Dalla VII edizione del Rapporto sugli investimenti delle famiglie italiane emerge un parziale riassetto degli strumenti di risparmio. Più trading e più confidenza con Bitcoin e i suoi fratelli. Ma cala la fiducia verso gli intermediari. La ricchezza privata, comunque, tiene

Italiani, mica solo popolo di santi, poeti e navigatori. Ma anche risparmiatori, persino al tempo della grande pandemia che tutto e tutti ha messo in discussione. E, forse, proprio la naturale propensione al risparmio, nel 2018 la sola ricchezza finanziaria delle famiglie italiane era di 4.200 miliardi di euro, ha consentito al Paese di sopravvivere alla peggiore crisi socio-economica dal 1945 ad oggi.

Ma due anni di Covid hanno, almeno in parte, rimescolato le carte come emerso oggi dal VII Rapporto della Consob sugli investimenti degli italiani, presentato dallo stesso presidente Paolo Savona. Lo stesso che solo pochi mesi fa rimarcava il ruolo essenziale giocato dal risparmio nel superare l’emergenza pandemica. E così, tra gli italiani cresce per esempio l’interesse verso i mercati azionari, il trading online e le cripto-attività. Frutto anche di un maggiore utilizzo della rete per effetto della pandemia.

LA CORSA AL TRADING

Secondo la commissione per la Borsa, tra coloro che utilizzano la rete per scelte economico-finanziarie, circa il 28% riferisce di usare servizi finanziari online più di quanto facesse prima della pandemia ed è quasi sempre disposto a continuare a farlo. Più nel dettaglio, l’attività di trading degli investitori retail italiani, sulla base di dati disponibili sui volumi negoziati dal 2019, si è intensificata nell’ultimo biennio. Con riguardo alle azioni, il numero complessivo delle transazioni in acquisto e in vendita effettuate dagli investitori italiani si è attestato a 41 miliardi nel 2021 (43 nel 2020 e 31 nel 2019).

Mentre per quanto riguarda l’ammontare negoziato, gli acquisti lordi di azioni sono aumentati a 144 miliardi di euro rispetto ai 137 miliardi del 2020 e ai 113 miliardi del 2019, mentre gli acquisti netti sono stati negativi per 4,9 miliardi, segnando un’inversione di tendenza rispetto al dato positivo del 2020 (+3,6 miliardi), su livelli leggermente inferiori a quelli registrati nel 2019 quando si sono attestati a -5,6 miliardi.

Eppure, nonostante la corsa al trading e al risparmio fai da te, rimane ancora marginale la partecipazione a web communities riferite a finanza e investimenti: solo il 6% degli investitori afferma di essere membro di web communities finanziarie. L’interesse a partecipare una financial community, manifestato dal 16% degli investitori, si associa negativamente al livello di conoscenze finanziarie e viene espresso più frequentemente dagli individui finanziariamente più vulnerabili.

IL QUOZIENTE SFIDUCIA

E c’è anche una sfiducia montante verso gli intermediari. “Seppur nel 2021 è aumentata la quota di investitori che si affida a un professionista (28% a fronte del 17% nel 2019), la metà dei risparmiatori italiani non ha alcuna fiducia negli intermediari. Meno del 30% degli intervistati dichiara di avere un’elevata fiducia negli intermediari finanziari, dato in calo rispetto allo scorso anno. La metà degli intervistati non mostra alcuna fiducia negli attori finanziari, sebbene il fenomeno si attenui quando ci si riferisce alla propria banca o compagnia di assicurazione o al proprio consulente. A differenza delle precedenti indagini, la fiducia nelle aziende Big Tech risulta mediamente inferiore a quella riposta negli attori finanziari”.

AVANZA IL BITCOIN

Una preoccupazione può semmai arrivare dall’avanzata del mercato dei crptoassets, che continua a espandersi rispetto al numero di utilizzatori e al volume degli scambi. Sulle criptovalute più volte lo stesso Savona ha messo in guardia dall’uso indiscriminato e sregolato di Bitcoin e i suoi fratelli. E oggi, mette in chiaro l’autorità di Piazza Verdi, “gli asset oggetto di negoziazione si connotano per una elevata eterogeneità, frutto di un continuo processo di innovazione finanziaria, e per una forte volatilità dei prezzi”.

Nel complesso, gli italiani cambiano forme di risparmio, ma si confermano formichine. “A fine giugno 2021, la ricchezza netta delle famiglie dell’area euro – pari alla somma delle attività finanziarie e reali al netto delle passività finanziarie – risultava lievemente superiore al dato di fine 2020, grazie soprattutto all’aumento del valore degli assets finanziari. L’Italia mostra dinamiche analoghe, registrando un tasso di crescita della ricchezza finanziaria netta pari a poco più del 6% nei primi sei mesi dell’anno”.

IDENTIKIT DI UN RISPARMIATORE

Per quanto riguarda il profilo del risparmiatore tipo, nel 2021 sono cresciuti gli scambi riferibile agli uomini, collocandosi al 70% del totale (rispetto al 67% del 2019 e al 69% del 2020) ed è aumentata la quota riferibile agli investitori più giovani: l’incremento più marcato si osserva nella fascia dai 25 ai 39 anni, la cui attività è passata dall’8% del totale nel 2019 al 12% nel 2021. Coerentemente con le indagini precedenti, nel 2021 solo circa il 10% degli intervistati mostra una propensione alta o molto alta all’ansia finanziaria.

Il 38% del campione percepisce di essere finanziariamente auto-efficace (percentuale in calo rispetto al 2019), anche se oltre il 70% trova difficile rispettare i propri obiettivi quando sopraggiungono spese inattese. Il 52% degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria situazione finanziaria attuale (in linea con il 2020 e in aumento per la componente longitudinale), in alcuni casi perché prevale l’ottimismo (15%). I decisori finanziari italiani rimangono in prevalenza avversi al rischio e alle perdite, come riferito rispettivamente dal 76% e dal 77% degli intervistati. Il 51% del campione, tuttavia, afferma di essere tollerante alle perdite nel breve periodo, purché vi siano buone prospettive nel lungo termine. Circa la metà degli individui mostra una certa attitudine alla contabilità mentale.

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