Abbiamo bisogno di documenti che possiamo esaminare. Inoltre, al momento non disponiamo di dati sulle persone vaccinate. È sconosciuto”.

La numero uno dell’Ema si riferisce in particolare agli Stati membri che hanno già avviato la produzione e distribuzione del vaccino russo senza aspettare l’autorizzazione dell’Ue. È il caso della Repubblica Ceca, della Slovacchia e dell’Ungheria di Viktor Orban, e nella stessa direzione è avviata l’Austria del cancelliere Sebastian Kurz.

In Italia un fronte trasversale alla politica chiede di prendere in considerazione Sputnik V insieme agli altri vaccini già approvati dall’Ema e dall’Aifa, Pfizer, AstraZeneca e Moderna. In pressing c’è buona parte del centrodestra, dall’azzurro Antonio Tajani al leader della Lega Matteo Salvini, ma non mancano sensibilità diverse.

In un recente incontro con il Commissario Ue al Mercato interno Thierry Breton, Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico e vicesegretario della Lega, ha detto che “Ue e Usa possono produrre da soli i vaccini per il resto del mondo”.

Anche dal ministro della Salute Roberto Speranza è arrivata un’apertura a Sputnik. Che però deve passare prima dalla revisione dell’Ema e poi dell’Aifa, salvo un’autorizzazione straordinaria del governo. Ipotesi che la presidente del board dell’Ema chiede di scongiurare.

“Consiglierei di non concedere un’autorizzazione di emergenza nazionale – ha detto Wirthumer-Hoche. “Potremo avere lo Sputnik V sul mercato in futuro quando i dati appropriati saranno stati esaminati. La revisione continua e’ iniziata ora all’Ema”, ha aggiunto.

“I pacchetti di dati provengono da produttori russi e, naturalmente, saranno rivisti secondo gli standard europei di qualità, sicurezza ed efficacia. Quando tutto sarà provato, sarà autorizzato anche nell’Unione Europea”. Un’ammonimento netto: è troppo presto e non ci sono abbastanza informazioni per poter distribuire Sputnik V in Ue.

La scorsa settimana l’Istituto Spallanzani di Roma ha annunciato la produzione in loco del vaccino russo una volta ricevuto il permesso delle due agenzie, “ma ci sarebbero tutti gli elementi per cominciare subito: d’altronde il Lazio rappresenta il 70% dell’attività produttiva farmaceutica italiana”, ha detto in un’intervista a Libero il direttore Francesco Vaia.

I tempi, ha avvisato oggi l’Ema, potrebbero essere più larghi del previsto e richiedere mesi prima che arrivi il via libera al vaccino sviluppato dal centro Gamaleya e il Ministero della Difesa russo (fra cui due centri di ricerca finiti sotto sanzioni degli Usa) e finanziato dal fondo sovrano Russian Direct Investment Fund (Rdif).

Intanto Mosca prosegue nella promozione di Sputnik V presso le aziende del settore italiane. Al termine di una serie di incontri promossi dalla Camera di Commercio Italo-russa l’impresa italiana associata Adienne Srl, parte della multinazionale Adienne Pharma&Biotech, ha promosso un accordo per la produzione in loco del vaccino.

Fra gli addetti ai lavori, anche in Italia, c’è chi esprime dubbi sull’autorizzazione a produrre Sputnik. “L’elemento che reputo più singolare nella querelle Sputnik, è che si sta parlando di utilizzare un farmaco che, fino a poco fa, non solo non aveva ottenuto il via libera ma non aveva neanche fatto la richiesta dell’application form a Ema”, ha detto in una recente intervista a Formiche.net l’ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin.

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