Con circa cento missioni già programmate verso la Luna, ci sarà bisogno di un affidabile sistema di comunicazioni. Per questo, l’Esa lancia “Moonlight” e si appresta a finanziare due consorzi industriali per la fase di studio, uno a guida italiana (Telespazio). Il nostro Paese ha particolare interesse in questo campo, anche nel rapporto bilaterale con gli Stati Uniti

Comunicazioni lunari cercasi. L’Agenzia spaziale europea (Esa) è pronta a lanciare il programma per la creazione di una costellazione di satelliti, da piazzare nell’orbita della Luna, con l’obiettivo di assicurare i collegamenti con la Terra alle tante missioni in programma nei prossimi anni. Per questo, giovedì, verranno presentati alla stampa due consorzi industriali, uno a guida inglese, e l’altro a guida italiana, che dovranno studiare le possibili soluzioni. Il campo in questione interessa l’Italia anche nei rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, essendo già previsto tra i settori di possibile collaborazione nell’accordo siglato lo scorso anno con la Nasa sul programma Artemis.

GLI OBIETTIVI

“Decine di team internazionali, istituzionali e commerciali stanno programmando missioni sulla Luna, prevedendo la possibilità di stabilirvi una presenza umana permanente”, spiega l’Esa. “L’uso di un servizio di telecomunicazioni e di navigazione condiviso ridurrebbe il complesso lavoro di progettazione delle singole missioni future e le renderebbe più leggere, liberando spazio da dedicare a un maggior numero di strumenti scientifici o ad altre merci e abbattendo i costi di ogni singola missione”. In altre parole, “un collegamento lunare permanente permetterebbe un’esplorazione spaziale sostenibile”, intercettando i bisogni crescenti della commercializzazione dello spazio.

LA CORDATA UK

Per questo, l’Esa si appresta a supportare due consorzi nell’ambito dell’iniziativa “Moonlight”. Le due cordate dovranno “formulare definizioni dettagliate di come fornire servizi di telecomunicazione e navigazione per le missioni lunari”. Il primo consorzio è guidato dall’azienda inglese SSTL, specializzata in piccoli satelliti, nata come spin-off dell’Università del Surrey, di proprietà di Airbus Defense & Space. Nella cordata figurano poi la stessa Airbus, la società lussemburghese SES che offre servizi satellitari, la norvegese Kongsberg Satellite Services che si occupa di stazioni di terra, la Goonhilly Earth Station che gestisce le radiocomunicazioni dell’omonimo sito in Cornovaglia, e la britannica GMV che offre servizi di navigazione.

IL CONSORZIO ITALIANO

Il secondo consorzio è a guida italiana, targata Telespazio, la joint venture tra Leonardo (67%) e la francese Thales (33%). Vi partecipano la sorella Thales Alenia Space (joint venture a percentuali invertite), l’operatore satellitare britannico Inmarsat, la canadese MDA specializzata in sistemi spaziali (robotica compresa), Telespazio Germany e OHB Systems per la Germania, l’operatore satellitare spagnolo Hispasat, l’italiana Altec di Torino (joint venture tra Thales Alenia Space e Asi), l’azienda d’ingegneria spaziale Argotec, la Nanoracks Europe che cura lo sfruttamento commerciale del gruppo americano nel Vecchio continente, il Politecnico di Milano e l’Università Bocconi. I due consorzi lavoreranno in parallelo. L’Esa supporterà gli studi, e alla fine sceglierà la soluzione ritenuta più idonea. Il consorzio finale che sarà incaricato di realizzare la costellazione potrebbe essere poi riformulato nella sua composizione.

L’INTERESSE ITALIANO

L’Italia ha già manifestato interesse al campo delle telecomunicazioni Terra-Luna. Lo scorso ottobre, il nostro Paese ha siglato insieme ad altri sei Stati gli Artemis Accords, intese inter-governative, promesse dagli Stati Uniti, che definiscono i principi di questa nuova era dell’esplorazione spaziale. L’Italia si è presentata all’appuntamento come Paese già firmatario con il governo Usa di una dichiarazione d’intenti bilaterale, testa proprio a definire il campo della collaborazione. Tale intesa cita tre campi di possibile collaborazione: moduli pressurizzati, tecnologie abilitanti e proprio le telecomunicazioni lunari. D’altra parte, la Penisola ha chiarito da tempo di voler partecipare ad Artemis, scegliendo la strada già percorsa per l’Iss: partecipazione all’Esa (in cui si inseriscono I-Hab ed Esprit), e rapporto diretto con la Nasa (per ulteriori opportunità scientifiche e industriali).

LA LINEA DI TABACCI

La linea è emersa anche nella recente audizione di Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio delegato alle politiche del settore, di fronte alla Commissione Attività produttive della Camera. “Occorre proseguire e rafforzare la proficua collaborazione con gli Stati Uniti nel programma Artemis, anche al fine di valutare con attenzione ed eventualmente sfruttare tutte le opportunità di reale crescita di una economia spaziale legata alla Luna”. Di più: “La nostra industria ha oggi la possibilità di cooperare con società statunitensi per fornire sistemi chiave per la riuscita di questo progetto; ritengo la cooperazione con gli Usa un elemento-chiave della nostra politica spaziale nazionale e intendo rafforzare questa relazione”.

I PROGETTI DI ARGOTEC

Proprio sulle comunicazioni lunari, il mese scorso, la torinese Argotec (parte del consorzio italiano che sarà supportato dall’Esa) ha presentato “Ermes”, il progetto per un terminale che consentirà di comunicare dalla Luna alla Terra, una sorta di cellulare per i tanti astronauti che arriveranno sul satellite lunare nei prossimi anni (sono già programmate un centinaio di missioni). Ermes è un “Lunar Smart Terminal”, dispositivo portatile dalle dimensioni ridotte che, come un telefonino, dovrà facilitare la connessione da remoto per comunicare verso Terra. Sfrutterebbe Andromeda, il progetto su cui Argotec è al lavoro da circa tre anni: una costellazione di micro-satelliti di circa 50 chilogrammi, dotati di algoritmi di intelligenza artificiale per risolvere autonomamente eventuali malfunzionamenti, in grado di garantire le telecomunicazioni Terra-Luna. L’idea è piaciuta anche all’Esa, che ha affidato all’azienda torinese la guida del consorzio che sta lavorando sul progetto “Mars Comms/Nav”, studio annuale per valutare la fattibilità di una “small satellite constellation” che potenzi tutte le comunicazioni da e verso Marte.

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