Il capo del Comando Centrale americano ha descritto le minacce prodotte dall’Iran nella regione, oltre al nucleare. Droni, missili balistici e milizie, comandate dai Pasdaran: Zarif conferma che parte della politica estera di Teheran non è in mano sua

In una conferenza stampa dal Pentagono, il generale dei Marines che comanda il CentCom, Frank McKenzie, ha detto che l’Iran ha circa tremila missili balistici di vario genere e la loro precisione sta migliorando. Ha poi aggiunto che in Iraq potrebbero esserci altri “kinetic events” conseguenza del fatto che gli Stati Uniti non lasceranno il Paese: si riferisce agli attacchi continui che il contingente americano, diplomatico e militare, subisce per opera delle milizie sciite — organizzazioni armate dai Pasdaran che hanno come obiettivo quello di mantenere il livello di ingaggio costante su medie intensità.

Di più: il capo del comando militare americano che copre il delicatissimo quadrante che va dall’Egitto all’Afghanistan dice anche che “l’uso diffuso [da parte dell’Iran] di droni di piccole e medie dimensioni per la sorveglianza e l’attacco significa che per la prima volta dalla guerra di Corea, operiamo senza una completa superiorità aerea”. Si riferisce a un altro problema connesso alla realtà della presenza militare iraniana nella regione: le milizie sono armate di droni kamikaze e altri droni offensivi. Per confronto basta vedere quel che accade in Yemen, dove i ribelli Houthi che stanno attaccando a Marib vanificando i tentativi di pace, usano droni di origine iraniana per colpire l’Arabia Saudita, che sta combattendo con grandi difficoltà sul lato del governo regolare di Sanaa.

McKenzie nell’incontro con la stampa ha fatto riferimento ai droni e all’attacco che recentemente ha subito il contingente occidentale che si trova a Erbil, nel Kurdistan iracheno, da cui continua a coordinare le azioni contro lo Stato islamico. Quell’attacco, di cui sono responsabili le milizie sciite irachene era “diverso da altri” e indica che i Pasdaran, tramite i loro proxy locali, possono iniziare a ordinare raid con droni contro le forze della Coalizione, ha spiegato. Questo genere di considerazioni mostra uno spaccato critico dello stesso Iran, con cui Washington sta cercando di trovare una quadra per quanto riguarda il programma nucleare — l’amministrazione Biden vorrebbe rientrare nell’accordo Jcpoa da cui gli Usa erano usciti sotto il governo precedente. McKenzie mette in evidenza come la questione atomica sia solo parte del problema, e come il programma missilistico e la strategia delle milizie (ora resa più critica dal fattore aereo) siano altri due grandi fattori da tenere in considerazione.

Non tanto quando si tratta con Teheran come governo, ma come realtà complessa che comprende anche i Pasdaran — corpo militare teocratico che si muove come uno Stato-nello-Stato. Di queste differenze in fondo si è trovato a parlare anche il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, uno degli artefici del Jcpoa e interlocutore principale sul tema (almeno fino alle presidenziali di giugno), che è stato recentemente protagonista di un leak-audio in cui ammette che il suo ruolo nella politica estera della Repubblica islamica è sempre stato limitato. Zarif dice di essere stato costretto a “sacrificare la diplomazia per le operazioni dell’IRGC”, acronimo inglese con cui vengono indicati i Pasdaran, a causa degli interventi dell’ex comandante della forza Qods, Qasem Soleimani, negli affari diplomatici iraniani. Soleimani è l’uomo che ha pensato è gestito la strategia delle milizie, principale asset di un certo genere (aggressivo) di politica estera iraniana.

Zarif aggiunge che “non sono mai stato in grado di chiedere a Soleimani di fare qualcosa che servisse alle mie mosse diplomatiche”, in un’intervista (registrata a marzo) che sarebbe dovuta uscire dopo le elezioni di giugno, ossia dopo che la presidenza Rouhani avesse lasciato il ruolo. Ma le dichiarazioni del ministro sono state intercettate (lo scontro politico all’interno dell’Iran è molto acceso) e diffuse pubblicamente confermando in parte quello che McKenzie e molti altri dicono da tempo: a Teheran ci sono due realtà, una incarnata dall’attuale governo, pragmatico-riformista (che condivide una base di pragmatismo con i conservatori), l’altra dai Pasdaran, che trovano consenso e dunque sopravvivenza attraverso l’ingaggio continuo e le politiche aggressive. Da notare che Zarif ha anche detto che la Russia ha cercato, attraverso Soleimani, di “distruggere” l’accordo Jcpoa (di cui Mosca è firmataria come membro permanente del CdS Onu).

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