L’operazione tra l’istituto guidato da Andrea Orcel e Rocca Salimbeni procede spedita ma difficilmente si concluderà entro pochi giorni. E poi Unicredit vorrebbe lasciare un po’ di energie per tentare un’altra operazione sistemica, con Banco Bpm. Una prova dell’intenzione del governo di spingere al consolidamento? La possibile proroga delle Dta…

Gli ultimi 100 metri, quel rettilineo finale che porta dritto al traguardo. Le nozze tra Unicredit ed Mps potrebbero essere questione ormai di settimane. Da una parte il Tesoro, azionista al 64%, dall’altra l’istituto di Piazza Gae Aulenti guidato da Andrea Orcel e pronto a rilevare la parte sana del Monte dei Paschi, quella cioè sgravata dai rischi legali (valore 6 miliardi, circa) frutto dei contenziosi in essere dai tempi dell’Antonveneta e dai crediti deteriorati. Il resto, se davvero andrà in porto l’operazione spezzatino, potrà essere smistato dalla stessa mano pubblica.

In campo infatti sono scesi sia il Mediocredito Centrale, già artefice del salvataggio della Popolare di Bari, sia Amco, la società del Mef attiva nella gestione dei crediti problematici, ambedue ammessi alla data room di Mps, ovvero alla consultazione dei dati più sensibili della banca. Per quanto riguarda Mcc, l’obiettivo sembrerebbero essere le filiali meridionali di Rocca Salimbeni, mentre Amco potrebbe dedicarsi all’altra partita, forse più complessa, degli Npl, lasciando quindi a Unicredit un perimetro ancora più limitato delle attività senesi.

Fin qui lo stato di avanzamento. Ma per portare a casa il risultato c’è ancora molta strada da fare e non è detto che il matrimonio tra Unicredit e Siena con conseguente disimpegno pubblico sia un fenomeno isolato, anzi. Potrebbe essere il preludio di un’altra operazione cosiddetta di sistema, confida una fonte a Formiche.net. Bisogna, però, partire dal principio. La previsione del governo azionista di chiudere entro una decina di giorni il dossier appare abbastanza ottimista, ci vorrà del tempo. E poi, racconta la fonte, lo Stato potrebbe mantenere un piede dentro Mps, magari proprio attraverso i due player in campo, ovvero Mcc e Amco.

Il punto, viene rivelato, è che il perimetro dell’operazione tra Unicredit ed Mps non è ancora ben definito, non si sa bene cosa e quanto finirà effettivamente in pancia a piazza Gae Aulenti. E il motivo è presto spiegato. Dopo Mps il secondo obiettivo di Unicredit sarebbe Banco Bpm e proprio per questo l’istituto guidato da Orcel vorrebbe lasciarsi abbastanza spazio di manovra, anche dopo l’acquisizione di Siena, per passare a questa seconda operazione. Che è, sottolinea la fonte, il vero istituto legato al sistema produttivo del Paese e persino più affine a Unicredit grazie a un baricentro molto più settentrionale rispetto a Mps.

Non a caso, tra le altre indiscrezioni che circolano intorno al dossier, c’è quella piuttosto insistente che vorrebbe una proroga delle cosiddette Dta, gli incentivi fiscali di cui si può beneficiare in caso di fusione a patto che sia deliberata dai board entro il 31 dicembre. Ora il governo starebbe pensando di inserire nella prossima manovra d’autunno una proroga degli incentivi, che per Unicredit-Mps, potrebbero valere poco meno di 3 miliardi. In questo modo si darebbe altro spazio a Unicredit per muoversi nello scacchiere del credito.

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