Le nuove regole europee per gli investimenti sostenibili mappano la strada per la transizione sostenibile. Giuseppe Cosulich, capo della divisione di Green Debt Capital Market di Credit Suisse, spiega come (e dove) potranno investire le società

Nell’ottica della transizione sostenibile europea, determinare cosa sia un investimento verde è – semplicemente – essenziale. Inutile versare miliardi di euro nella sostenibilità se poi questi possono essere dirottati in progetti o opere che di ecologico hanno ben poco. L’Ue stima che si dovrà correre al ritmo di €350 miliardi all’anno in investimenti (realmente) sostenibili per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi climatici.

Questa la ratio dietro la pubblicazione delle nuove regole europee sulla tassonomia per la finanza sostenibile. Nelle parole di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione con delega al commercio, servono per “aiutare le compagnie e gli investitori a sapere se i loro investimenti e le loro attività sono davvero green”.

Le nuove linee guida coprono 13 settori tra cui energia e rinnovabili, trasporti, manifattura ed edilizia, ma anche assicurazioni e arti. La Commissione stima che le industrie coperte producono quasi l’80% dell’emissione dei gas serra nell’Unione. La classificazione di gas naturale ed energia nucleare – questioni più controverse – è stata rimandata a giugno.

L’aggiornamento della tassonomia è “uno sviluppo importantissimo – e altamente atteso – per tutto quello che riguarda la finanza sostenibile”, ha commentato Giuseppe Cosulich, a capo della divisione di Green Debt Capital Market di Credit Suisse. Raggiunto da Formiche.net, Cosulich ha rimarcato che le nuove regole rimuovono l’incertezza e danno modo agli investitori e al mercato di allinearsi con gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima.

Grazie agli anni di sviluppo e al basso costo dei combustibili fossili rispetto alle alternative rinnovabili, questi sono spesso la soluzione più conveniente – e più dannosa per l’ambiente. Qui entra in gioco la tassonomia aggiornata, che “aiuterà a indirizzare i flussi di capitale sulle categorie identificate [come sostenibili], riducendo il costo di capitale in quei settori e aiutando un ribilanciamento degli investimenti”.

Il processo di rinverdimento, però, deve includere l’intera filiera economica. Queste nuove misure saranno integrate con un pacchetto di leggi europee sul corporate sustainability per mettere in luce gli sforzi delle singole società. Una volta che queste saranno obbligate a rilasciare i dati di sostenibilità – come realtà del calibro di Credit Suisse fanno già – si potrà ottenere un quadro più preciso, identificare gli attori virtuosi e quelli recalcitranti e incentivare, in questo modo, la transizione. In più misure come la carbon tax – imposte di aggiustamento al confine europeo – potranno contribuire a globalizzare gli standard Ue.

Da lì si passa a scrutinare i singoli investimenti attraverso la lente della tassonomia, ha continuato Cosulich. Occorre analizzare il ciclo di vita dell’investimento dal punto di vista delle emissioni e altri fattori ESG (di crescita sostenibile ed ambientalista, ndr) e considerando tutti gli impatti ambientali, inclusi quelli secondari e terziari, per scongiurare il rischio di greenwashing (la pratica antiambientalista di tingere di verde realtà che non lo sono). Per capirsi, “mettere giù dei pannelli solari deforestando l’Amazzonia non è una soluzione ottimale”.

Ma bisogna procedere per gradi.“Se i flussi di capitale seguono la tassonomia e gli accordi di Parigi, i costi della transizione andranno a ridursi”. Il prossimo passo è identificare le leve per aiutare il processo di decarbonizzazione: efficientamento energetico, utilizzo di un misto di processi sostenibili e non e investimenti in fonti energetiche alternative.

L’idrogeno, già presente nella nuova tassonomia e area “in cui ci sono molte aspettative e ambizioni dal punto di vista europeo e italiano”, è un candidato ideale. “Realtà come l’italiana Snam sono leader nelle emissioni di transition bond”, ha spiegato Cosulich riferendosi all’emissione di obbligazioni pensate per facilitare la transizione energetica, “segmento che noi di Credit Suisse conosciamo bene” (qui il white paper della banca sulla materia).

Un’altra soluzione sono i sustainability linked bonds, ossia obbligazioni che a differenza dei green bond sono collegate a specifici obiettivi di sostenibilità (come, ad esempio, la quantità di emissioni per tonnellata di cemento prodotta) che prevedono una penalità per l’emittente che non riesce a raggiungerli. Inventate da Enel, peraltro.

Si potrebbero anche considerare le tecnologie embrionali, come le tecniche di cattura della CO2 (che suscitano parecchio interesse tra gli investitori) e soluzioni più efficienti per stoccare l’energia elettrica. Tenendo sempre in considerazione che il ciclo di vita di ogni prodotto, specie le batterie, va rigorosamente controllato, dall’estrazione dei materiali alla produzione.

L’innato dinamismo ha permesso al settore finanziario di muoversi in anticipo rispetto ai governi. Ora “la speranza è che la tassonomia europea venga applicata anche globalmente. Del resto ci sono già investitori in Asia e America che guardano ai parametri europei per le loro decisioni”.

L’Italia e i suoi leader del mercato come Enel e Snam stanno già facendo la loro parte, ha concluso Cosulich; il piano di transizione energetica italiano – collegato al Recovery Fund – è “molto ambizioso e restituisce un’ottima prospettiva”.

Condividi tramite