“Non è un paradosso dire che l’autonomia strategica risiede nella cooperazione tra Paesi like-minded“. Al Live Talk di Formiche.net Martijn Rasser, senior fellow del Center for New American Security, commenta i risultati del Trade and Technology Council di Pittsburgh e il potenziale nascosto del rapporto transatlantico

Le due sponde dell’Atlantico sono un po’ più vicine. Il solo fatto che il Trade and Technology Council sia avvenuto nonostante l’opposizione francese è già di per sé un’ottima notizia, ha detto Martijn Rasser, senior fellow e direttore del Programma di tecnologia e sicurezza nazionale del Center for New American Security.

Parlando all’evento di Formiche.net “A Trade and Tech Bridge Over the Atlantic” insieme a Luciano Floridi (Oxford) e Giorgia Abeltino (Google), l’esperto ha applaudito il comunicato finale tra Europa e Usa – che vedrà le due potenze lavorare su dieci direttrici comuni in ambiti tecnologici e commerciali – e si è detto scontento di un punto solo, quello sui semiconduttori, annacquato per mano francese.

A Trade and Tech Bridge over the Atlantic, il Live Talk di Formiche.net

“Ridurlo a collaborazione a breve termine è un errore considerando quanto i microchip sono di fondamentale importanza per i nostri interessi economici e di sicurezza”, ha detto Rasser, aggiungendo che “quella conversazione s’ha da fare – adesso”. Basta la crisi di forniture odierna per capire come non si possa ignorare il tema.

Tutt’altra storia, invece, per quanto riguarda l’elemento Cina, mai menzionata direttamente dal programma uscito da Pittsburgh ma diretta interessata considerando il linguaggio adottato dai funzionari nel descrivere le minacce al sistema occidentale – autocrazie, fusione civile-militare, economie non di mercato e pratiche commerciali sleali.

“Mi ha colpito la quantità di dettagli su controllo dell’export e screening degli investimenti”, ha commentato l’esperto del Cnas, per cui gli elementi denotano una “consapevolezza crescente” da parte dell’Unione europea riguardo alla minaccia dell’ascesa cinese; l’Europa, ha detto, si è davvero avvicinata alla prospettiva americana su questo fronte.

Il motivo è presto detto: i confini tra governi, attori industriali e valori sociali stanno sfumando nel secolo digitale, ove la qualità democratica (o autocratica) degli strumenti tecnologici si riflette direttamente sulle società. Elementi come il Ttc sono indicativi del fatto che l’approccio dei Paesi democratici alle minacce esterne non funziona più, ha detto Rasser, considerando la crescita delle società autoritarie.

Parallelamente, il Ttc è anche un’espressione della volontà di ricongiungimento di Ue e Stati Uniti, allontanatisi negli ultimi anni per via di impulsi isolazionisti e quasi autarchici nel nome di una fantomatica autonomia – “America First” da una parte, la tanto decantata “autonomia strategica” dall’altra.

Per Rasser questa è “una dinamica molto insalubre” che mal si sposa con la complessità del mondo odierno, esemplificata dalla catena di produzione dei semiconduttori: tanti materiali e componenti dispersi in altrettanti Paesi, senza i quali l’ecosistema cessa di funzionare. In altre parole, l’autarchia produttiva non funziona in campo tecnologico.

Peraltro Ue e Usa hanno un vantaggio virtualmente incolmabile; nascosto dietro le diatribe commerciali e legali c’è un immenso potenziale congiunto fatto di percentuali di Pil destinate alla ricerca e allo sviluppo, di industrie innovative, di capitale umano. Immaginate cosa potrebbe fare il sistema transatlantico unito, ha esortato l’esperto. Considerato ciò, “non è un paradosso dire che l’autonomia strategica risiede nella cooperazione tra Paesi like-minded”.

“Portare avanti consessi come il Ttc ci aiuterà” a suturare le lacerazioni. Per contrastare la Cina gli alleati dovranno superare ostacoli interni – come le frizioni sulla governance dei dati, sulla regolamentazione di Big Tech e sul Digital Markets Act che spaventa Washington -, crepe che il Dragone “sfrutta abilmente”, difficili da colmare ma priorità assolute in funzione della sfida più grande.

(Foto: Twitter, @SecBlinken)

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