“Abbiamo bisogno di un’alleanza di democrazie in ambito tech” per far fronte alla Cina. L’apertura della commissaria europea Vestager al presidente Biden basterà per convincere gli Stati membri?

“Abbiamo bisogno del nucleo per un’alleanza di democrazie ai massimi livelli, perché la rivalità di sistema in cui ci troviamo è strettamente legata alla corsa tecnologica”. A dichiararlo, intervistata dal giornale tedesco Handelsblatt, è la commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager, che è anche responsabile per l’agenda digitale.

All’indomani della presentazione del piano “2030 Digital Compass” per una maggiore autonomia europea in campo digitale, la commissaria si è espressa a favore dell’iniziativa degli Stati Uniti per un’alleanza delle democrazie per la tecnologia al fine di far fronte alla Cina come rivale sistemico. Tale rivalità proviene in via principale dalla Cina, la cui politica è “molto più ambiziosa e molto più globale”, evidenzia Vestager. Secondo cui le tecnologie digitali sono un elemento centrale in questa competizione, in quanto essenziali “per il funzionamento dei regimi autoritari”.

La Commissione europea ha parlato. Rimane da vedere se i singoli Stati membri, in particolare Francia e Germania, saranno ora meno tiepidi sull’idea di alleanza tra democrazie di cui tanto si discute oramai da mesi dall’altra parte dell’Atlantico.

Matthew Kroenig, direttore dello Scowcroft Center dell’Atlantic Council e professore alla Georgetown University, spiegava ieri in un’intervista con Formiche.net che “se vogliono stare al passo della sfida cinese gli Stati Uniti devono riunire in un solo consesso alleati del fronte europeo e dell’Indo-Pacifico, Francia, Germania, Itaia, ma anche Canada, Australia, Corea del Sud. Il prossimo G7 di Boris Johnson può trasformarsi nella prima riunione governativa del D-10”. Autonomia strategica?: “Confesso che il discorso dell’autonomia strategica europea è difficile da capire a Washington DC”, ha risposto l’esperto. “Sembra”, ha proseguito, “che Parigi e Berlino siano rimasti ai tempi di [Donald] Trump, quando sostenevano di dover ‘fare a meno’ degli Stati Uniti.

Ma l’intervista ha ripercussioni anche interne alla Commissione europea. Nei giorni scorsi quattro leader “sovraniste digitali”, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel, avevano cercato, con una lettera, di investire la presidente Ursula von der Leyen del ruolo di campionessa della sovranità digitale europea scavalcando sia Vestager sia Thierry Breton, commissario al Mercato interno.

La commissaria danese (temutissima nella Silicon Valley) potrebbe avere voluto rispondere a quella missiva con questa intervista, in cui ha anche rimarcato di non essere convinta dalle proposte avanzate dalla Germania per un allentamento della normativa dell’Unione europea in materia di concorrenza, funzionale a costituire campioni industriali europei in grado di competere meglio con le aziende cinesi, sostenute dallo Stato. A proposito ha spiegato: “Non si può scegliere un elemento del sistema cinese e dire che lo vogliamo anche noi, dovremmo lasciare ai cinesi l’essere cinesi”.

E quanto alla Silicon Valley, Vestager ha auspicato un consenso tra Unione europea e Stati Uniti per la regolamentazione di gruppi come Google, Amazon e Facebook. Con l’amministrazione di Joe Biden, la posizione degli Stati Uniti sull’industria tecnologica è cambiata e “ciò consente nuove discussioni”, ha aggiunto.

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