Dopo la valutazione tecnica (con l’esclusione delle offerte di WindTre-Fastweb e Vodafone) è arrivata quella economica. La commissione ha pubblicato la proposta di aggiudicazione provvisoria all’azienda guidata da Gubitosi. Nei mesi scorsi il ruolo di Huawei e Zte aveva spinto il Viminale a fornire rassicurazioni in Aula

Il bando miliardario per le telecomunicazioni delle forze di polizia che aveva alimentato preoccupazioni politiche per il possibile coinvolgimento di fornitori di tecnologia “ad alto rischio” (cioè le cinesi Huawei e Zte) viaggia speditamente verso Telecom Italia.

Martedì 16 novembre si è riunita la commissione giudicatrice che ha concluso la valutazione dell’offerta economica (assegnando a Telecom Italia il massimo dei punti, cioè 30) e ha pubblicato la proposta di aggiudicazione provvisoria e un allegato riassuntivo della gara per il servizio Lte Public Safety (anche 4G e 5G) a Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria in 11 province italiane.

A inizio mese, come raccontato da Formiche.net, la commissione aveva escluso per irregolarità le offerte di Vodafone e del raggruppamento WindTre-Fastweb, lasciando in campo soltanto quella avanzata dall’azienda guidata da Luigi Gubitosi (che ha ottenuto 69,9 punti su 70 nella parte tecnica). Contattati da Formiche.net, il raggruppamento WindTre-Fastweb e l’azienda Vodafone per un commento circa i decreti di esclusione e l’eventualità della presentazione di ricorsi non hanno risposto.

“L’andamento dell’attuale gara sembra che possa andare nella giusta direzione” di garantire la sicurezza, avevano commentato i deputati Alberto Pagani ed Enrico Borghi, entrambi del Partito democratico, rispettivamente membro della commissione Difesa e componente del Copasir oltreché responsabile sicurezza del partito. “Ora si proceda celermente avendo sempre come unico punto di riferimento l’ottenimento dei più alti standard di sicurezza. L’assoluta impenetrabilità non esiste, ma l’adozione delle migliori tecnologie e delle modalità operative più sicure è un prerequisito irrinunciabile”, avevano aggiunto.

Ecco che cosa scrivevamo due settimane fa dando notizia delle due esclusioni.

Ad accendere, a maggio, i riflettori sulla gara era stato Guido Crosetto, già sottosegretario alla Difesa e presidente dell’Aiad, con questo tweet.

Come raccontato su queste pagine, a preoccupare – Crosetto ma non soltanto lui – era l’assenza di paletti che impediscano che una gara simile consegnasse le telecomunicazioni delle Forze di Polizia italiane a operatori che utilizzano tecnologia di fornitori cinesi come Huawei e Zte, accusati di spionaggio dagli Stati Uniti e messi al bando dalla Federal communication commission (senza dimenticare che nel dicembre del 2019 il Copasir aveva chiesto al governo di escludere i fornitori cinesi dalla rete). Preoccupava soprattutto il fatto che si tratta di una gara “tabellare”, fondata su un solo criterio, “il miglior rapporto qualità-prezzo”.

Come dimostra un recente report del think tank Cefriel, una buona fetta (a volte più della metà) dell’infrastruttura 5G dei principali operatori italiani è targata Huawei e Zte (definiti fornitori “non affidabili”).

Nei mesi scorsi era dovuta intervenire anche Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, rispondendo durante un question time alla Camera dei deputati a un’interrogazione del Partito democratico, firmata tra gli altri dal deputato Alberto Pagani e dal responsabile sicurezza dem e membro del Copasir Enrico Borghi. Citando la “cornice ordinamentale” composta da Golden power e Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, la titolare del Viminale aveva rassicurato i deputati “circa i rischi di interferenza da loro stessi paventati”.

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