Il giornalista spiega l’origine della battaglia per la governance del Leone e i motivi dell’attacco di Del Vecchio in tandem con Caltagirone. Una cosa è certa, scontri così nella finanza italiana non se ne vedevano da anni. Generali preda di qualche corsaro straniero? Non è il momento, e poi c’è Draghi…

Non sarà un pranzo di gala e non finirà nemmeno con una scampagnata tra amici. Sulle Generali sarà scontro aperto per arrivare al controllo del Leone. La posta in palio è alta, la governance del primo gruppo assicurativo italiano, una delle maggiori società quotate in Borsa d’Europa. Dopo l’accelerazione di Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio con un patto parasociale che vale l’11% del capitale, aperto a nuovi soci, i giochi sono aperti per il rinnovo del board, in scadenza la prossima primavera. Mediobanca, azionista forte con il 12,8% vuole continuità il che significa confermare innanzitutto il ceo Philippe Donnet, che nei suoi cinque anni di gestione ha garantito agli azionisti un ritorno dell’86% del capitale investito.

Poi c’è il patto Caltagirone-Del Vecchio, che invece sembra chiedere un salto dimensionale alle Generali e il suo management. E qui quasi certamente arriverà una lista, alternativa e opposta a quella di Piazzetta Cuccia, contenente altri nomi, incluso quello dell’ad. L’impressione è che il tutto, in mancanza di un compromesso che funga da sintesi tra la lista di Mediobanca e quella dei due imprenditori, si deciderà all’assemblea della prossima primavera, nella quale giocheranno un ruolo non secondario gli investitori istituzionali, ovvero i fondi, azionisti al 40% del Leone.

Attenzione però agli incroci pericolosi: sia Del Vecchio, sia Caltagirone sono soci di Mediobanca (rispettivamente al 19 e al 3% ma per il secondo c’è l’opzione di salire al 5%) e allora la battaglia per le Generali può avere ripercussioni anche ai piani alti di Piazzetta Cuccia, visto che ci sono due soci di peso in comune con Trieste. Formiche.net ne ha parlato con Nicola Porro, giornalista, saggista, conduttore tv e vicedirettore del Giornale.

“In una società dove non c’è un azionista di maggioranza assoluta bisogna sempre trovare una sintesi. Ma che si vada profilando uno scontro stellare e sottolineo stellare, come non se ne vedevano da decenni nella finanza italiana, questo è certo”, spiega Porro. Per quanto riguarda la posizione di Donnet, Porro sottolinea come il manager francese abbia “dalla sua i risultati, perché ha centrato gli obiettivi del piano. Inoltre ha il sostegno di Mediobanca, custode del pacchetto storico delle Generali e che fa anche della realpolitik. Questo per dire che per Mediobanca non conta più di tanto l’uomo Donnet, quanto la salvaguardia dell’indipendenza della compagnia”.

E che dire delle possibili conseguenze sulla stessa Mediobanca e il suo management in caso di citato scontro stellare nelle Generali? “Del Vecchio non attacca Generali, attacca quasi sempre Mediobanca, alla quale non ha mai perdonato l’irrigidimento sulla vicenda Ieo (nel 2018 Del Vecchio voleva investire mezzo miliardo di euro per “prendersi” l’Istituto Europeo di Oncologia, Ieo, nato sotto l’egida di Enrico Cuccia, ma la proposta fu respinta da Mediobanca, Unipol e altri azionisti, ndr). Quindi sia il ceo Alberto Nagel, sia il presidente Renato Pagliaro sono nel mirino di Del Vecchio. Che per attaccarli si è messo di traverso nelle Generali”.

Un’ultima considerazione va fatta sull’impatto di una guerra per le Generali sul gruppo stesso. Il mercato ha più volte fatto capire di non apprezzare uno scontro tra azionisti. Alla fine il Leone potrebbe finire esposto a qualche predone straniero, perché indebolito anche sui listini (anche se per ora il titolo non sembra aver risentito delle turbolenze tra soci). Porro però, ha pochi dubbi. “Generali è controllata al 27%, dunque sotto soglia Opa, sia da imprenditori privati sia da Mediobanca la quale ha nel proprio capitale alcuni azionisti esteri, dunque la cosa è un po’ più complicata, nel senso che il mercato guarda in numeri e in questo momento non c’è spazio per un’aggregazione di Generali con altri player, non c’è un appeal in questo senso. E poi con Mario Draghi a Palazzo Chigi vedo difficile una scalata alle Generali”.

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