Dopo il Patto Aukus tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito contestato da Parigi si apre un nuovo fronte diplomatico-geostrategico nel Mare nostrum, dove Washington ha già una fortissima relazione militare con Atene. La questione, quindi, è molto più articolata e complessa di un semplice contratto (firmato o strappato)

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato l’approvazione della potenziale vendita di fregate navali ad Atene per contrastare un accordo già annunciato tra Francia e Grecia a settembre sulle nuove Belharra. Di fatto, è un possibile sgambetto americano a Parigi, all’indomani delle tensioni sbocciate attorno al patto Aukus tra Australia, Stati Uniti e Regno Unito contestatissimo da Parigi. Se da un lato gli affari sull’asse Eliseo-Partenone sono a buon punto, merito dei 36 caccia Rafale acquistati dalla Grecia, dall’altro non si possono nascondere le fortissime penetrazioni Usa in Grecia grazie all’accordo firmato dall’allora numero 2 della Casa Bianca, Mike Pompeo.

DERBY O SGAMBETTO?

Un annuncio di interesse non equivale ad una forma su di un contratto, ovvio. Ma la nota della Defense Security Cooperation Agency (DSCA) è un passo in avanti significativo: ha dichiarato di aver approvato la vendita alla Grecia per 6,9 miliardi di dollari di quattro fregate Lockheed Martin, appena 10 settimane dopo che Atene ha firmato un memorandum d’intesa con Parigi su un simile accordo per navi di fabbricazione francese. L’operazione comprende anche, da parte Usa, la modernizzazione delle fregate di classe MEKO e delle relative attrezzature per un costo stimato di 2,5 miliardi di dollari. Il ministero della Difesa ateniese discute con il parigrado d’oltreoceano dal 2017 di questo affare. Nel frattempo si sono registrate altre azioni da parte di big players, come appunto la Francia, che si è spesa personalmente anche per contrastare direttamente le provocazioni di Erdogan contro Cipro e Grecia nel Mediterraneo orientale (che hanno fatto circolare anche la voce degli F-35 in direzione ateniese).

TRIANGOLO

I piani di cui ragionare sono due, il primo meramente tecnico ed il secondo geopolitico e, quindi, strategico. Nell’annuncio Usa si legge che il contratto sarà concluso “con l’aggiudicatario di una gara internazionale” del ministero della Difesa greco per l’ammodernamento delle sue attrezzature. Oggettivamente, quindi, si mette in dubbio l’accordo annunciato il 28 settembre dal Presidente francese e dal premier greco, che l’Eliseo aveva dipinto quasi come un risarcimento dopo la questione dei sottomarini non più forniti all’Australia. Infatti l’accordo di sicurezza tripartito nella regione indo-pacifica che ha fatto inquietare Parigi include la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare a Canberra. Macron però aveva già fatto intendere la certezza del cronoprogramma per quanto riguarda l’affare con la Grecia, con le tre fregate Bellara che nelle intezioni sarebbero state consegnate alla Marina greca nel 2025 e nel 2026. Il tutto completato da una clausola per l’eventuale costruzione di una quarta fregata.

SCENARI

Dal punto di vista geopolitico, invece, due sono le possibili letture che si possono offrire a questa mossa americana. La prima è che, dal momento che l’annuncio del Dipartimento di Stato rappresenta solo una formalizzazione dell’interesse in questo particolare progetto della Marina, e non un “quasi” contratto, la mossa potrebbe essere di natura prettamente tattica e abbracciare idealmente non solo il paese in questione, ma l’intero versante bagnato dal mare nostrum, tanto a occidente (Libia) quanto a oriente (Turchia). Non va dimenticato che la concomitanza di più fronti, ancora parecchio aperti, si inserisce nella fitta rete di relazioni vecchie e nuove che toccano Washington, anche alla luce di un quadro mutato dagli accordi di Abramo.

La seconda possibilità è che davvero gli Usa vogliano giocare, in modo aperto, una partita che non hanno intenzione di perdere. L’accordo di difesa tra Usa e Grecia, avviato da Pompeo anche con il coinvolgimento di soggetti tecnologici di primissimo piano, e concluso in queste settimane da Blinken, de facto trasforma la Grecia in una nuova piattaforma logistica per mezzi e soldati Usa. Troppo importante Atene per il nuovo scacchiere geopolitico legato al dossier energetico, perchè diventata il nuovo hub del gas nel Mediterraneo per via della contemporanea presenza del Tap, del Tanap e (quando e se sarà ultimato) dell’Eastmed. Le navi cariche di gnl americano arrivano nell’Egeo a Revithoussa ad un buon ritmo, che sta progressivamente aumentando.

In questo senso va valutato l’iper attivismo Usa sul porto di Alexandroupolis, che dovrebbe essere privatizzato da un player a stelle e strisce come controcanto al Pireo nelle mani della Cina e a Salonicco nelle mani della Russia, tramite un consorzio guidato dall’oligarca ellino-russo Ivan Savvidis. La questione, quindi, è molto più articolata e complessa di un semplice contratto (firmato o strappato).

@FDepalo

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