Tra Russia e Italia ci sono diversi dossier di contatto su cui Mosca allunga occhi e orecchie perché ambiti di interesse strategico per il Cremlino

L’Italia non è un covo di spie (non più di altri Paesi), non un ventre molle da penetrare, non un paese facilmente disallineabile dalla sua connotazione geopolitica atlantista, ma la Russia ha interessi in sovrapposizione con Roma e per questo le attenzioni di Mosca sono ancora alte sulla Penisola. La vicenda di spionaggio per la Russia che ha coinvolto un alto ufficiale della Marina è una testimonianza sull’attualità: dalla Libia al ruolo nella Nato, dall’Ue alle missioni militari italiane, ci sono molti ambiti interessanti per il Cremlino.

In Libia, l’Italia ha acquisito centralità mantenendo una presa forte dietro al governo onusiano di Tripoli ma senza perdere completamente contatto con i ribelli della Cirenaica, lato su cui è schierata la Russia — con dispiegamento militare a responsible deniability tramite contractor privati. Conoscere i segreti di Roma sulla Libia è importante anche per la coopetition con la Turchia, inoltre, e perché la Russia è interessata un affaccio nel Mediterraneo centrale (da aggiungere a Tartus, sulla sponda siriana).

Dalla Libia infatti si avrebbe un posto di osservazione importante sul Canale di Sicilia, sul Muos e sulle basi di Augusta e Sigonella. Ambiti Nato di alto valore strategico, con i movimenti dell’Alleanza che sono una costante delle attenzioni (quasi esistenziali) russe. Come nel caso degli F-35, molto più di un caccia, ma simbolo della catena di cooperazione occidentale guidata dagli Usa. O come si vede sul Baltico e sui Balcani, altri due teatri in cui l’Italia è attiva — sempre nel quadro alleato — e su cui Mosca rivendica spazi.

Al Nord, con un occhio evidente al passaggio artico, i russi compiono attività continue, compresi gli sconfinamenti controllati sui cieli baltici con bombardieri strategici. Missioni che servono a sottolineare una presenza per costruire influenza e che spesso finisco oggetto di scrambling da parte degli Eurofighter italiani inglobati nelle operazioni della Nato Air Policing. Nei Balcani l’Italia c’è per disposizione geografica e dunque geopolitica, altra sponda naturale dell’Adriatico in cui la Russia cerca di preservare (con vari mezzi) ciò che resta della sfera di influenza sovietica.

Su tutto si somma la situazione attuale. L’aumento delle attenzioni è frutto anche di un cambiamento di paradigma a Washington, con il presidente Biden che ha deciso di ingaggiare la Russia come rivale sistemico del presente (guadando alla Cina come potenza futura), e di farlo chiedendo alle democrazie di compattarsi in un fronte unico a tutela di diritti umani e dei valori liberali.

Di più: la pandemia, con il vaccino Sputnik V che la Russia usa per solleticare l’Europa, rimasta a secco di vaccini — e il messaggio diventa un contro canto a quello che Washington vorrebbe costruire, incalzando sulla necessità attuale, vaccinarsi, e sostituirsi nella supply chain ideale e non solo in quella sanitaria (d’altronde il profilo Twitter del farmaco russo d’altronde definisce “ribellione europea” la volontà pubblica di alcuni presidenti di Regione italiani di approvvigionarsi con Sputnik V).

E allora, possibile che l’uscita della storia di spionaggio (simile a una come tante, di solito tenute segrete per prassi e utilità) arrivi in un momento in cui il neonato governo Draghi voglia segnare una linea rossa, una demarcazione netta tra ciò che è consentito (il rapporto business) da quello che diventa problematico per l’allineamento strategico italo-atlantico? Tant’è che, per quanto noto, non è stato il fatto in sé, ma la pubblicità ricevuta a colpire Mosca.

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