Il dg e probabile nuovo ceo Labriola illustra al board le linee guida del piano industriale che poggia sulla separazione della rete e che punta a fermare il fondo Usa. La Borsa chiede chiarezza sul futuro dell’ex Telecom e il titolo cade. Dal Tesoro arriva una chiara presa di posizione

La prima pietra della società per la rete unica è stata posata. Non sarebbe la prima volta che accade, altri mattoncini sono stati posati in passato. Ma questa volta potrebbe essere quella buona. Come raccontato da Formiche.net, nel primo pomeriggio (ma la riunione si è protratta per diverse ore) l’attuale direttore generale di Tim Pietro Labriola ha illustrato informalmente al board le linee guida del piano industriale che punta a porre le basi per la separazione della rete e la messa a sistema di quest’ultima con gli asset di Open Fiber. Il tutto, verosimilmente sotto il cappello di una governance pubblica a trazione Cassa Depositi e Prestiti, controllante di Open Fiber (60%) e azionista al 9,8% dell’ex Telecom.

L’obiettivo, non dichiarato, è però un altro. Fermare l’avanzata di Kkr su Tim, dopo la manifestazione di interesse di due mesi fa che vale 50 centesimi ad azione (oggi il gruppo telefonico ne vale 42 in Borsa), puntellando un piano che preveda la massima convergenza di Cdp e Vivendi, socio di riferimento con il 23,9% sullo scorporo della rete e sulla creazione dell’infrastruttura unica sotto la guida dello Stato.

Nel merito, secondo alcuni ambienti sondati da Formiche.net, Labriola (che nel board del prossimo 21 febbraio potrebbe essere cooptato ceo, mentre il piano verrà presentato ufficialmente agli azionisti il 26), avrebbe rimarcato la necessità di attuare la separazione proporzionale di rete dai servizi, ovvero la parte commerciale, con l’obiettivo della fusione della prima con Open Fiber in modo che Cdp abbia il controllo dell’asset e contando sul via libera dell’autorità all’operazione in quanto operatore all’ingrosso.

Prospettiva che però, almeno per il momento, rimane ancora troppo vaga agli occhi del mercato, desideroso di maggior chiarezza sia sul futuro di Tim, sia sul destino delle manovre di Kkr, a prescindere dal lancio di un’opa. Negli ultimi due giorni infatti, non hanno accennato a scemare le vendite sul titolo Tim a Piazza Affari. Nella giornata odierna l’azione è arrivata a perdere il 4,7%, a 0,422 euro, dopo essere scivolata fino a quota 0,4153 euro, il minimo da novembre 2021, per poi chiudere a -3,8%.

Gli analisti sono comunque alla finestra. “Continuare a rimandare la decisione sulla richiesta di Kkr potrebbe aumentare ancora le incertezze e dare segnali negativi al mercato e agli investitori”, hanno scritto gli esperti di Bestinver. “Appare fondamentale sviluppare rapidamente un piano in quanto le sinergie generate dalla possibile fusione potrebbero essere meno rilevanti nei prossimi anni”.  Ma che il corso del titolo abbia il suo peso nella riuscita del piano, è del tutto evidente. Se il mercato gradisse la strategia di Labriola, potrebbe essere rigettata l’offerta di Kkr. Se, invece, il titolo andasse sotto pressione, si tornerebbe a guardare all’offerta del fondo.

Al Tesoro seguono da vicino l’evolversi della situazione, come dimostra la dichiarazione del viceministro Laura Castelli, rilasciata all’Ansa. “Strano leggere che Kkr pensi ad un’opa non amichevole senza approvazione del board di Tim, oltretutto in piena elezione del Presidente della Repubblica. Parliamo di un asset strategico nazionale del Paese, e va preservato. Mi auguro al contrario che Cdp, Vivendi e Kkr siedano tutti intorno a un tavolo per trovare una soluzione ordinata che tuteli gli interessi di tutti nell’interesse del Paese”.

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