Entro due o tre settimane si dovrebbe alzare il velo sul piano industriale dei soci pattisti e sul manager alternativo a Donnet a cui affidare le redini del Leone. Ma il blocco Mediobanca mantiene la linea e non cambia i piani, limando la lista da portare in assemblea ad aprile. Il ruolo dei fondi e gli occhi di Draghi su Trieste

Motori avanti tutta, senza cambiare di una virgola i piani, senza uscire dai binari, senza cedere a crisi di nervi. Aspettando che Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt – soci delle Generali rispettivamente al 7,9%, al 6,6% e all’1,538% per un blocco complessivo che vale il 16,1% del Leone – alzino il velo sulla loro strategia alternativa e antagonista a quella dell’altro fronte, quello targato Mediobanca, azionista che ha il 12,8% delle azioni e il 17,2% dei diritti di voto.

La battaglia per il controllo delle Generali non è mai stata così accesa, specialmente dopo la riunione fiume (quasi 9 ore)  del board di tre giorni fa. Tenutasi con due consiglieri in meno dei 13 previsti poiché Caltagirone e Romolo Bardin, che rappresenta il patron di Luxottica Del Vecchio, si sono dimessi nei giorni scorsi, sancendo lo strappo. Poi, nel consiglio menzionato, è arrivato il passo indietro anche di Sabrina Pucci, espressione di Fondazione Crt che ha lasciato anche il comitato nomine. Mosse che ben rendono l’idea del clima di guerra al vertice del Leone.

Ma a Piazzetta Cuccia regna la calma, con la linea ben chiara: andare avanti con il lavoro alla lista di consiglieri, una trentina di nomi per ora, da restringere da qui a marzo in vista dell’assemblea-showdown del 29 aprile, quando i soci del Leone dovranno rinnovare la governance. D’altronde, la palla adesso è proprio ai soci pattisti, chiamati non solo a elaborare una propria rosa di consiglieri ma anche a indicare un ceo e un presidente alternativi all’attuale management, guidato dall’amministratore delegato, Philippe Donnet.

Come trapela da ambienti vicini alla compagnia assicurativa dalla scelta del manager da parte dei soci del patto, dipenderà molto. Un nome di peso (si fa sempre più insistente quello di Mario Greco, già al vertice del Leone dopo la gestione di Giovanni Perissinotto e oggi ai vertici di Zurich) potrebbe certamente sparigliare le carte. Come anche un piano industriale concorrente ai target al 2024 indicati dallo stesso Donnet nella strategia approvata da un board uscito spaccato a metà dicembre, avrebbe il suo impatto sui destini del Leone.

Un piano su cui Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt, starebbero già lavorando e su cui dovrebbe alzarsi il velo tra due-tre settimane al massimo. In tempo per saggiare la risposta del mercato e capire, soprattutto, l’umore dei fondi che nella partita delle Generali saranno decisivi. A determinare l’esito della guerra per il Leone che può mettere in discussione la leadership di Mediobanca dopo oltre mezzo secolo, saranno infatti i grandi fondi e i piccoli investitori di Generali, che hanno rispettivamente il 34,7% e il 22,6% delle azioni della compagnia assicurativa.

Ai piani alti del Leone e della stessa Mediobanca non si respira comunque aria di nervosismo, semmai di attesa e curiosità verso i piani del fronte pattista. Il blocco Mediobanca punta a tranquillizzare il più possibile il mercato attraverso la promessa di una crescita “affidabile”. Per farlo dovrà presentare in assemblea una lista di alto profilo, anche e non solo per fare breccia nel cuore dei fondi, assicurandosene il voto. Tra i nomi in lizza ci sarebbero quelli dello stesso presidente Gabriele Galateri di Genola e degli attuali consiglieri Diva Moriani, Ines Mazzilli, Clemente Rebecchini. Da parte loro, ora che non sono più presenti direttamente in consiglio i pattisti, possono proseguire gli acquisti di azioni Generali con l’obiettivo di puntare al 18%, senza dover comunicarli se non al superamento della soglia rilevante del 20%.

Sullo sfondo rimane Roma. Il governo è, almeno per il momento silente, nonostante il premier Mario Draghi pare segua con attenzione il dossier. Semmai, si lavora alacremente alla Consob, dove il collegio dei commissari ha avviato l’esame del dossier Generali. Ma a un mese dalla fine della consultazione del mercato, la Commissione non è vicina a un testo finale.

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