Cambia il vento sulla stampa internazionale. Dall’Economist al Financial Times, si alza un coro per Mario Draghi al Quirinale a pochi giorni dal voto a Montecitorio. Poco importa se il Recovery Fund aspetta. SuperMario può aiutare anche dal Colle, dicono, e la finanza ne gioverebbe

Contrordine compagni. Mario Draghi deve andare al Quirinale. A dirlo con un’inversione a U sono i principali quotidiani internazionali a pochi giorni dal voto nell’aula di Montecitorio. Economist, Financial Times, Bloomberg, New York Times. Super Mario ha già dalla sua una manciata di voti di “grandi elettori”. Titolo: “La premiership riformista di Mario Draghi è vicina alla fine”. Parola di Ft, il giornale finanziario inglese da sempre termometro di umori e malumori della finanza internazionale.

Tra caminetti di partito, veline e stalli messicani, non si è ancora sbloccata la trattativa per il colle, nota l’Editorial Board del quotidiano. Dunque l’endorsement: “In queste circostanze, sarebbe meglio avere Draghi presidente per usare i poteri considerevoli della carica e la moral suasion per tenere il Paese sui binari”. Tutto vero. È lo stesso Ft che solo una settimana fa scriveva come, da Capo dello Stato, Draghi “non avrebbe i poteri formali sull’agenda di policy del prossimo governo”. Difficile spiegare una così repentina giravolta anche se forse un sospettato c’è.

“La candidatura polarizzante dell’ex premier Silvio Berlusconi, che non ha l’integrità necessaria per questa carica”, sentenzia il giornale, è “un esempio calzante” di come “l’assenza di alternative plausibili” possa nell’ultimo anno di magistratura “rendere impossibile l’unità del governo”.

In un caso o nell’altro, anche per Ft, Berlusconi è già riuscito nel suo intento: può davvero essere lui uno dei kingmaker dell’operazione Draghi. Ma tenere il patron di Arcore lontano dai giardini del Quirinale non è l’unica ragione che convince la stampa estera a sostenere la candidatura dell’attuale premier. Anche la finanza gioverebbe di un suo trasloco sul Colle più alto, dicono gli analisti di Bloomberg, a partire dall’indice Ftse Mib, con la possibilità che, come nel 2021, Piazza Affari finisca nel mirino degli investitori esteri nel 2022.

Titolo 2: “L’Italia immagina un nuovo ruolo per Draghi. Che gli intrighi politici abbiano inizio”. Questa volta è il New York Times a mostrare le carte. Jason Horowitz, a capo del bureau romano, spiega come l’elezione di Draghi al Colle “non sia per niente assicurata” e però aggiunge che avrebbe dalla sua una manciata di buone ragioni. “Chi sostiene Draghi nota che una figura della sua statura – nonché i rapporti che ha con i leader stranieri e l’attenzione mediatica che riesce ad attirare – potrebbero rendere la presidenza più muscolare”.

Certo, l’Italia “deve ancora soddisfare le richieste stringenti di Bruxelles per mettere a terra i miliardi futuri” dei fondi europei, aggiunge, e tuttavia eleggere Draghi non significherebbe pensionarlo, perché la presidenza della Repubblica “è un ruolo che si porta dietro enormi poteri, specialmente nelle crisi politiche”.

Chiude il cerchio l’Economist, che si aggiunge alla schiera. “Il presidente del Consiglio Draghi, ex presidente della Banca centrale europea, è rispettato a livello internazionale. Non ha alcuna affiliazione partitica e guida un governo che spazia lungo l’arco politico dalla destra conservatrice alla sinistra radicale”. È lui l’uomo giusto per il Quirinale? Sì, “per questa grande coalizione sarebbe logico compattarsi per sostenerlo”.

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