La consultazione della Bce è stata un passaggio intermedio, anche necessario per comprendere le aspettative dei cittadini e delle imprese dell’area euro verso la moneta digitale. Adesso serve capire le prossime mosse. L’analisi di Sergio Boccadutri

Dopo la pubblicazione della consultazione pubblica sull’euro digitale, di cui anche Formiche.net ha dato conto, c’è da capire quali passi compirà la task force della Bce, guidata dal Fabio Panetta. La consultazione è stata infatti un passaggio intermedio, anche necessario per la Bce per comprendere le aspettative dei cittadini e delle imprese dell’area euro, ma è certo ormai che la decisione sull’avvio dello sviluppo di una Cbdc (Central Bank Digital Currency) sarà presa dall’Eurosistema nel mese di giugno.

C’è da dire per che, nonostante il report appena pubblicato ribadisca nelle sue conclusioni che nulla è stato deciso in proposito, quasi sicuramente la decisione sarà positiva. L’area euro non può permettersi di rimanere indietro, rispetto a quella che si sta affermando come una tendenza globale: la dematerializzazione della moneta fisica (il contante) emessa dalle banche centrali.

Sebbene da diversi anni ci siano studi da parte della stessa Bce sull’utilizzo della Dlt per i pagamenti transfrontalieri e da ultimo sulle Cbdc (si vedano, ad esempio, le varie fasi del Progetto Stella svolto in cooperazione con la Banca del Giappone), l’indagine da avviare a giugno durerebbe – secondo lo stesso Panetta – circa due anni. Non sono pochi ma neanche tanti.

I temi da affrontare sono davvero molti e delicati, così come sono tante le ripercussioni di una eventuale decisione positiva. Probabilmente non sarà necessaria la revisione dei trattati, ma è certo che alcune direttive – a partire da quella sui servizi di pagamento – dovranno essere ulteriormente modificate. Andrà approfondita l’integrazione dell’Euro digitale coi servizi di pagamento già esistenti, così come la necessità di assicurare privacy, sicurezza e l’utilizzabilità dell’Euro digitale nell’area euro e fuori dall’area euro, garantendo la tenuta dei presidi antiriciclaggio.

Inoltre, vanno considerati gli impatti e i rischi per le economie interne che per le economie estere. Così come dovranno essere valutati gli impatti e gli utilizzi dell’Euro digitale nell’ambito della politica monetaria della Bce. Inoltre, alla fase di analisi seguirebbe sicuramente una fase di test e sperimentazioni circa le integrazioni nel sistema degli intermediari bancari e finanziari. Come un mantra tutte le volte che si affronta il tema, gli esponenti della Bce sottolineano come in ogni caso l’euro digitale non sarà mai alternativo al contante.

Una tale cautela è doverosa per chi ricopre determinati ruoli, ma è altrettanto facile immaginare che alla metà di questo secolo il contante avrà un ruolo totalmente residuale, e ciò a prescindere o meno dalla decisione di emettere o meno una moneta digitale. Si tratta di una questione molto importante, la riduzione (la quasi totale sparizione della circolazione del contante) sul lungo periodo potrebbe avere effetti negativi senza opportuni provvedimenti, come appunto l’emissione di una CBDC. Determinate categorie di persone rischierebbero una totale esclusione finanziaria.

Inoltre, il processo di consolidamento del mercato dei pagamenti (sia in termini di stakeholders che di sistemi) potrebbe nascondere i rischi legati all’efficienza e alla resilienza dell’infrastruttura finanziaria. Quali le conseguenze sul concetto stesso di “corso legale” nel momento in cui, per l’azzeramento della circolazione delle banconote, le persone avessero accesso solo al denaro delle banche commerciali? Anche per questi motivi è necessario avviare presto, senza più ritardi, ogni approfondimento necessario realizzazione dell’euro digitale.

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