Con Guerini e Profumo, l’Italia ha portato al Warsaw Security Forum la sua linea (politica e industriale) sulla Difesa europea: piena sinergia con la Nato, alla quale è comunque richiesta una riflessione strategica. È la linea che si sta affermando tra le due sponde dell’Atlantico, con Stoltenberg e Michel (e von der Leyen) a scambiarsi dichiarazioni di apprezzamento, Blinken a dare un sostanziale via libera a Macron, e Draghi a guidare una lettura pragmatica del tema

Può essere l’Italia a guidare il nuovo dibattito sulla Difesa europea? Incrociando le dichiarazioni dei leader politici tra le due sponde dell’Atlantico pare di sì. Ieri, la linea italiana si è presentata a Varsavia in occasione del Warsaw Security Forum, importante rassegna che riunisce dal 2014 circa 1.500 partecipanti (da 40 Paesi) per parlare delle questioni di sicurezza nel quadro euro-atlantico. L’Italia è quest’anno “guest country”, con diversi speaker distribuiti su più sessioni.

L’ALLINEAMENTO

Il panel dedicato al “fronte sud” è stato aperto da Lorenzo Guerini (qui l’intervento), mentre a introdurre la tavola rotonda industriale c’era Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo. Da entrambi è arrivata conferma sulla lettura nazionale della Difesa europea, un’esigenza da compiere, ma senza creare duplicazioni o sovrapposizioni con la Nato. E mentre il pubblico di Varsavia ascoltava la linea italiana, a Washington il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg illustrava la sua, pressoché identica. Intanto, a Parigi, il segretario di Stato americano Tony Blinken spiegava a Emmanuel Macron che gli Stati Uniti sono “certamente favorevoli alla difesa europea e alle iniziative di sicurezza”, ma intesa come “un complemento alla Nato”, tema su cui l’impegno di Joe Biden è “di ferro” (qui il focus). Poi, ad anticipare la cena di lavoro del Consiglio europeo a Brdo, è arrivata la sponda del presidente Charles Michel: “Consideriamo la Nato un pilastro per la sicurezza e, allo stesso tempo, capiamo anche l’importanza di come possiamo agire in modo autonomo in linea con i nostri alleati”. Per questo arriverà entro l’anno una nuova dichiarazione congiunta Ue-Nato, volta anche a far convergere i processi di riflessione strategica che entrambe le organizzazioni stanno portando avanti.

LA LINEA ITALIANA

L’Italia si candida a essere protagonista del dibattito, considerando anche le credenziali di leadership su scala europea di Mario Draghi, impegnato questa mattina a incontrare Macron. Il presidente del Consiglio si è speso di recente sul tema della Difesa europea (qui le sue parole), presentando una lettura piuttosto pragmatica:  “È chiarissimo che bisognerà spendere molto di più”. Anche Guerini ieri ha spiegato di voler essere “chiaro”, affermando che “la promozione dello sviluppo e dell’acquisizione di capacità militari europee, che l’Italia persegue con convinzione, deve essere interpretata quale naturale e coerente azione di rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica, finalizzato a consentire all’Europa di contribuire in maniera sostanziale ed efficace alla sicurezza e alla stabilità globale”. In questo senso, ha aggiunto, “va letto il nostro impegno al rafforzamento tra l’Alleanza e l’Unione, quale conferma del principio di complementarietà con la Nato e dell’indissolubilità del solido rapporto transatlantico, che vede nell’Alleanza Atlantica il pilastro della nostra sicurezza collettiva”.

LE PROSPETTIVE INDUSTRIALI

Alessandro Profumo ha parlato di “integrazione nella Nato e cooperazione all’interno dell’Unione europea per lo sviluppo di nuove capacità”, elementi che rappresentato “una significativa opportunità per l’Italia e per Leonardo”. Difatti, “insieme possiamo costruire il ponte che unisce l’Europa alla Nato e rendere più solidi i valori in cui tutti ci riconosciamo”. Per quanto riguarda l’Ue, ha rimarcato il manager, “è essenziale identificare un percorso strategico comune che garantisca la sovranità tecnologica e l’autonomia strategica Europea, un patto che permetta di sviluppare capacità distintive nazionali facendo leva al contempo su una visione transatlantica di lungo periodo”. Si tratta di un approccio comune “che punti a creare una forza multinazionale integrata e che non agisca in alternativa alla Nato; una forza in grado di garantire la pace, gestire le crisi e svolgere missioni umanitarie”. Per i dettagli ci sarà lo Strategic compass, la bussola strategica che dovrà dare omogeneità e comunanza di vedute alle iniziative Ue (una prima bozza dovrebbe arrivare a novembre). In ogni caso, ha detto Profumo, “oltre la visione di una Difesa integrata, è fondamentale confermare due elementi: l’impegno comune alla cooperazione tra Paesi e la determinazione a promuovere alleanze, preservare e rafforzare le rispettive aree di eccellenza industriale”.

TRA NATO E UE

Tra le parole di Guerini e Profumo ci sono quelle da Washington di Jens Stoltenberg, intervenuto ieri all’evento organizzato da Brookings Institution e la Georgetown University. Il segretario generale ha spiegato di accogliere “con favore gli sforzi dell’Ue in materia di difesa”, ricordando come nascano anche dagli inviti della Nato degli ultimi anni. Certo, ha aggiunto (con quel pragmatismo che ha usato anche Draghi) attualmente l’80% della spesa per la difesa nella Nato proviene da Paesi extra-Ue. Dunque, “credo che l’Ue e gli alleati europei della Nato possano fare di più per fornire capacità di alto livello e accogliamo con favore e sosteniamo questi sforzi”. Eppure, ha aggiunto, “non credo in alcun sforzo che cerchi di realizzare qualcosa al di fuori del quadro Nato, che sia competitivo o crei duplicazioni”. Di più: “Qualsiasi tentativo di indebolire il legame transatlantico creando strutture alternative, trasmettendo l’idea che possiamo procedere da soli, non solo indebolirà la Nato, ma dividerà l’Europa”. Perché? “Perché la Nato rimane la pietra angolare della sicurezza europea”. Singolare che gli stessi termini siano stati utilizzati pressoché in contemporanea dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, proprio mentre Tony Blinken portava a Parigi il placet Usa sul tema. Che la Difesa europea stia finalmente esplicitando il perimetro della sua ambizione? Forse sì, e l’Italia può essere protagonista.

LE PAROLE DI DRAGHI…

Oggi, a darne conferma è arrivata la nuova lettura pragmatica di Mario Draghi che, raccontando la cena di ieri ha rilanciato il dibattito: “Quel che ho detto è che il ritiro dall’Afghanistan per il modo in cui è stato deciso, comunicato ed eseguito; il cambio di intenzioni che ha riguardato il contratto tra Australia e Francia su alcuni sottomarini e il modo in cui è stato comunicato il cambio di intenzioni dell’Australia, sono due messaggi molto forti che ci dicono che la Nato sembra meno interessata all’Europa e alle zone di interesse dell’Europa e ha spostato l’interesse verso altre parti del mondo, è diventato abbastanza evidente”. Da qui la questione: “molti Paesi sono membri della Nato e vogliono restare, ma si impone una riflessione su cosa può fare l’Ue per contribuire a guidare le scelte della Nato; possono i Paesi membri coordinarsi maggiormente nelle posizioni che prendono all’interno della Nato?”.

…E LA RISPOSTA A STOLTENBERG

In conferenza stampa Draghi ha risposto direttamente a Stoltenberg: “Non credo che qualsiasi cosa che cresca fuori dalla Nato la indebolisca e indebolisca l’Europa”. L’idea, ha aggiunto il premier, “nasce perché molti Paesi, se non tutti, hanno la sensazione di aver perso interesse geopolitico all’interno della Nato; la necessità di fare qualcosa su questo fronte c’è; non credo che ciò indebolisca la Nato, ma è complementare alle azioni della Nato”. Poi l’idea già avanzata in passato da esperti e addetti ai lavori, una sorta di distinzioni di sfera d’azione: “Magari è utilizzabile in altre parti dello scacchiere geopolitico in cui la Nato non può intervenire”. Sulla stessa linea si è espressa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: “ci sono scenari in cui non vediamo la Nato” e “potrebbe essere necessario che la Ue sia in grado di agire”. In ogni caso, ha chiosato: “La Nato è l’alleanza militare più forte del mondo e l’Ue non sarà mai un’alleanza militare”.

Condividi tramite