I manager della compagnia aerea illustrano il piano industriale alla Camera. Il Covid ha picchiato duro e intaccato cassa e ricavi, ma la ricerca di un socio industriale con cui favorire il disimpegno dello Stato sta per dare i suoi frutti. E comunque, Ita non vuol dire Alitalia

Lufthansa, o chi per lei, è vicina o, forse, ancora lontana. Ma per Ita la sostanza non cambia. La compagnia di Stato, erede in forma ridotta della vecchia Alitalia, ha bisogno di un socio industriale, forte e in grado di garantire la sopravvivenza del vettore. Il quale, non è un mistero, tra pandemia e concorrenza delle low cost (qui il commento dell’economista Andrea Giuricin), non reggerebbe il colpo.

Nell’attesa di una svolta, il Tesoro azionista al 100% di Ita presto o tardi dovrà uscire dalla compagnia per far posto a un partner industriale, come pattuito con l’Europa in cambio del sì alla nascita della stessa Ita. La premessa al disimpegno non può non essere un piano industriale credibile, da incardinare sui 52 velivoli che compongono la flotta di Ita.  Anche per non ripetere certi errori del passato, di cui la storia di Alitalia è intrisa. Piano illustrato questo pomeriggio alla Camera dal ceo Fabio Lazzerini e dal presidente Alfredo Altavilla, ex manager Fca.

LE NOZZE DI ITA

L’indicazione più importante, arrivata dallo stesso Altavilla, riguarda la futura alleanza strategica. “Ita ha l’obiettivo di arrivare a un’alleanza entro la prima metà dell’anno”. D’altronde “non ha oggi e non li avrà neanche nel 2025, i valori che le consentano di stare sul mercato da sola quindi è necessario inserire la compagnia all’interno di un’alleanza sulla base di pari dignità, a differenza di quanto avvenuto in passato”.

E non sarà una semplice alleanza commerciale, bensì una vera e propria fusione. “Non ci bastano le formule light tipo code sharing o altre menate del genere, stiamo parlando di formule con equity. Abbiamo in corso contatti con operatori europei ed extraeuropei. In precedenza avevano indicato una tempistica per l’anno, ma ci sono le condizioni per accelerarla entro la prima metà dell’anno”.

UN PRIMO BILANCIO

I vertici di Ita hanno fatto poi dinnanzi ai deputati della commissione Trasporti un primo bilancio dell’attività nei primi due mesi della compagnia. “Nei due mesi e mezzo di attività di Ita, la compagnia ha registrato un fatturato poco sotto il 90 milioni di euro. Risultati il 50% in meno rispetto al piano industriale a causa del Covid, della mancata vincita del bando sulla Sardegna e per il ritardo della partenza della campagna pubblicitaria per i ritardi dell’Alitalia”, ha spiegato Altavilla.

Il Covid, comunque, ha picchiato duro. “Tra dicembre e gennaio, a causa della nuova variante Omicron del Covid, sono stati cancellati 849 voli Ita, circa il 7% del totale”, ha invece chiarito il ceo Lazzerini, aggiungendo che nel primo mese di attività Ita ha fatto registrare una puntualità del 99,4%, chiedendo dicembre addirittura con il 100%.

UN CALCIO AL PASSATO

Una cosa però i manager di Ita hanno tenuto a precisare. E cioè che Ita vuole tagliare i ponti con un passato scomodo e discutibile, quello di Alitalia. “Ita, rispetto al massimo di 2.800 dipendenti che avrebbe potuto assumere, ne ha assunte 2.335, risparmiando così 17 milioni di euro”, ha messo in chiaro Altavilla, innescando in audizione alla Camera, uno scambio di battute con il deputato Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti ai tempi dell’operazione Alitalia-Etihad, che gli fatto presente che quelle persone che non son state assunte sono comunque in carico allo Stato attraverso gli ammortizzatori sociali.

“Non è un problema mio”, ha ribattuto il manager ex Fca, “altrimenti l’azienda diventerebbe una croce rossa dei vecchi dipendenti Alitalia. Non li abbiamo presi perché non sapevamo cosa fargli fare. Intendiamo continuare a sfruttare il bacino dei piloti Alitalia – ha concluso Altavilla – e dei piloti di altre compagnie in difficoltà”.

 

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