Incontro alla Farnesina tra il ministro Di Maio e l’omologa libica el Mangoush, che passa anche da incontri con la Difesa e altre istituzioni italiane. L’Italia è la prima tappa in Europa della nuova ministra del Governo di unità nazionale di Tripoli

L’Italia riaprirà il consolato a Bengasi, nella Cirenaica (regione orientale della Libia), “a dimostrazione dell’impegno prioritario italiano per la Libia”. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha confermato l’impegno di Roma vicino a Tripoli e al Governo di unità nazionale – con un rafforzamento della presenza diplomatica territoriale che avrà valore anche per le attività delle imprese italiane che prenderanno parte alla ricostruzione.

Di Maio ha parlato dopo un faccia a faccia con la sua omologa libica, Najla el Mangoush, in Italia per una visita ufficiale di due giorni, durante i quali passa per incontri tra Farnesina, Difesa, Viminale e Mise, e per un’audizione alla Commissione Esteri della Camera.

È il primo bilaterale in Europa per il governo di Abdelhamid Dabaiba, e si rinnova anche nel caso della visita della responsabile della diplomazia libica quanto visto con la visita tripolina di Luigi Di Maio, quella del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il viaggio della ministra degli Interni, Luciana Lamorgese. Ossia, l’Italia intende avere prelazione nei rapporti con la Libia.

Al centro degli incontri vari generi di rapporti bilaterali, i quali saranno trattati in modo più operativo con la prossima riunione della Commissione tecnica economica congiunta italo-libica (Cecil). “Abbiamo ribadito l’impegno per la stabilizzazione, per un processo guidato dai libici” ha detto Di Maio, sottolineando un ruolo dell’Italia confermato – con identiche parole – in un tweet dal ministro Lorenzo Guerini, che aggiunge l’impegno della Difesa italiana ad “avanzare la collaborazione civile e militare con la Libia”, che “è priorità strategica dell’Italia”. Messaggio ripetuto dopo l’audizione parlamentare di mercoledì 21 aprile.

“Apprezziamo il fatto che l’Italia non abbia mai chiuso la sua ambasciata in Libia durante la guerra, come pure che l’ospedale da campo italiano ha sempre offerto aiuto nella cura dei pazienti, dei feriti, e per il trasferimento dei feriti libici in Italia”, ha aggiunto la ministra libica sottolineando il doppio ruolo diplomatico e militare-di-servizio (l’ospedale è infatti sotto la missione MIASIT) che Roma ha giocato in Libia durante questi dieci anni.

El Mangoush, originaria di Bengasi, è un avvocato di professione e ha lavorato come docente e ricercatrice universitaria su temi come la costruzione della pace in aeree di conflitto. È la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro degli Affari esteri nella storia della Libia e ha un ruolo importante nel dialogo intra-libico, con Tripolitania e Cirenaica — Tripoli e Bengasi — che faticano a parlarsi. Lunedì prossimo accompagnerà Dabaiba e una delegazione di ministri a Bengasi, che è il cuore del potere militarista del capo miliziano Khalifa Haftar.

“Abbiamo confermato la piena disponibilità a collaborare con la nuova autorità esecutiva unificata ad interim per sostenere la prossima fase di transizione istituzionale”, ha detto il capo della diplomazia italiana, evidenziando l’importanza che il Governo di unità nazionale raggiunga “obiettivi prioritari quali la tenuta delle elezioni il 24 dicembre, la completa attuazione del cessate il fuoco, l’avvio di un effettivo processo di riconciliazione e una risposta alla grave crisi socio-economica, a partire dalla fornitura alla popolazione dei servizi essenziali di cui ha bisogno”.

Parole del tutto simili all’appello lanciato dall’Onu attraverso l’International Follow-up Committee. E sempre restando sulle priorità avanzate dalle Nazioni Unite (e da Usa e Ue) “l’uscita delle forze militari straniere illegali” dalla Libia è la condizione “per svolgere in sicurezza le elezioni” politiche in programma a dicembre, ha dichiarato la ministra.

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