Domani il Copasir dovrebbe tornare a riunirsi per ascoltare il sottosegretario Gabrielli. Ma le polemiche politiche su presidente e composizione non si placano. Come muoversi ora? Parola ai costituzionalisti Frosini (Suor Orsola Benincasa) e Guzzetta (Tor Vergata)

Domani (mercoledì 14 aprile), dopo oltre un mese e mezzo di stallo, il Copasir dovrebbe tornare a riunirsi per ascoltare Franco Gabrielli, sottosegretario con delega ai servizi segreti, e per poi esaminare la proposta di relazione sull’attività svolta l’anno scorso.

Ma le polemiche sulla composizione del comitato non accennano a placarsi. La scorsa settimana i presidenti delle Camere, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, hanno risposto al presidente, il leghista Raffaele Volpi, spiegando che il precedente di Massimo D’Alema è valido. Dunque “non è prevista alcuna forma di rinnovo” del Copasir né di “decadenza” del presidente.

La palla, così, è di nuovo nel campo della politica: a puntare alla presidenza c’è Fratelli d’Italia, che esprime oggi con il senatore Adolfo Urso il vicepresidente del comitato.

Osserva le beghe parlamentari il costituzionalista Tommaso Edoardo Frosini, ordinario all’Università Suor Orsola Benincasa, che con Formiche.net commenta: “Quello che sta succedendo in Parlamento, con la mancata attribuzione della presidenza del Copasir a un esponente di Fratelli d’Italia, unica forza politica di opposizione, è un ulteriore colpo alla credibilità dell’Aula e dei suoi parlamentari. È un’occasione persa per mostrare, piuttosto, la volontà del Parlamento di essere il luogo della democrazia, dove chi fa le leggi le deve rispettare. Dove le minoranze hanno piena e riconosciuta dignità parlamentare”.

Il costituzionalista non ha dubbi: “La carica di presidente del Copasir spetta a un rappresentante dell’opposizione parlamentare. Lo prescrive chiaramente la legge 124 del 2007, all’articolo 3, comma 3: in claris non fit interpretatio. Lo prevede un sistema di democrazia parlamentare rispettoso del rapporto maggioranza e opposizione. Lo prefigura una logica garantista a tutela della sicurezza della Repubblica, che non sia controllata dal controllore”, aggiunge.

Frosini appare scettico anche sul precedente D’Alema, che definisce “un errore e l’eccezione alla regola. Si è più volte tentato di costituzionalizzare lo statuto dell’opposizione, che comunque già gode di un suo riconoscimento – sia pure modesto – nei regolamenti parlamentari. Sulla presidenza Copasir c’è in ballo proprio un’idea chiara e forte di un parlamentarismo maturo, alimentato da un confronto fra maggioranza e opposizione, dove quest’ultima non sia tiranneggiata dalla prima. Basta vedere come funziona in Gran Bretagna con l’opposizione di Sua Maestà e dove mai e poi mai si sognano di violare le regole del fair-play parlamentare e le constitutional conventions. Bisognerebbe ogni tanto andare a rinfrescare idee e pratiche parlamentari nel Tamigi”, conclude.

“Questa vicenda molto complessa mette in evidenza una serie di problemi del nostro ordinamento”, spiega a Formiche.net Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto pubblico all’Università Tor Vergata, che individua due anomalie. La prima è “la particolare natura del diritto parlamentare nel quale gioca un ruolo fondamentale l’interpretazione dei presidenti delle Camere. È un ordinamento, quello parlamentare, molto condizionato anche dai principi del diritto eccezionale rispetto al diritto comune”. La seconda è “l’instabilità dei governi e la successione nelle legislature di più esecutivi – una rarità nelle democrazie avanzate – fa sì che decisioni prese a inizio legislatura si rivelino il più delle volte incongruenti rispetto ai cambiamenti degli equilibri politici nei cinque anni successivi”.

Infatti, prosegue Guzzetta, “mentre i governi si susseguono a ritmo vorticoso, il diritto parlamentare non prevede in genere meccanismi per revocare i presidenti delle commissioni. Il diritto parlamentare originario, infatti, è costruito sulla logica della continuità, pensato in termini di legislatura o comunque su un modello in cui la distinzione tra maggioranza e opposizione è molto più sfumato. Tutto questo, però, stride con la realtà politica”. La questione è più politica che giuridica, nota il professore: “E a essere rigorosi, guardando alla legge 124 del 2007 e al suo spirito, il problema del Copasir è relativo non soltanto alla presidenza, che dev’essere dell’opposizione, ma anche alla composizione, che dev’essere paritaria. Oggi anche quest’ultima è squilibrata rispetto ai nuovi rapporti di forza politiche”. Dunque, conclude Guzzetta, “è sul piano politico che il problema va risolto. Il dibattito è viziato dagli elementi sopracitati e forse la soluzione più corretta sarebbe quella, per rispettare lo spirito della legge, di azzerare la commissione e ricostituirla”.

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