William Burns, già ambasciatore a Mosca, ha incontrato Nikolai Patrushev, fedelissimo di Vladimir Putin e potente segretario del Consiglio di sicurezza. Un dialogo necessario in tempi difficili, sostiene Mark Galeotti

William Burns è tornato a Mosca. L’ex ambasciatore statunitense in Russia oggi direttore della Cia ha incontrato Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza. Si è parlato – chissà se in russo, lingua parlata, come l’arabo e il francese, da Burns – delle relazioni tra i due Paesi, ha fatto sapere in un risicato comunicato l’organo per la sicurezza nazionale russa citato dalla Tass e ha confermato un portavoce dell’ambasciata statunitense a Mosca senza aggiungere ulteriori dettagli.

A giugno, durante il loro il comitato in Svizzera, il presidente statunitense Joe Biden e quello russo Vladimir Putin, di cui Patrushev è un fedelissimo, si erano impegnati a mantenere aperti i canali di comunicazione. E questa visita, che giunge in una fase delicata nelle relazioni tra i due Paesi alla luce delle recenti offensive informatiche con attacchi ransomware partiti dalla Russia in direzione Stati Uniti, sembra testimoniarlo.

La stessa agenzia russa sottolinea come i due, al primo incontro da quando Burns è alla guida dell’Agenzia, si erano incontrati in precedenza nel 2013: l’occasione era stata una visita a Washington di Patrushev, con il diplomatico statunitense che all’epoca era segretario di Stato di Barack Obama, per il quale gestiva il delicato dossier del nucleare iraniano (di due anni più tardi è la firma del Jcpoa). Sempre la Tass ricorda che Patrushev mantiene contatti regolari con Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente statunitense Joe Biden: quest’anno hanno parlato sei volte al telefono e si sono incontrati una volta, continua l’agenzia.

Burns, fino alla chiamata di Biden direttore del think tank Carnegie Endowment for International Peace, è il primo diplomatico di carriera a guidare la Cia. “La Russia sarà in cima all’agenda della Cia, dopo i tentativi di destabilizzazione che abbiamo visto ben evidenti durante l’amministrazione Trump”, aveva detto all’indomani della nomina l’ex ministro degli Esteri e diplomatico italiano Giulio Terzi di Sant’Agata, che negli anni ha conosciuto Burns, a Formiche.net. Nel giugno del 2013 Andrew Kuchins, già direttore del centro di Mosca del Carnegie, aveva sottolineato il lavoro di Burns in Russia: “Era un periodo in cui il rapporto [tra i due Paesi] si andava deteriorando in modo molto significativo, ma era personalmente rispettato dalle autorità russe come un diplomatico professionista navigato”, aveva spiegato all’agenzia Reuters.

Dall’altra parte del tavolo, Patrushev. Che il professor Mark Galeotti, esperto di questioni russe e senior associate fellow del britannico Royal United Services Institute, ha definito “l’uomo più pericoloso di Russia”. Non ha mai fatto mistero della sua convinzione che la Russia sia in effetti già impegnato in una lotta non dichiarata con l’Occidente, ha ricordato recentemente Galeotti sul Moscow Times. A marzo, Patrushev aveva detto al giornale ufficiale del governo russo Rossijskaja Gazeta, che “per contenere la Russia”, l’Occidente stava cercando “di destabilizzare la situazione sociopolitica del Paese, di ispirare e radicalizzare il movimento di protesta, e di erodere i tradizionali valori spirituali e morali russi”.

“Anche se a volte definisco [Nikolai Patrushev] l’uomo più spaventoso della Russia (con qualche esagerazione drammatica, ma non così tanto), questa è una buona cosa”, ha scritto Galeotti su Twitter commentando la notizia dell’incontro. “Questo tipo di contatto professionale è importante”. “Il dialogo di questo tipo non è una ricompensa per un buon comportamento”, ha aggiunto. Invece, “è necessario proprio quando le relazioni sono tese e gli equivoci e i malintesi sono tanto più probabili e potenzialmente pericolosi”.

È di poco più di un mese fa l’incontro tra il capo dello stato maggiore congiunto statunitense, il generale Mark Milley, con il capo delle forze armate russe, Valery Gerasimov. Il Wall Street Journal aveva rivelato dopo quel faccia a faccia che russi e statunitense si parlano per pianificare la gestione condivisa delle attività antiterrorismo legate al ritorno dei Talebani in Afghanistan, idea che sarebbe partita da Putin nel bilaterale con Biden a Ginevra.

(Foto: Cremlino)

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