Una folta delegazione Usa è a Parigi per ricucire lo strappo sui sottomarini nucleari. A guidarla il segretario Blinken, che a sorpresa viene ricevuto all’Eliseo. Si lavora a un importante annuncio a fine mese in occasione dell’incontro tra i presidenti. Da Washington arriva il sostegno alla difesa comune purché non mini l’Alleanza atlantica 

Pace fatta tra Washington e Parigi dopo lo sgambetto rappresentato dall’accordo di sicurezza Aukus firmato dagli Stati Uniti con Regno Unito e Australia, che è costato al colosso francese della cantieristica Naval Group una commessa da 40 miliardi di dollari in sottomarini d’attacco a propulsione nucleare? Bisognerà aspettare fine mese per una risposta certa. Ma sembrano essere state gettate buone basi.

GLI INCONTRI DI BLINKEN A PARIGI

Il segretario di Stato americano Antony Blinken è in visita a Parigi, dove ha incontrato il suo omologo francese, il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian (che aveva definito l’Aukus una “coltellata alla schiena” parlando anche di “fiducia tradita”), e il consigliere diplomatico dell’Eliseo, Emmanuel Bonne. E a sorpresa, dopo il faccia a faccia con quest’ultimo, ha avuto un incontro di 40 minuti con il presidente Emmanuel Macron per “riportare la fiducia” nei rapporti tra i due Paesi, come comunicato dall’Eliseo.

IL FACCIA A FACCIA ALL’ELISEO

Il colloquio tra Blinken e Macron è servito a discutere potenziali progetti comuni che il presidente francese e l’omologo statunitense Joe Biden potrebbero annunciare durante il loro incontro che si svolgerà a fine mese in Europa. Prima o dopo il G20 di Roma. Quando e dove non si sa ancora: la scelta del luogo sarà cruciale vista l’importanza che la diplomazia francese, in particolare con Macron all’Eliseo, assegnano al simbolismo.

FOCUS SULL’INDO-PACIFICO

In un briefing con la stampa un alto funzionario del dipartimento di Stato americano si è limitato a spiegare che i piani probabilmente riguarderanno l’Indo-Pacifico e gli sforzi occidentali per contrastare l’assertività cinese nella regione, la Nato e altri obiettivi transatlantici che coinvolgono l’Unione europea e la cooperazione antiterrorismo nella regione del Sahel in Africa. Blinken ha riferito a Macron che gli Stati Uniti sono “certamente favorevoli alla difesa europea e alle iniziative di sicurezza” che possano aumentare le capacità ma senza minare la Nato, ha detto il funzionario. Sarebbe “un complemento alla Nato e l’impegno del presidente [Biden] per la Nato, come tutti sapete, è di ferro”, ha aggiunto.

LA TELEFONATA BIDEN-MACRON…

Temi che erano stati al centro della telefonata di due settimane fa tra i presidenti Biden e Macron. Quel colloquio, in cui era stato deciso anche il rientro a Washington dell’ambasciatore francese Philippe Etienne, aveva messo messo al sicuro, nonostante le minacce di sabotaggio da parte di Parigi, la prima riunione del Consiglio commercio e tecnologia (Ttc) inaugurato il 29 settembre a Pittsburgh, in Pennsylvania, dai vertici dell’amministrazione statunitense e della Commissione europea.

… E LE PAROLE DELLA DIPLOMAZIA USA

Oltre alla telefonata tra i presidenti vanno registrate le dichiarazioni di Karen Donfried, sottosegretaria per gli Affari europei, che la scorsa settimana ha spiegato che l’annuncio dell’Aukus “avrebbe tratto benefici da una migliore e più aperta consultazione tra gli alleati”. Inoltre, riprendendo le dichiarazioni e valutazioni francesi, aveva aggiunto che gli Stati Uniti riconoscono che rimettere a posto tutti i pezzi con la Francia, il più vecchio alleato, “richiederà tempo e duro lavoro e dovrà essere dimostrato non solo a parole ma anche nei fatti”.

LA DELEGAZIONE USA A PARIGI

E così Washington ha inviato a Parigi anche Victoria Nuland, sottosegretario di Stato per gli affari politici (numero quattro del dipartimento) e Katherine Tai, rappresentante commerciale degli Stati Uniti, impegnate in una riunione ministeriale dell’Ocse. E nella capitale francese c’è pure John Kerry, l’inviato del presidente Biden per il clima, che, reduce della Pre Cop di Milano, ha partecipato con Macron al One Planet Summit, un’iniziativa del presidente francese sui cambiamenti climatici, e che a BFMTV ha spiegato che l’Aukus “non è stato un tradimento” ma c’è stata “mancanza di comunicazione”. Il rapporto tra Stati Uniti e Francia è “molto più forte di questo fatto”, ha assicurato. A chiudere questa settimana franco-americana all’ombra della Tour Eiffel sarà Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, atteso a Parigi venerdì dopo aver fatto tappa in Svizzera (per incontrare il top diplomat cinese Yang Jiechi, come rivelato dal South China Morning Post) e a Bruxelles. 

FRANCIA, MA PRIMA NATO…

Prima di arrivare a Parigi, la città in cui ha trascorso buona parte della sua gioventù, Blinken ha avuto un colloquio telefonico con Jens Stoltenberg, segretario generale di quella Nato di cui Macron dichiarava lo “stato di morte cerebrale”. Stoltenberg è in visita a Washington per preparare il summit del 2022 a Madrid con il presidente Biden, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e il segretario alla Difesa Lloyd Austin. Blinken e Stoltenberg hanno parlano della “centralità del legame transatlantico e dell’unità dell’Alleanza” davanti a “sfide globali esistenti ed emergenti”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price. “Hanno concordato che il nuovo concetto strategico della Nato sarà essenziale per il continuo adattamento della Nato nel prossimo decennio”, ha aggiunto. Inoltre, hanno discusso di Indo-Pacifico e “sottolineato il valore delle partnership della Nato con l’Australia, il Giappone, la Nuova Zelanda e la Repubblica di Corea”.

… E UNIONE EUROPEA

A poche ore di distanza dal colloquio tra Blinken e Stoltenberg, Biden ha avuto una conversazione con Ursula von der Leyen. “Abbiamo sottolineato il nostro impegno comune per andare avanti insieme su tutte le questioni comuni. Abbiamo fatto il punto sugli sviluppi su pandemia, clima, Ttc, difesa, Balcani occidentali e questioni geopolitiche chiave”, ha affermato la presidente della Commissione europea in un messaggio su Twitter. È stata, ha scritto, una “buona” telefonata tra “amici e alleati stretti”, avvenuta il giorno prima del vertice informale dei membri del Consiglio europeo a Brdo, in Slovenia. “Il presidente Biden ha anche sottolineato l’importanza di una stretta cooperazione tra Stati Uniti e Unione europea nell’Indo-Pacifico”, si legge invece nella nota diffusa dalla Casa Bianca. I due, ha raccontato una fonte della Commissione europea a Politico, hanno discusso di diritti umani ma anche della sfida industriale posta dalla Cina: “entrambe le parti hanno concordato sulla necessità di riallineare le nostre politiche economiche [per affrontare Pechino], ma abbiamo anche spiegato che da parte dell’Unione europea non c’è alcuna intenzione di decoupling” dalla Cina, ha detto il funzionario.

IL PESO DI PARIGI A BRUXELLES

La telefonata tra Biden e von der Leyen ha insospettito qualcuno a Bruxelles. In particolare chi vede una crescente rivalità tra la numero uno dell’esecutivo e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo considerato molto vicino a Macron, che molto ha spinto nelle scorse settimane per rendere la questione Aukus un problema dell’Unione europea prima che della Francia (di “operazione con una retorica europeista” ha parlato a Formiche.net il fondatore di Limes Lucio Caracciolo). Quella Francia, il Paese membro che più si sta spendendo per una maggiore autonomia strategica del Vecchio continente, sotto la cui presidenza del Consiglio dell’Unione europea si terrà un summit sulla difesa comune nel primo semestre dell’anno prossimo (elemento richiamato anche nella dichiarazione diffusa dal portavoce del dipartimento di Stato americano). La presidente francese si concluderà a fine giugno, coprendo così anche il vertice Nato (ma anche le elezioni in cui Macron si gioca la riconferma all’Eliseo): si preannuncia come uno snodo cruciale nella storia dell’Europa.

BERGMANN (CAP) SULL’AUTONOMIA STRATEGICA

“Il punto non è la capacità dell’Unione europea ma la volontà politica” di muoversi verso una maggiore autonomia strategica, spiegava Max Bergmann, ex funzionario del dipartimento di Stato americano, oggi senior fellow del Center for American Progress, a Formiche.net poco il ritiro da Kabul di agosto. L’esperienza in Afghanistan dimostra che “l’Unione europea non è strutturata per agire senza gli Stati Uniti”, continuava. A differenza degli ultimi 20 anni, adesso gli Stati Uniti, più orientati all’Indo-Pacifico, “potrebbero sostenere una proposta che li coinvolgesse in qualche modo” per un’Unione europea “che sia complementare alla Nato e non rivale”, evidenziava.

QUALE RUOLO PER L’ITALIA DI DRAGHI?

Prima di Bergmann, intervistato da Formiche.net, il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa, sottolineava l’opportunità per l’Italia di Mario Draghi, con la Germania alle prese con il post Angela Merkel e la Francia attesa alle urne in primavera.“Un’idea? Draghi a capo di un nucleo di Europa unita costituito da tutti i grandi, i Paesi fondatori”, diceva. “Quello sarebbe un magnete per tutti gli altri membri. Unico futuro possibile secondo me, per non accontentarsi di piangere sui poveri rifugiati come facciamo adesso con l’Afghanistan. Un modo che eviterebbe all’Europa di restare senza possibilità alcuna di incidere nella storia”, concludeva.

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