Intervista all’ex ministro delle Finanze e del Tesoro. Sembra che Draghi abbia perso la sua forza propulsiva, se deve stare a Palazzo Chigi con le mani legate dai partiti tanto vale averlo al Quirinale. Lo spread è risalito ma gli occhi dei mercati sono sulla Bce e la Germania di Scholz. L’agenzia europea per il debito? Una sua vecchia proposta

Mario Draghi? Se deve stare a Palazzo Chigi con le mani legate e sorvegliato a vista dai partiti, tanto vale mandarlo al Quirinale. E pazienza se i mercati che prestano all’Italia 400 miliardi di euro all’anno per finanziarne la spesa pubblica e sostenerne il debito si innervosiscono. Anzi, a dire il vero qualche segnale lo hanno già mandato, basta buttare un occhio alla curva dello spread Btp/Bund tra Natale e l’Epifania.

Per Vincenzo Visco, più volte ministro dell’Economia (ma allora si chiamava delle Finanze) se Draghi deve rimanere a Piazza Colonna deve poter operare e governare.

Parliamo dello spread. In questi giorni il differenziale è aumentato, non di molto, ma un segnale all’Italia è arrivato dai mercati. Solo sofismi o qualcosa di vero c’è?

Diciamo che i mercati stanno aspettando di capire le mosse della Banca centrale europea nei prossimi mesi e soprattutto come verrà gestito il debito accumulato a causa della pandemia. Su questo certamente gli occhi dei mercati sono puntati, poi ci sono anche i risvolti politici, senza dubbio. E poi c’è il fattore Germania.

Parla della postura del nuovo governo di Olaf Scholz? 

Sì, esatto. Dall’atteggiamento della Germania si capiranno molte cose. Berlino è decisiva, su una serie di fronti. Una possibile riforma delle regole sul bilancio, il dialogo con i Paesi cosiddetti frugali e la posizione verso la stessa Bce, in particolare sui tassi.

La Germania non ha mai nascosto il suo malessere verso le politiche accomodanti di Francoforte. Crede che alla fine i falchi prevarranno?

Difficile dirlo, Berlino ha i suoi problemi e nemmeno pochi. Deve fare la transizione verde, hanno bisogno di tanti soldi e per giunta i tedeschi stanno cercando l’autosufficienza economica. Onestamente mi pare complicato tenere la barra ferma e dritta sul rigore.

Certo è che con un’inflazione al 5% nell’eurozona sarà difficile non toccare i tassi…

L’inflazione è un altro problema, molto delicato. Ad oggi non sappiamo quanto l’inflazione si stia estendendo a tutti i settori industriali. Sicuramente l’energia è sotto pressione, ma bisogna capire ancora bene se i prezzi stanno risalendo in tutti i comparti. Diciamo che questi elementi rendono la Bce molto prudente nel cambio di rotta.

Negli Stati Uniti non la pensano così. La Federal reserve ha sterzato…

Sì ma gli Usa hanno esagerato con la spesa e dunque una stretta sui tassi era assolutamente prevedibile. Senza dubbio, se la Bce va da una parte e la Fed dall’altra, si crea incertezza, anche sui mercati.

Torniamo al debito, nei giorni scorsi i governi di Francia e Italia hanno rispolverato una proposta un po’ vintage: un’agenzia europea per il debito. Lei che dice?

Questa proposta, se proprio dobbiamo dirla tutta, la feci io anni fa all’Europa. Detto questo, l’idea di Draghi di creare un’Agenzia che compri debito dalle Nazioni colpite dalla pandemia riprende quanto avevo immaginato e può avere un senso. D’altronde, la realtà è che nell’intera storia dell’economia i grandi debiti, in un modo o nell’altro, non sono mai stati rimborsati. Quando i governi si sono trovati nella necessità di rientrare da situazioni di grande indebitamento hanno fatto ricorso a numerosi strumenti e tecniche diverse.

Draghi al Colle. Tutti lo pensano ma nessuno lo dice. Fa più comodo a capo del governo…

Guardi, mi faccia essere franco. Bisogna vedere se Draghi può rimanere al governo e soprattutto vuole. Ho la vaga sensazione che il governo abbia perso la sua forza propulsiva. E allora a quel punto meglio averlo al Colle, con tutte le conseguenze del caso. Ma a Palazzo Chigi senza libertà di manovra e ostaggio dei partiti, serve a poco.

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