Robert Needham, console Usa a Milano, parla di porti italiani, di opportunità di investimento per le aziende americane e dei “potenziali rischi” della Via della Seta. Parole che ricordano quelle di Washington sul 5G. Intanto, Jane Hartley, già ambasciatrice a Parigi ai tempi di Obama, è la favorita di Biden per Roma

Un’intervista rilasciata al quotidiano ligure Il Secolo XIX da Robert Needham, da ottobre console generale statunitense a Milano, sembra suggerire quale sarà l’agenda del successore dell’ambasciatore Lewis Michael Eisenberg, scelto da Donald Trump nel 2017 ma valido rappresentante dell’establishment statunitense, a Villa Taverna.

L’INTERVISTA

Il colloquio del diplomatico ruota attorno ai porti e alla ricerca di investimenti esteri da parte delle realtà liguri: “Siamo stati attivamente coinvolti e stiamo lavorando con il Comune e l’Authority portuale di Genova per assicurare le aziende americane comprendano le opportunità che esistono qui”, spiega il console ricordando anche l’impegno statunitense verso l’Italia durante i mesi più duri della pandemia Covid-19. E a una domanda sugli scali individuati come strategici per la Via della Seta cinese – Genova ma anche Trieste – risponde sottolineando come i due porti siano “chiave nelle relazioni economiche” tra i due Paesi. Poi aggiunge: “Come alleati nella Nato, con truppe presente nelle basi italiane e con sistemi di sicurezza ed armamento condividisi, speriamo che l’Italia valuterà con attenzione i potenziali rischi per l’economia e la sicurezza nella ricerca di partner per progetti di sviluppo dei suoi porti”.

PORTI MA ANCHE 5G

Il discorso del console Needham sui porti suona un po’ come quello che gli Stati Uniti stanno facendo dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca sul 5G: difendersi assieme ma anche rafforzarsi assieme. E così sugli scali così come sull’infrastruttura di quinta generazione Washington è impegnata sia a respingere l’offensiva di Pechino sia a investire con alleati e partner per rendere le proprie soluzioni non soltanto più sicure ma anche più convenienti. Nel caso specifico del 5G, come recentemente raccontato su Formiche.net, i governi occidentali si stanno sempre più dedicando a erigere muri ai cosiddetti fornitori “ad alto rischio” (le aziende cinesi Huawei e Zte) ma anche a finanziare progetti per rafforzare la concorrenza e l’innovazione abbassando i costi per gli operatori e dunque per i clienti.

I CANDIDATI

Per Villa Taverna nelle scorse settimane circolava con insistenza il nome di Doug Hickey, uno dei grandi donor del presidente Biden e già Commissioner General dello Usa Pavilion all’Expo di Milano 2015. Ma un’indiscrezione dell’Associated Press cambia gli scenari: favorita oggi è Jane Dorothy Hartley, 71 anni, già ambasciatrice in Francia e a Monaco durante la seconda amministrazione di Barack Obama (di cui fu finanziatrice). A Parigi, arrivata dopo l’esperienza da amministratore delegato dalla società di consulenza Observatory Group, si trovò a gestire gli attentati del 2015, tra cui quello contro il giornale Charlie Hebdo.

TRA WASHINGTON TRA ROMA, BERLINO E PARIGI

Se la scelta di Washington per Roma dovesse ricadere su un profilo come quello di Hartley – donor ma con esperienza diplomatica iniziata nel 1978 alla Casa Bianca con Jimmy Carter – dagli Stati Uniti arriverebbe un nuovo chiaro segnale della scommessa sull’Italia. Non soltanto per il feeling tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e l’inquilino della Casa Bianca recentemente affermato da Thomas Smitham, incaricato d’affari ad interim presso l’ambasciata statunitense in Italia. Ma anche in vista delle prossime tornate elettorali in Germania, dove per la prima volta in 16 anni non ci sarà sulla scheda il nome di Angela Merkel, e in Francia, dove tra qualche mese si potrebbe ripresentare una sfida sovranista a Emmanuel Macron.

LE ALTRE NOMINE

L’amministrazione Biden sta chiudendo il cerchio delle nomine diplomatiche. In Cina andrà Nicholas Burns, diplomatico di carriera oggi professore a Harvard. Il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti è diretto verso l’India. L’ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel in Giappone. L’ex vice segretario di Stato Tom Nides in Israele. Denise Bauer, già ambasciatrice in Belgio con Obama, è la prima scelta per la Francia. David Cohen, manager di Comcast, sembra diretto in Canada. Due i posti a Bruxelles: l’avvocato Mark Gitenstein, già membro del consiglio consultivo del Biden-Harris Transition Team, andrà all’Unione europea; Julianne Smith, già viceconsigliere per la sicurezza nazionale di Biden mentre era vicepresidente e oggi consigliere senior al dipartimento di Stato, al quartiere generale della Nato.

Per l’ambasciata di Londra circola il nome di Bob Iger, presidente di Disney, come riportato anche recentemente dal britannico Telegraph. In questi mesi non sono circolate indiscrezioni per l’ambasciatore destinato alla Germania, dove il voto di settembre potrebbe sancire non soltanto la fine dell’era Merkel, ma anche quella della Große Koalition e l’inizio di un governo formato da cristiano-democratici e verdi, due formazioni che possono citare su un ottimo rapporto con il Partito democratico statunitense.

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