Potrebbe essere stato lanciato da un sottomarino il missile balistico testato questa mattina dalla Corea del Nord verso il Mar del Giappone. La scelta temporale non sembra casuale: alti funzionari d’intelligence sono in arrivo a Seul da Washington e Tokyo per rilanciare l’alleanza (anche militare) sulle sfide regionali, tra cui proprio la nuclearizzazione nord-coreana

La Corea del Nord ha lanciato (almeno) un missile balistico verso il Mare d’Oriente. Lo ha comunicato il Joint Chiefs of Staff (Jcs) della Corea del Sud, parlando di “un missile balistico non identificato” partito dall’area di Sinpo, nella provincia di South Hamgyong, partito alle 10:17 di martedì 19 ottobre. “Per prepararsi ad eventuali ulteriori lanci, l’esercito coreano sta mantenendo lo stretto monitoraggio mentre analizza le tendenze rilevanti, con una stretta cooperazione con gli Stati Uniti”, ha rimarcato il Jcs in un comunicato. A mantenere alta l’attenzione è anche il Giappone, che dapprima ha parlato di un “possibile missile balistico”, per poi specificare tramite il primo ministro Fumio Kishida che si sarebbe trattato di “due missili balistici”.

I membri del consiglio sudcoreano – funzionari di alto livello dell’amministrazione di Moon Jae-in – hanno espresso “profondo rammarico” per il fatto che la Corea del Nord abbia effettuato il test nel mezzo di “una discussione attivata recentemente tra la Repubblica di Corea e i principali Paesi come Stati Uniti, Cina, Giappone e Russia per fare progressi nel processo di pace nella penisola coreana”. Il Palazzo Blu ha dunque sollecitato Pyongyang a tornare ai colloqui il più presto possibile. Intanto, secondo quando riportato dai ministeri sudcoreani di Difesa e dell’Unificazione ci sarebbero già state chiamate regolari con le controparti del Nord attraverso l’ufficio di collegamento congiunto e i canali di comunicazione militare. Le linee telefoniche inter-coreane sono state riattivate il 4 ottobre dopo l’apertura sul tema mostrata da Kim Jong Un in una riunione del Parlamento nordcoreano.

Ancora una volta, Pyongyang ha effettuato un test missilistico nel pieno di rilevanti appuntamenti internazionali, quasi a voler marcare la propria presenza in cima all’agenzia regionale. Il lancio è difatti arrivato mentre funzionari di alto livello dell’intelligence degli Stati Uniti e del Giappone sono in visita a Seul per colloqui. Era da maggio che non si incontravano la direttrice della National Intelligence Usa, Avril Haines, il capo del National Intelligence Service (NIS) sudcoreano Park Jie-won, e il direttore dell’intelligence del governo giapponese Hiroaki Takizawa. Sul tavolo della riunione (rigorosamente a porte chiuse) c’è anche il dossier nordcoreano, oltre ovviamente al contenimento cinese. A parte gli aspetti tecnici, il vertice ha un evidente rilevanza politica, segnando il valore di un’alleanza che Pyongyang (come Pechino, seppur su un altro segmento) soffre.

Da qui l’esigenza di procedere con test missilistici significativi e, spesso, scenografici. Il mese scorso la Corea del Nord ha lanciato, tra gli altri, un “missile antiaereo”, un “missile ipersonico” e un missile balistico direttamente da un treno. La scorsa settimana, il Paese ha anche celebrato l’apertura di “Self-Defense 2021”, una fiera militare in cui sono state messe in mostra le nuove capacità tecnologie di difesa, compresi i missili balistici intercontinentali.

A metà settembre il test ha riguardato un nuovo missile da crociera “strategico”, termine utilizzato per indicare la capacità di trasportare testate nucleari. Il vettore avrebbe volato per 1.500 chilometri prima di “colpire il bersaglio” in acque territoriali nord-coreane. Anche in questo caso il test è arrivato alla vigilia di un incontro a Seul tra funzionari di Stati Uniti, Giappone e Corea del sud per trattare il tema della nuclearizzazione di Pyongyang.

Lo scorso marzo, mentre Joe Biden teneva la sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca, la Kcna comunicava il lancio i due vettori “tattici guidati” del tutto nuovi, partiti da un lanciatore mobile e arrivati a destinazione venti minuti dopo, colpendo il bersaglio, a 600 chilometri a largo della costa orientale del Paese. Si trattava in quel caso di test balistici, ripresi a un anno dagli ultimi, paralleli allo stallo dei rapporti da Donald Trump. Sempre a marzo, pochi giorni prima, Pyongyang aveva testato un vettore da crociera, tutto in vista dell’incontro a Seul, la settimana successiva, tra il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan e i colleghi di Corea del sud e Giappone per trattare il tema.

Il test odierno potrebbe riguardare una tecnologia nuova. Diverse agenzie di stampa citano fonti militari sudcoreane che parlando di Slbm, cioè di missile balistico lanciato da sottomarino. Avrebbe percorso una distanza di circa 450 chilometri (e rientrerebbe dunque nella categoria “a corto raggio”), raggiungendo un’altezza massima di 60 chilometri. Si tratterebbe in ogni caso di una novità rilevante per la Corea del Nord, considerando che missili del genere, trasportati da assetti sottomarini (qui il valore), rappresentano una forza offensiva di primo livello, che Pyongyang sta rivendicando da qualche tempo. Il test potrebbe seguire quello operato dalla Corea del Sud, che a settembre ha lanciato un vettore Slbm diventando l’unico Paese a impiegare questo genere di missili in formato “convenzionale”.

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