Mentre la vicepresidente Kamala Harris è in viaggio nel Sud-Est asiatico, la Casa Bianca annuncia una serie di intese con Singapore. Obiettivo non dichiarato: Pechino

In coincidenza del viaggio di Kamala Harris nel Sud-Est asiatico (e di quello del second gentleman Douglas Emhoff a Tokyo), la Casa Bianca ha annunciato di aver raggiunto una serie di accordi con il governo di Singapore, prima tappa di questo tour della vicepresidente degli Stati Uniti, che ha incontrato il presidente Halimah Yacob e il primo ministro Lee Hsien Loong.

Tra le intese raggiunte, tre memorandum d’intesa riguardano il rafforzamento dei rapporti nella sicurezza cibernetica e il contrasto alle minacce digitali. Sono stati firmati dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e dai dipartimenti della Difesa e del Tesoro americani con le controparti di Singapore per espandere notevolmente la condivisione delle informazioni. In particolare, l’accordo tra le agenzia di sicurezza cibernetica “migliorerà lo scambio di informazioni sulle minacce informatiche e le misure difensive, aumenterà il coordinamento per la risposta agli incidenti informatici, e consentirà la costruzione di capacità di sicurezza informatica in tutto il Sud-Est asiatico”, ha spiegato la Casa Bianca in una nota.

L’accordo siglato tra il Tesoro e l’Autorità monetaria di Singapore, invece, “aiuterà entrambi i nostri settori finanziari a essere più preparati e resistenti alle minacce informatiche, facilitando anche la condivisione bilaterale delle informazioni sulle minacce informatiche ai mercati finanziari”. La condivisione delle informazioni sarà anche un punto cruciale tra il Pentagono e il ministero della Difesa di Singapore: l’accordo raggiunto, infatti, prevede “lo scambio di indicatori di minaccia, addestramento ed esercitazioni cibernetiche combinate, e altre forme di cooperazione a livello militare sulle questioni cibernetiche”.

Non citata nei documenti ufficiali, la Cina è la minaccia a cui fanno riferimento gli Stati Uniti. In ambito cyber, ma non solo. Infatti, a Singapore, la vicepresidente Harris ha affrontato anche il tema della maggiore cooperazione con l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) per lo sviluppo delle catene di fornitura complementari necessarie alle rispettive economie produttive. “È un tema che richiede a tutti i Paesi, e in particolare a quelli alleati e partner, di lavorare assieme per coordinarsi e comprendere che nessuno di noi è davvero in grado di produrre o soddisfare la domanda autonomamente”, ha spiegato. Il ministro del Commercio e dell’industria di Singapore, Gan Kim Yong, ha risposto che la Città-Stato è pronta a un ruolo di primo piano nella cooperazione per lo sviluppo delle catene di fornitura. “Fiducia, diversità e connettività sono solide basi su cui Stati Uniti e Singapore possono continuare a lavorare ad approcci congiunti per far fronte alle sfide logistiche comuni”, ha detto il ministro.

Infine, c’è la minaccia militare. “Oggi siano a Singapore per evidenziare e riaffermare la solidità della nostra relazione con questo Paese e questa regione, e per rafforzare la visione comune di un Indo-Pacifico libero e aperto”, ha dichiarato Harris nel corso di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro Lee. La vicepresidente ha poi ribadito “l’impegno degli Stati Uniti a lavorare con i nostri alleati e partner nell’Indo-Pacifico per tutelare l’ordine internazionale basato sulle regole e la libertà di navigazione, anche nel Mar Cinese Meridionale”. Parole che hanno scatenato l’immediata reazioni stizzita di Pechino.

Il viaggio della vicepresidente Harris è stato ritardato di alcune ore a causa di due casi sospetti di sindrome dell’Avana, il misterioso malessere che negli ultimi cinque anni ha colpito decine di diplomatici americani e canadesi negli ultimi mesi. Martedì sera avrebbe dovuto partire per Hanoi, la capitale del Vietnam, dopo aver tenuto un ultimo discorso a Singapore. Ma il volo è stato ritardato di oltre tre ore per motivi di sicurezza. L’ambasciata statunitense in Vietnam aveva segnalato due possibili casi ad Hanoi legati alla misteriosa sindrome che secondo un’indagine del New York Times, negli ultimi cinque anni ha interessato più di 130 diplomatici e funzionari americani in diverse parti del mondo. I servizi di intelligence sospettano che sia collegato all’utilizzo di onde elettromagnetiche ad alta frequenza e che possa essere il risultato di attacchi deliberati da parte della Russia.

(Foto: Twitter, @VP)

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