Annegret Kramp-Karrenbauer ricambia la visita di aprile di Lloyd Austin a Berlino ed entra oggi in visita ufficiale al Pentagono. Per la ministra in cima all’agenda c’è l’Afghanistan, poi i rapporti bilaterali, dall’aumento delle truppe americane in Germania alle questioni industriali, rese complesse dai quattro anni di Trump

Visita ufficiale a Washington per la ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, che incontra oggi al Pentagono il collega Lloyd Austin, ricambiando così la visita di quest’ultimo a Berlino ad aprile. In agenda anche un bilaterale con Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Joe Biden, in parallelo al viaggio americano di Olaf Scholz, ministro delle Finanze di Germania, che incontra la segretaria al Tesoro Janet Yellen per seguire il tema della tassazione su scala globale, già emerso al G7 in Cornovaglia.

L’ATTUALITÀ DELL’AFGHANISTAN

Lato Difesa si inizierà con l’Afghanistan, vista la conclusione oggi del ritiro del contingente tedesco dal Paese. La Germania è stata secondo contributore dopo gli Stati Uniti (e prima dell’Italia) della missione Resolute Support dell’Alleanza Atlantica. In linea con la decisione assunta in sede Nato (e confermata dai leader a Bruxelles lo scorso 14 giugno), Berlino ha predisposto il ritiro delle sue truppe, mantenendo le stesse apprensioni palesate dall’Italia sul futuro dell’Afghanistan. Per questo, Akk e Austin parleranno di come continuare a supportare il governo di Kabul oltre la fine dell’impegno militare, a pochi giorni dalla visita a Washington del presidente afghano Ashraf Ghani, che venerdì ha incontro Joe Biden.


I LEGAMI BILATERALI

Oltre l’attualità del tema Afghanistan, la visita di Akk a Washington serve a diradare definitivamente le nubi che durante i quatto anni di Donald Trump si erano addensate sui rapporti bilaterali tra Germania e Usa in campo militare. Nubi che avevano già perso d’intensità ad aprile, quando Lloyd Austin, in visita a Berlino, aveva annunciato l’aumento del contingente americano in Germania: 500 unità in più, in arrivato non prima dell’autunno, pronte a stabilirsi a Wiesbaden, in Assia, sede dello US Army Europe. “Queste forze – spiegava il segretario alla Difesa – rafforzeranno la difesa e deterrenza in Europa; aumenteranno le nostre capacità di prevenire i conflitti e, se necessario, di combatterli e vincerli”. Di più: “tale mossa creerà più capacità spaziali, cibernetiche e di guerra elettronica” e migliorerà “la nostra abilità di disporre di forze nel momento in cui sarà necessario difendere i nostri alleati”.

LA LINEA DI BIDEN

È bastato tale annuncio per evidenziare una vera e propria inversione a U da parte dell’amministrazione Biden rispetto a quanto pianificato da Donald Trump, che circa un anno fa aveva siglato un ordine esecutivo per il rientro (e il possibile ridispiegamento in altri Paesi) di 11.900 militari dal territorio tedesco, circa un terzo rispetto a una presenza complessiva che ammonta a circa 36mila unità. Già a inizio febbraio, a due settimane dall’insediamento alla Casa Bianca, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan annunciava lo stop al piano trumpiano, motivando la decisione con l’esigenza di rivedere nel complesso la postura europea del Pentagono. Revisione in corso, nell’ambito della Global Posture Review, annunciata sempre a febbraio da Lloyd Austin per definire l’intero impianto della postura militare americana all’estero.

IL NORD STREAM 2

Certo, non tutto è risolto tra Berlino e Washington. La decisione di Trump sul ritiro dalla Germania emergeva a giugno 2020, nel pieno delle distanze con Angela Merkel su una molteplicità di punti, dal Nord Stream 2, al dossier commerciale, fino le diverse visioni sul rapporto con la Cina e alla polemica aperta sulla riunione del G7. Alcuni di questi temi restano delicati tra Berlino e Washington, a partire dal Nord Stream 2, che Biden ha definito da subito un “cattivo accordo” per la Germania. Il segretario di Stato Tony Blinken e il presidente hanno comunque escluso già a maggio sanzioni per le società coinvolte nella realizzazione, sintomo dei margini per superare l’intricato dossier.

I TEMI APERTI

Sul fronte della Difesa, oggi Austin e Akk daranno seguito a quanto emerso ad aprile: rafforzare “le relazioni bilaterali”. Oltre alle note strigliate sul nodo del 2% del Pil da spendere nel settore, nella primavera del 2020 è esploso il dibattito politico in Germania sulla partecipazione alla dissuasione nucleare della Nato, dibattito che ora ha attenuato i caratteri, ma che potrebbe ripotenziarli nella corsa al voto di settembre per il Bundestag. A Washington resta viva l’insofferenza per l’esclusione dell’F-35 dalla gara per la sostituzione dei Tornado per la Luftwaffe. A fine settembre poi, la Germania ha annullato la gara STH (stimata intorno i 4 miliardi di euro) per i suoi nuovi elicotteri da trasporto pesante, rispedendo oltreoceano le proposte di Boeing e Lockheed Martin.

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