Il caso dell’azienda produttrice di droni finita in mani cinesi con “modalità opache” secondo la GdF è stata il cuore dell’informativa dell’Autorità delegata. Al centro dell’incontro anche Afghanistan, proteste no vax e Agenzia cyber

È durata oltre due ore l’audizione odierna del prefetto Franco Gabrielli, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Molto spazio dell’informativa è stato dedicato all’evoluzione della situazione in Afghanistan: l’attenzione è stata posta sulla formazione del nuovo governo a guida talebana e sull’impatto in termini di rischio terroristico, flussi migratori, narcotraffico e assetti geopolitici. Questi aspetti verranno affrontati anche nell’audizione di domani con l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, che da Alto rappresentante civile della Nato in Afghanistan ha gestito l’evacuazione dell’aeroporto di Kabul.

Sono stati poi affrontati ulteriori aspetti riguardanti la sicurezza nazionale. Tra questi le manifestazioni di protesta del fronte no vax; lo stato di attuazione dell’Agenzia per la cybersicurezza che sotto la regia del direttore generale Roberto Baldoni è pronta a partire; e l’esercizio di poteri speciali da parte del governo in materia di Golden power.

Sotto quest’ultimo profilo, secondo quanto riferito a Formiche.net da fonti vicine al Comitato, si è parlato anche del caso Alpi Aviation, l’azienda friulana produttrice di droni, passata tre anni fa nelle mani di due società statuali cinesi con “modalità opache” secondo la Guardia di finanza. Second le Fiamme gialle l’operazione del 2018 sarebbe stata conclusa omettendo di informare preventivamente la presidenza del Consiglio dei ministri, violando quindi la normativa Golden power.

Come rivelato da Formiche.net il dossier è già arrivato al Dipartimento per il coordinamento amministrativo, istituito a Palazzo Chigi, che dovrà verificare se l’obbligo di notifica dell’operazione è stato violato e successivamente avviare un procedimento sanzionatorio (la legge prevede una sanzione amministrativa di importo fino al doppio del valore dell’operazione e comunque non inferiore all’1 per cento del fatturato realizzato dall’impresa interessata nell’ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio, oltre a una serie di misure accessorie come il ripristino dello status quo ante).

I commissari, che avranno sicuramente spulciato la Relazione al Parlamento sull’esercizio dei poteri speciali nel 2020 recentemente consegnata dal sottosegretario Roberto Garofoli, hanno voluto sapere dall’Autorità delegata Gabrielli, anch’egli “di stanza” a Palazzo Chigi, a che punto sia il dossier e quali siano gli orientamenti del governo di Mario Draghi davanti a una questione che rischia di avere importanti conseguenze sulla politica estera del Paese.

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