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Erdogan aggancia l’Ucraina. Droni, gas e puzzle con Putin

Su Kiev si profila un ulteriore terreno di scontro (o di incontro?) tra le strategie russe e le contromosse turche, nella consapevolezza che entrambi i soggetti in passato, proprio a causa della densità degli interessi in gioco, hanno dimostrato di saper usare acceleratore e freno

Dopo Africa, Siria e Libia la Turchia “aggancia” l’Ucraina. Il parlamento ucraino ha approvato un disegno di legge che approva un accordo militare firmato tra Ucraina e Turchia, con il quadro giuridico per le questioni di cooperazione in materia di difesa reciproca. L’accordo riflette una garanzia per la sicurezza e la pace nella regione del Mar Nero. Oltre ai droni made in Turkey, si staglia con evidenza la strategia erdoganiana di penetrazione nelle aree di crisi, con l’ambizioso obiettivo di farsi player primario.

EFFETTI DEL G20

Il bilaterale russo-ucraino andato in scena tre giorni fa ha prodotto una serie di effetti. In primis il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy e il turco Tayyip Erdogan hanno annunciato di voler rafforzare i rispettivi eserciti. Del tema hanno discusso anche il portavoce presidenziale turco İbrahim Kalın e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan. Oltre ai dossiers relativi a Bielorussia, Nagorno, Siria, Libia e gas, è stato toccato anche il versante ucraino su cui persiste il cosiddetto meccanismo strategico congiunto, concordato durante l’incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden a margine del vertice del G20 di Roma.

Secondo quanto osservato da fonti del Consiglio di sicurezza nazionale, Kalın e Sullivan “hanno discusso dei prossimi passi negli impegni bilaterali USA-Turchia dopo l’incontro tra Biden ed Erdoğan a Roma il 31 ottobre”. Passi che riguardano anche gli sviluppi in Ucraina, dove oltre alla geopolitica legata agli investimenti, gioca un ruolo l’energia e quindi le esigenze dell’Ue.

DOSSIER ENERGETICO

Ankara punta a incunearsi nel punto più nevralgico del dossier energetico europeo? Intanto è utile ragionare partendo da un dato oggettivo: Erdogan, al netto delle problematiche che lo stanno assillando (crisi della lira turca, recessione, esasperazione delle sue pretese su Cipro, Grecia, Libia e Siria) non farà alcun passo indietro sul gas perché l’unica via di uscita alle sue difficoltà economiche. La Turchia investe moltissimo in infrastrutture, difesa, formazione della propria diplomazia e in efficacia delle relazioni internazionali: tutti ambiti utili ma costosi, in un momento in cui gli investitori internazionali non nutrono molta fiducia nelle policies della Banca Centrale.

Per cui il tema legato al gas è in cima alle priorità del governo. Basti pensare che Saipem si prepara a istallare le condutture nel giacimento di gas turco di Sakarya (nel Mar Nero).

MOSCA VS KIEV

Lo scenario è arricchito, come noto, dal fatto che Mosca ha ammassato più di 90.000 soldati al confine orientale dell’Ucraina. L’intelligence americana teme che sia l’anticamera di una vera e propria invasione, mentre la Russia si difende accusando la Nato di soffiare sulle braci. Non va sottaciuto che le relazioni tra Mosca e Kiev hanno vissuto, specialmente nell’ultimo periodo, una fase di crisi acuta nonostante Zelensky abbia condotto una campagna elettorale all’insegna della risoluzione del conflitto tra i due paesi, rivolgendosi anche ai russofoni che vivono nella parte orientale dell’Ucraina e dicendo loro di tornare nella madrepatria se lo preferiscono. Sul punto si registra un nuovo elemento che potrebbe risultare determinante, così come lo è stato in Libia: la presenza droni turchi, a disposizione dell’esercito ucraino, sta incidendo nella risposta di Kiev contro l’artiglieria russa.

ERDOPUTIN 

Un passaggio che al Cremlino non è stato ancora digerito e che, verosimilmente, produrrà i suoi effetti nel breve e nel medio periodo. L’Ucraina condensa interessi legati alle strategie di Gazprom, pasaggio che potrebbe far precipitare le relazioni tra Putin e il presidente turco Erdogan. Mosca però non è al riparto da altri problemi, come la perdurante emergenza legata al covid e la ormai cronica mancanza di liquidità. Si profila, quindi, un ulteriore terreno di scontro (o di incontro?) tra le strategie russe e le contromosse turche, nella conspevolezza che entrambi i soggetti in passato, proprio a causa della densità degli interessi in gioco, hanno dimostrato di saper usare al contempo acceleratore e freno.

@FDepalo

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