I negoziati per trovare una coalizione di governo di Germania sono in una fase di stallo. I temi su cui ancora si dibatte sono tasse e politiche ambientaliste. Verdi e Liberali non possono mollare sui rispettivi cavalli di battaglia. Ma una nuova generazione di politici sta prendendo le misure del Bundestag, dove il 40% ha meno di 40 anni

Ci son circa 300 persone che quasi ogni giorno si riuniscono al Bundestag o in uffici governativi della capitale tedesca per parlare della Germania che verrà. Divisi in gruppi di lavoro a seconda delle tematiche su cui bisogna trovare compromessi. Chi ha più da fare sono quelli che lavorano su tasse e clima. Questi due macro temi sono quelli su cui ancora si dibatte, in alcuni casi facendo un lavoro di labor limae, in altri dovendo far fronte a scontri più profondi. Ma gli argomenti su cui ancora non c’è un accordo sono anche altri, e in certi casi alcuni analisti pensano che le trattative siano finite in un cul-de-sac: o si cede o non si va avanti.

CLIMA E TASSE 

Il negoziato era iniziato bene soprattutto per i due partiti “minori” (Verdi e Liberali). Il selfie che avevano pubblicato i quattro leader dei due partiti aveva fatto ben presagire per il futuro della coalizione. Ma adesso sta accadendo quello che diversi analisti avevano previsto: i Verdi non vogliono scendere a compromessi sul clima e i Liberali non vogliono alzare le tasse. Il problema dei Verdi è che possono concedere ben poco perché hanno gli occhi di tutti puntati su di loro. La prima potenza europea – che è anche quella che inquina di più nel vecchio continente – e la quarta economia al mondo è a tanto così dall’avere una coalizione di governo con un partito ecologista come co-pilota.

Rinunciare ad alcuni punti dell’ambizioso programma sul clima significherebbe dire al mondo che sì, è vero, le proposte degli ambientalisti si scontrano con la realtà e sono facili da reclamare solo quando stanno all’opposizione. I Liberali non vogliono mollare perché altrimenti il governo sarebbe troppo schiacciato a sinistra, per le politiche ambientaliste, fiscali e migratorie. Due esempi: si sta dibattendo molto sugli sgravi fiscali per i pendolari e sull’utilizzo dei droni per i militari. I Verdi vorrebbero eliminare entrambe queste cose, soprattutto perché gli sgravi per i pendolari aumenterebbero CO2 e incoraggerebbero lunghi spostamenti. I Liberali vogliono il contrario: togliere gli sgravi vorrebbe dire colpire la classe media, da cui proviene la maggioranza dei loro elettori. Per Fdp perdere questo braccio di ferro vuol dire accettare un governo socialista-ambientalista in cui la sua voce conta ben poco.

L’AIUTO DA CASA

Che l’atmosfera non fosse più la stessa si era capito anche da una lettera dei due leader dei Verdi, Annalena Baerbock e Robert Habeck, trapelata sul principale giornale economico tedesco, Handelsblatt. Insieme ad altri alti funzionari del partito, i due chiedevano un supporto alle Ong, tra cui Greenpeace e Deutsche Umwelthilfe. Questo accadeva poco dopo la fine del G20, in cui il Olaf Scholz si era recato a Roma anche come futuro successore di Merkel e a poche ore dall’inizio dei negoziati sul clima COP26 a Glasgow. Il motivo della lettera era chiedere aiuto all’esterno facendo valere ancora di più le loro ragioni. Insomma fare pressione per portare avanti politiche climatiche più aggressive.

I GIOVANI

Ma è interessante sapere quello che sta succedendo fuori da questi negoziati, nel Bundestag. Il nuovo parlamento tedesco, con 736 eletti, ha il 40% dei membri sotto i 40 anni. La più giovane parlamentare ha 23 anni, fa parte dei Verdi e si chiama Emilia Johanna Fester. Ci sono figli di immigrati, come nel caso di Hakan Demir, parlamentare 36enne dell’Spd, nato e cresciuto a Neükolln, uno dei quartieri più multietnici di Berlino, da una famiglia turca. C’è la prima donna nera, Awet Tesfaiesus, 47enne, nata in Eritrea.

Questa nuova ondata di giovani parlamentari dovrà fare i conti con i procedimenti macchinosi del Bundestag ma la vecchia guardia sente che non potrà più decidere come una volta: questa nuova generazione “cresciuta con Beyoncé, l’iPod e Instagram, si aggira nei tunnel sotterranei del palazzo del Reichstag, complottando per scuoterne le fondamenta culturali”, come scrive Politico. Se e quando una coalizione si formerà questi giovani parlamentari avranno gli strumenti per togliere un po’ di polvere dalla stanza dei bottoni del Paese più importante d’Europa.

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